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giovedì 14 giugno 2018

QE: si taglia a ottobre e si chiude a dicembre


Tutti coloro che attendevano lumi sulle nuove direttive di politica monetaria da parte della Bce sono stati accontentati.

Le decisioni

Tassi inalterati ancora per un anno (tasso principale allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40 per cento) ma tagli agli acquisti di asset (per la precisione dagli attuali 30 miliardi di euro si passerà ad ottobre a 15 per poi chiudere definitivamente a dicembre).
In tutto questo continueranno i reinvestimenti da parte dell'istituto centrale per tutto il tempo necessario in modo da mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un”ampio grado di accomodamento monetario”.
Commentando la mossa della BCE, Carsten Brzeski, capo economista di ING, ha dichiarato: "La decisione odierna è un vero compromesso salomonico tra falchi e colombe: i falchi hanno finalmente ottenuto quello che da tempo chiedevano, la fine del QE, mentre le colombe sono riuscite a far mantenere aperto uno spiraglio, qualora fosse necessario.

Ben fatto. "

Le reazioni del mercato

I mercati se ne sono accorti e ne hanno approfittato virando verso un deciso miglioramento: dopo una mattinata che in tutta l'Europa è apparsa subito debole e in particolar modo a Piazza Affari, arrivata a perdere l'1% salvo poi riprendersi poco prima della conferenza stampa con un -0,3%, alle 15 il saldo parziale era di +0,1% per il Ftse Mib, seguito da uno 0,5% per Londra, 0,67% per Parigi e 0,4% per il Dax di Francoforte.

Quindi tutto come previsto: un cambio di rotta, particolareggiato nelle istruzioni, ma molto prudente, in particolare sul costo del denaro. Ma la Bce ha rivisto anche le stime sull'inflazione (rivista al rialzo per quest'anno e per il prossimo a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio con risultato definitivo che dovrebbe raggiungere l'1,7% nel 2018, 2019 e 2020) mentre per la crescita si prevede un tasso del PIL del 2,1% quest'anno, l'1,9% nel 2019 e l'1,7% nel 2020.
Guardando al saldo degli acquisti per l'Italia si parla di qualcosa come 345 miliardi di titoli di stato.

Ma è proprio sull'Italia che è calata una cappa di incertezza: spread oltre 250 punti base (salvo poi ripiegare sotto i 235 poco dopo le 15) e rendimento del decennale oltre il 3%.
Fonte: News Trend Online

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