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martedì 19 giugno 2018

Torna la guerra commerciale


L’inizio della nuova settimana finanziaria non è stato dei migliori, ieri, per le borse europee.
Ma questa volta non sono state le strampalate uscite del governo Salvini featuring Conte a condizionarli. Di diritti civili e democrazia ai mercati non interessa nulla. L’idea di Salvini di schedare i Rom, che ricorda le leggi razziali mussoliniane e dà una spintarella al nostro paese verso il fascismo di fatto, non è il motivo della debolezza dei mercati, ma solo il segno della debolezza democratica del populismo italiano.
Le borse temono invece una nuova ondata di protezionismo americano.

Dopo i dazi apposti da Trump su 50 miliardi di $ di prodotti cinesi, e la successiva contromossa di pari importo attuata dai cinesi su prodotti americani, la guerra commerciale si sta incattivendo. Trump sta anche studiando dazi sulle auto di lusso provenienti soprattutto da Europa e Korea. Sono state queste minacce ad imporre una tirata di freno alle borse azionarie globali, con l’Europa che nel complesso ha perso intorno al punto percentuale (Eurostoxx50 a -1,07%), anche per colpa delle lotte intestine che sta attraversando il Governo Merkel sulla linea da seguire sui migranti.

Il Dax (-1,33%), colpito anche da una nuova puntata dello scandalo dieselgate con l’arresto del CEO di Audi, ha così perso più della media europea, mentre il calo del nostro indice Ftse-Mib è stato abbastanza contenuto (-0,41%), appena superiore al peso dei dividendi staccati da alcuni big del listino.
Hanno chiuso in calo, anche se a distanza dai minimi di seduta, anche gli indici USA Dow Jones e SP500.
Il focus si è pertanto velocemente spostato dalle banche centrali alla guerra commerciale con mercati timorosi di escalation.
Una escalation che non si è fatta attendere.

A mercati chiusi, stanotte Trump ha rincarato la dose protezionistica, dando mandato ai suoi sherpa di individuare altri prodotti cinesi per 200 miliardi di dollari su cui caricare un dazio del 10%. Il motivo della nuova rappresaglia è che i cinesi, che gli stanno anche simpatici, mostrano di non aver ancora capito che Trump fa sul serio.
Pertanto li bastona col sorriso, aumentando così la portata del braccio di ferro, e confidando che i cinesi non abbiano la forza di resistere al continuo rialzo della posta ed alzino bandiera bianca.
Una tecnica da pokerista, che ignora del tutto le conseguenze sulla crescita globale e su quella USA.
I mercati invece i conti li fanno ed oggi dovrebbero presentare una nuova parcella di perdite.
I segnali premonitori provenienti dall’Asia sono inequivocabili.

Tutti gli indici sono in perdita. Quello  giapponese Nikkei ha perso -1,73%, ma assai peggio sta andando agli indici cinesi, che collezionano mentre scrivo dai 4 ai 5 punti percentuali di calo.
Prevedere una partenza in calo anche in Europa è un gioco da ragazzi. Poi si vedrà come giudicheranno Trump gli indici USA.
I futures su SP500, per quel che valgono di primo mattino, segnalano già oltre un punto percentuale di ipotetica perdita in apertura di seduta.
Trump torna perciò protagonista anche sui mercati, dopo aver suscitato polemiche tra gli stessi repubblicani sulla ripugnante legge che separa i bambini dai genitori quando sono immigrati clandestini (temo che Salvini stia prendendo lezioni).

Anche in Economia sembra che voglia spaccare tutto. Va detto però che la sua volubilità è maggiore della volatilità dei mercati. Il suo proverbiale “qui lo dico e qui lo nego”, che ci ha fatto già sperimentare più volte, stende un alone di diffidenza su tutto quel che afferma, che può essere smentito il giorno dopo.
Stiamo a vedere e speriamo in bene.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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