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lunedì 18 giugno 2018

Petrolio: Russia e Arabia Saudita insieme con l’incognita Stati Uniti

La situazione petrolifera prima dell’incontro OPEC del 22 giugno
Il petrolio sta attraversando una fase delicata.
Il mercato dell’oro nero si trova a fare i conti con un quadro geopolitico in cui mai come ora le opposte esigenze si frappongono veicolando un’incertezza ben recepita dagli investitori.
Il contesto alimentato da fazioni e orientamenti differenti sembra ben delineato, con la Russia e l’OPEC inclini alla cautela e gli Stati Uniti d’America ben decisi a non muoversi da posizioni rigide e oltranziste.
Nel dettaglio, non va sottovalutato come Mosca e i Paesi esportatori di petrolio siano ben disponibili a lanciare un’offerta di greggio supplementare di trecentomila barili al giorno, proprio per ovviare al difficile momento del mercato petrolifero.
Il presidente Trump auspica invece una stretta traducibile in dazi che colpiscano Cina e non solo.
Una mossa in linea con la politica Usa first da sempre proposta dal magnate americano, ma che si pone in contrasto con una vantaggiosa politica energetica internazionale.
Prendendo le mosse da quanto sopra, si può ovviamente riconoscere come il momento critico che interessi il petrolio sia più lapalissiano di quanto si immagini, specie considerando come il comparto rallenti anche la crescita sistemica e generi decisioni differenti nei vari Paesi.
A tal proposito, si ricorda come l’Arabia Saudita abbia rotto l’accordo ratificato a novembre 2016 per cui sarebbero stati rimossi dal mercato ben 1,8 milioni di barili al giorno. E se il tutto è stato accolto con il beneplacito della Russia, il che non rende la vicenda meno annosa.
La ratio dell’accordo in questione era quella di invertire un trend di ribasso valoriale del petrolio che si era spinto fino ai trenta dollari. Dal momento che adesso si è assistito all’inversione del trend, con quotazioni giunte fino a quota ottanta dollari, si comprende come la portata di accordi e diplomazia sia mai come oggi necessaria per la regolamentazione del mercato energetico.
Sullo sfondo rimangono poi le due questioni riguardanti Iran e Venezuela.
Il primo si trova a gestire le successive sanzioni a causa del disimpegno degli Stati Uniti d’America sull’accordo per il nucleare. Il secondo, paese strategicamente importante nella produzione petrolifera che si trova nella top ten mondiale, vanta una crisi economica non indifferente che non permette di stare tranquilli su volumi e produttività effettiva.
Il che potrebbe portare a un calo di barili che si attesterebbe sul milione al giorno.
Dalla disamina critica di cui sopra è opportuno tornare a quanto introdotto in calce, vale a dire l’offerta di trecentomila barili addizionali proposta da Russia e Arabia Saudita.
È possibile che un simile proponimento non sia sufficiente a ovviare alla difficile situazione del petrolio, per cui è altrettanto probabile che tra cinque giorni, nell’incontro dei Paesi esportatori di petrolio, sia stabilito un provvedimento ulteriore atto alla ripresa della produttività petrolifera.
Segnali positivi in tal senso possono essere visti nell’incontro avvenuto tre giorni fa tra il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il suo ministro dell’energia Khalid bin Abd al-Aziz Al Faleh con i parigrado russi, il presidente Vladimir Putin e il ministro Alexander Novak.
Il colloquio tra i grandi dell’energia si inserisce in orientamento distensivo che proverà a risolvere la questione petrolio (nell’interesse del mantenimento dell’alto livello dei prezzi) ma che dovrà fare i conti con l’aspra critica del presidente Trump, per il quale “con quantità record di petrolio sparse ovunque, incluse quelle nei serbatoi delle grandi navi in mare, i prezzi del petrolio sono artificialmente molto alti! Non va bene e non può essere accettato”.
Non v’è dubbio che il n.1 della Casa Bianca abbia le proprie ragioni nel mantenere una posizione così rigida riguardo il livellamento dei prezzi dell’oro nero, d’altra parte il 22 giugno sarà una data cruciale in tal senso in cui verrà posto un punto agli accordi del 2016.
This article was originally posted on FX Empire

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