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giovedì 14 giugno 2018

Nessuna sorpresa dalla Bce


A seguito del meeting odierno del Monetary Policy Committee (MPC) della Banca Centrale Europea (BCE), Timothy Graf, responsabile macro strategy per l’area EMEA di State Street Global Markets e Brendan Lardner, active fixed income portfolio manager di State Street Global Advisors, hanno così commentato.
Commento di Timothy Graf: "Nessun allarme e non troppe sorprese da parte della BCE, a parte una forward guidance abbastanza morbida sui tassi.
Prima dell'incontro, i mercati si aspettavano che, ad un certo punto dell’anno, iniziasse il rallentamento del quantitative easing (QE) e ora abbiamo ricevuto conferma che terminerà a dicembre. Guardando al futuro, la BCE non ha un compito facile nell'impostare le politiche di medio-lungo termine.

Le condizioni di crescita e inflazione sono molto migliorate, ma sono necessarie ulteriori evidenze per capire se il rallentamento del primo trimestre sia stato solo temporaneo - un giudizio molto difficile da formulare. Del resto, l'inflazione core è ancora lontana dal target della BCE, ovvero al di sotto, ma vicino al 2%”.
Commento di Brendan Lardner: "Il messaggio che arriva dal meeting della BCE di oggi non è univoco.
L'annuncio sull’intenzione di porre fine al programma di acquisto di asset entro la fine dell’anno è in linea con gli ultimi commenti della Banca Centrale. La BCE è chiaramente disposta a ignorare i recenti dati di crescita più debole proveniente dall’Eurozona, concentrandosi invece sulle prospettive per l’inflazione, che è migliorata, come indicato dalle revisioni al rialzo delle previsioni della BCE pubblicate oggi.

Secondo la BCE, i parametri prestabiliti per porre fine al QE sono stati rispettati. Si potrebbe anche pensare che la BCE volesse terminare il suo programma di acquisto di asset il prima possibile, in modo tale che non si pensasse che un eventuale adeguamento dipendesse da motivazioni politiche. A fronte delle implicazioni in qualche modo aggressive legate al termine del programma di acquisto, la BCE ha cercato di contrastarle utilizzando commenti più accomodanti sui tassi da qui in avanti e sul reinvestimento dei bond in scadenza detenuti dalla stessa BCE.

I tassi sono rimasti invariati e la BCE ha annunciato l'intenzione di lasciarli inalterati almeno fino all'estate del 2019. Questo potrebbe indicare che il primo aumento potrebbe avvenire a settembre 2019, quindi un po’ più tardi rispetto alle attese di mercato. La reazione iniziale del mercato si è tradotta nell’indebolimento dell'euro e in un calo dei rendimenti obbligazionari dei paesi core, in quanto il mercato sta riprezzando il nuovo percorso di politica monetaria”.
Iain Lindsay, co-head of Global Portfolio Management del Global Fixed Income team presso Goldman Sachs Asset Management (“GSAM”) aggiunge:"In merito ai meeting di giugno delle banche centrali, le domande chiave riguardavano quanti aumenti dei tassi la Fed avrebbe effettuato quest'anno, quando la BCE avrebbe annunciato la fine del QE e l’inizio della normalizzazione dei tassi.

Ora c’è molta più chiarezza su tutte queste questioni e riteniamo che di conseguenza la volatilità di mercato potrebbe in qualche modo diminuire".
Salman Ahmed, Chief Investment Strategist di Lombard Odier Investment Managers, spiega: Draghi, nonostante abbia preannunciato la fine del quantitative easing (QE) entro dicembre 2018 (dopo un ulteriore tapering da settembre in poi), è riuscito a fornire un messaggio decisamente accomodante sull’outlook della politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE).

La forward guidance sui tassi di interesse è stata rafforzata -  con il caveat della promessa sull’assenza di un ulteriore rialzo dei tassi almeno fino all'estate 2019 – e con le promesse di un "prolungato periodo" di reinvestimenti. Inoltre, il commento odierno di Draghi - secondo il quale il Consiglio Direttivo può adeguare tutti i suoi strumenti politici qualora necessario - ha dato l’impressione di nascondere un ulteriore messaggio, quello del “qualunque cosa serva.
Durante questo ciclo di politica monetaria, nonostante abbia incontrato una forte opposizione da parte della Bundesbank e dei suoi alleati, la BCE, sotto la guida di Draghi, è riuscita ad adottare una politica di maggior supporto monetario.

Oggi sembra che ci sia un altro bilanciamento con risultati accomodanti, visto che Draghi ha utilizzato sapientemente la conferenza stampa per adottare, sia a parole che con le azioni, un atteggiamento meno aggressivo.
Salman Ahmed continua a stimare che non ci saranno rialzi dei tassi di interesse fino al quarto trimestre del 2019 e pensiamo che la BCE rimarrà in sintonia con i sorprendenti dati negativi, soprattutto perché stanno emergendo dei rischi commerciali e altri legati alla situazione italiana.

La soglia necessaria per vedere un cambiamento della decisone in merito al QE è molto elevata ma la BCE conserva una flessibilità sufficiente per mantenere una politica economica accomodante nell’Eurozona, nonostante la fine del programma di QE.
E’ probabile che queste condizioni possano far arretrare l'euro da qui in poi, poiché i differenziali di interesse rispetto agli Stati Uniti potrebbero aumentare ulteriormente.
Inoltre, l’atteggiamento ancora abbastanza accomodante della BCE dovrebbe aiutare ulteriormente gli asset di rischio europei che hanno visto aumentare i propri premi di rischio a seguito degli sviluppi in Italia. Quindi, la liquidità a livello globale si sta muovendo verso una posizione più restrittiva, ma la BCE sta svolgendo il suo ruolo nel cercare di garantire che la fine del QE avvenga in maniera graduale e ancorata.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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