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lunedì 18 giugno 2018

Petrolio, analisi fondamentale settimanale

Il petrolio greggio statunitense West Texas Intermediate e il benchmark internazionale, il Brent, hanno chiuso la settimana in ribasso; a patire in particolar modo la pressione di vendita è stato il Brent. La debolezza è stata alimentata dalla aggressiva quadratura delle posizioni in vista della riunione dell’OPEC che si terrà a Vienna il 22 e 23 giugno.
I future sul greggio West Texas Intermediate con scadenza ad agosto hanno chiuso a $ 64,85, in calo di $ 1,84 (-2,84%), mentre i future sul greggio Brent con scadenza ad agosto hanno chiuso la settimana a $ 73,44, in calo di $ 2,50 (-3,40%).
WTI agosto, grafico settimanale
Ricapitolando, dopo aver indugiato leggermente sopra il minimo di breve termine a inizio settimana, il greggio si è mosso in rialzo dopo che i dati del governo statunitense hanno mostrato un prelievo settimanale delle scorte di greggio superiore al previsto.
Secondo la Energy Information Administration (EIA), nella settimana conclusasi l’8 giugno le scorte di greggio USA sono scese di 4,1 milioni di barili al giorno,  quando i trader prevedevano un calo di 2,7 milioni di barili. Le riserve di petrolio greggio ammontano ora a un totale di 432,4 milioni di barili.
Le scorte di benzina hanno perso 2,3 milioni di barili, con una produzione media giornaliera di 10,5 milioni di barili, contro un incremento di ben 4,6 milioni di barili e una produzione giornaliera di 9,7 milioni di barili della settimana precedente.
La scorsa settimana le scorte di distillati sono diminuite di 2,1 milioni di barili, dato che va confrontato con l’incremento di 2,2 milioni di barili della settimana precedente. La produzione di distillati nella settimana conclusasi l’8 giugno è stata in media di 5,1 milioni di barili al giorno, contro i 5,3 milioni di barili delle due settimane precedenti.
Brent agosto, grafico settimanale

Previsioni

In vista dell’incontro dell’OPEC della prossima settimana, che si terrà il 22-23 giugno a Vienna, i partecipanti dovranno affrontare la crescente produzione negli Stati Uniti e l’incertezza sulle previsioni per l’offerta a causa delle turbolenze economiche in Venezuela e delle imminenti sanzioni contro l’Iran. Tuttavia, viste le forti vendite di venerdì, sembra che gli investitori propendano pesantemente per un aumento della produzione da parte dei pesi massimi del settore petrolifero: l’Arabia Saudita e la Russia.
L’idea che l’Arabia Saudita e la Russia spingano per una maggiore produzione è stata sostenuta dal ministro dell’Energia russo Alexander Novak che,  dopo i colloqui a Mosca con il ministro saudita dell’energia Khalid al-Falih, ha detto che entrambe le nazioni “in linea di principio” hanno sostenuto la graduale uscita dall’accordo volto a tagliare l’offerta globale e stabilizzare i prezzi.
“In generale, sosteniamo questo… ma le specifiche saranno discusse con i ministri fra una settimana”, ha detto Novak, aggiungendo che una opzione comporterebbe un graduale aumento della produzione di 1,5 milioni di barili al giorno, probabilmente a partire dal 1 luglio.
Saudi Falih non ha offerto specifiche indicazioni su come potrebbe essere un accordo a Vienna, ma ha detto: “Vedremo dove andremo, ma penso che raggiungeremo un accordo che soddisferà, soprattutto, il mercato”.
Il mercato potrebbe scontare un aumento di 1 milione di barili al giorno, con stime che salgono fino a 1,8 milioni o scendono fino a 300.000 barili al giorno. Tuttavia, un milione sembra il valore giusto dato che corrisponde alla cifra che gli Stati Uniti dovrebbero aver chiesto ai sauditi di prendere in considerazione.

This article was originally posted on FX Empire

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