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venerdì 15 giugno 2018

Quattro rialzi Fed nel 2018 rallenterebbero l'economia Usa


Mercoledì scorso la Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse per la seconda volta quest'anno, portando il range di riferimento tra l'1,75% e il 2%.

Le intenzioni della Fed

Come comunicato dai vertici della Banca centrale Usa sarebbero previsti altre due strette per il 2018, complici le forti prospettive per l'economia statunitense.
Ma se questo da un lato è la conferma di una ripresa tanto attesa, dll'altro, secondo gli strateghi potrebbe determinare una curva dei rendimenti inversa e un rallentamento economico. Questa, in estrema sintesi, l'idea di Jim McCaughan, CEO di Principal Global Investors che vanta oltre 310 miliardi di dollari in gestione. 
“Un aumento del tasso è probabilmente la risposta giusta per il resto dell'anno, ma altri due, cosa che probabilmente avverrà, porterebbe il livello del costo del denaro troppo in alto e in un tempo troppo breve, causando una evidente lentezza nell'economia con inevitabili conseguenze sulla curva dei rendimenti”.
I timori di un'inversione sui tassi (i rendimenti a breve termine che tendono ad avvicinarsi al livello di quelli a lungo termine) sono il tipico segnale di una recessione in arrivo.

Il motivo è molto semplice: il rendimento aumenta di fronte alla prospettiva di un pericolo, il che suggerirebbe che nell'immediato, o per lo meno nel prossimo futuro, l'economia Usa è sospettata di essere troppo debole.

La view di Goldman 

McCaughan si è dichiarato scettico circa la disparità tra le cifre dell'indice dei prezzi al consumo (CPI) pubblicate dal Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti e il tasso effettivo di inflazione, che secondo lui era inferiore a quanto reso noto.

Alla base della discrepanza, quello che potrebbe essere considerato un vero e proprio effetto della tecnologia nell'economia statunitense: la rivoluzione in atto permette di garantire la stessa qualità dei prodotti e dei servizi consentendo però prezzi più bassi e più competitivi su molti beni, cosa che il calcolo CPI non ha ancora inglobato.
Recentemente Goldman Sachs ha dichiarato, attraverso il suo capo economista Jan Hatzius ce il deficit federale Usa raggiungerà la cifra di 1.250 miliardi di dollari nel giro di tre anni portando così la percentuale sul Pil dall'attuale 4,1% al 5,5% mentre tra 10 anni ossia per il 2028 si arriverebbe a superare i 2mila miliardi di dollari con tutte le conseguenze del caso sul fronte dei tassi di interesse.

Sullo sfondo anche altre voci di spesa per l'incremento di programmi militari e nazionali che si vanno ad affiancare ai tagli fiscali decisi dalla riforma approvata a fine 2017.
Fonte: News Trend Online

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