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martedì 19 giugno 2018

Usa: per i contrarian è recessione. La conferma in questi numeri


L'economia Usa è in ripresa, con una salute che, stando ai dati macro pubblicati di volta in volta, sarebbe ottimale. Eppure non tutti la pensano così. C'è infatti chi, come l'economista John Williams di shadowstats.com, la pensa diversamente, arrivando a confermare l'ipotesi, in realtà in circolazione da tempo, che l'economia Usa sia in recessione da diverso tempo.

A sostegno della sua tesi cita ben altri numeri rispetto a quelli forniti dai mainstream. Ecco quali.

La disoccupazione

Prima di tutto quelli riguardanti la disoccupazione: attualmente il livello di chi non ha lavoro negli Usa è pari al 3,8% della popolazione, il livello più basso "in quasi 50 anni" .
223.000 nuovi posti di lavoro in un mese sono una realtà eccellente, ma la domanda è proprio questa: è la realtà? Stando alle idee di Wialliams non lo sarebbe. Infatti secondo le sue proiezioni la verità dei nueri vorrebbe una disoccupazione al 21,5% . Il motivo di questa incongruenza sarebbe semplicemente i parametri usati per misurarla: tutti quelli presenti nella categoria "ufficialmente disoccupati" sono stati ricollocati nella categoria "non presenti nella forza lavoro".

Uno stratagemma usato, a quanto dice, per molti anni. Tecnicamente, rimodellando i criteri di valutazione secondo gli standard classici, ci sarebbero 102 milioni di americani in età lavorativa che al momento non hanno un lavoro, uno tra i peggiori risultati della storia Usa.

L'inflazione 

Passando ai dati riguardanti l'inflazione le cose non sarebbero molto differenti.
Secondo Williams, il modo in cui l'inflazione è stata calcolata negli Usa è stata rivista molto spesso negli ultimi anni: le agenzie statistiche statunitensi sovrastimano i dati del PIL sottostimando il deflatore (cioè la misurazione che consente di "depurare" la crescita del PIL dall'aumento dei prezzi) nel calcolo.

Tutto questo, sostiene Williams permette non solo di avere un risultato “comodo” ma consente anche al governo degli Stati Uniti di pagare pensioni inferiori dal momento che sono adeguate ad un costo della vita meno esoso. Questa manipolazione è stata portata avanti da entrambe le parti, ovvero sia da repubblicani che da democratici; se l'inflazione fosse ancora calcolata come avveniva nel 1990, il tasso sarebbe oggi del 6% invece del 3% circa mentre se si usassero i parametri del 1980, il tasso di inflazione sarebbe oggi di circa il 10%.

Un mix che, reso pubblico, avrebbe un nome preciso: recessione. Per di più una recessione che non sarebbe imputabile allo scoppio della crisi del 2008 con i mutui subprime, ma addirittura precedente, con un inizio che risalirebbe al 2004.

Altre conferme?

Il report di Michael Snyder sottolinea altri punti interessanti.
Prima di tutto che i salari medi sono rimasti stagnanti per decenni e il tasso di partecipazione della forza lavoro USA rimane ai minimi, affiancato da un altro popolare indicatore, il Big Mac suggerisce che l'economia americana è in fase di depressione. In secondo luogo potrebbe essere interessante scovare altri indizi guardando all'economia Usa come se fosse una di quelle nazioni del terzo mondo (o una dittatura asiatica) i cui numeri ufficiali devono essere incrociati con altri dati difficilmente falsificabili.

Un esempio? Si potrebbe guardare al consumo di petrolio passando per la produzione di beni di consumo fino al Cass Freight Index cioè la misurazione dei volumi e delle spese di trasporto del Nord America (maggiore è il risultato, più forte è la presenza di un'economia attiva); ebbene guardando a questi numeri si può facilmente notare come l'economia Usa non sia cresciuta gran che dall'inizio del millennnio.
Fonte: News Trend Online

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