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venerdì 29 giugno 2018

Secondo semestre dominato dalle incertezze, attesa forte volatil


Si accingono a chiudere in positivo le borse europee, che riducono così le perdite di una settimana piuttosto deludente, che li ha visti arrivare al test di minimi importanti. A spronare gli acquisti oggi sono stati una serie di fattori, tra cui il raggiunto accordo sul testo finale al Consiglio europeo di Bruxelles, un elemento che aveva portato un po’ di incertezza nelle ultime settimane nel Vecchio continente.
Una parte del risk on è imputabile però anche a fattori tecnici, dopo le vendite degli ultimi giorni, e a un’attenuazione temporanea dei timori sulla guerra commerciale dopo gli spiragli arrivati dalla Cina nella notte.
Ma proprio un’escalation di una guerra dei dazi rappresenta il rischio numero uno per i mercati, che sono arrivati al giro di boa dell’anno con molte più incognite di quante ce ne fossero a gennaio.

Un aspetto questo che richiama gli operatori alla cautela, viste le performance dei mercati azionari, soprattutto americani (Nasdaq chiude ottavo trimestre di fila con segno positivo), degli ultimi anni e il rialzo dei rendimenti sui Treasury, che inizia a fare crescere il costo opportunità di detenere azioni.
Così la rotazione dei portafogli tipica di questa fase dell’anno potrebbe essere più accentuata del solito. A confermarlo sarebbe anche la volatilità, in forte risalita dai minimi pluriennali toccati a dicembre scorso (Vix +44% da inizio anno). La liquidità inizia ad avere un costo man mano che la Fed procede con i rialzi dei tassi d’interesse, pertanto gli investitori dovrebbero e potrebbero adottare un atteggiamento più prudente nelle loro scelte di asset allocation.

Una conferma in tal senso arriverebbe dal report di BAML, secondo cui i deflussi netti dall’azionario globale hanno raggiunto i 29,7 miliardi di dollari nell’ultima settimana, il secondo valore più alto di sempre, di cui 24,2 miliardi solo dall’azionario USA (terzo valore più alto di sempre!).
Altri segnali di incertezza arrivano dall’Asia, con alcuni indici cinesi entrati ufficialmente in bear market dopo i cali delle ultime settimane.
Da segnalare anche il continuo deprezzamento dello yuan, che a giugno è stato superiore al 3,3% vs dollaro, il valore più alto da agosto 2015 (in quel caso record!). In Europa le cose non vanno meglio. Nonostante l’inflazione preliminare di giugno sia tornata al 2%, la Germania continua a destare preoccupazione.

Ai cali degli indicatori di fiducia (IFO e ZEW ai minimi da fine 2012) e degli indici PMI, principalmente dovuto all’effetto dazi, si è aggiunto oggi un crollo dei consumi (-2,1% m/m a maggio, il dato peggiore da 7 anni). La locomotiva d’Europa continua a perdere forza da inizio anno e l’intensificarsi dei timori sul protezionismo potrebbe solo peggiorare ulteriormente la faccenda.
Infine, occorre monitorare la situazione in Medio Oriente, dopo le nuove sanzioni all’Iran invocate dagli Usa.

L’impatto di un’escalation dei timori di un conflitto in quell’area potrebbe condizionare il petrolio, la cui corsa a giugno è stata importante (quasi +11%, valore più alto da aprile 2016). Nonostante il recente accordo sull’aumento della produzione dei Paesi OPEC+, le quotazioni del greggio potrebbero salire per effetto di uno shock dell’offerta, contribuendo a mettere pressione agli altri mercati, principalmente quello del Fixed Income.
Insomma, potrebbe essere un secondo semestre contraddistinto dall’alta volatilità, con le vendite che potrebbero riportare i listini azionari ad aggiornare i minimi visti in questa prima parte dell’anno.
VINCENZO LONGO
Market Strategist
Autore: IG Fonte: News Trend Online

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