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martedì 26 giugno 2018

Ministro Finanze UK: Usa rischiano la catastrofe


La più grande economia del mondo? Non è immune da una catastrofe. Questa l'opinione del ministro delle finanze inglesi Philip Hammond che guarda con preoccupazione alla situazione internazionale.

La situazione 

Nei giorni scorsi l'escalation che si è vista (e si sta vedendo anche adesso) nei rapporti sempre più tesi tra Usa e Cina, ha portato i mercati più volte sull'orlo del baratro.

Unica certezza, una volatilità che ieri ha fatto segnare a Piazza Affari un passivo del 2,44% e che oggi, invece, la porta a rimbalzare con un saldo che alle 10.45 era pari a 0,95%.
L'ultimo tassello in ordine di tempo, quello messo dalla produzione della Harley Davidson che ha deciso di spostare parte degli stabilimenti dai confini statunitensi e di ricollocarli in Europa, forse nella repubblica ceca; tecnicamente si tratterebbe di una scelta prettamente finanziaria, dettata dalla volontà dell'azienda di evitare i dazi imposti proprio da Bruxelles in risposta a quelli voluti dall'amministrazione Trump.

Le contromisure, infatti, eviterebbero ad uno dei marchi più famosi a stelle e strisce l'aumento di oltre 2.200 dollari sul prezzo di ogni motocicletta, aumento che renderebbe di fatto il brand molto meno competitivo proprio mentre i vertici della compagnia stanno attuando strategie per riuscire ad ampliare le nuove fette mdi mercato.

I commenti

La conseguenza più ovvia, però, sarà quella di creare un paradosso: la Harley Davidson, simbolo del made in Usa per eccellenza, verrebbe prodotta nel Vecchio Continente.
"Spero davvero che possiamo evitare una guerra commerciale su vasta scala perché sarebbe un disastro per tutti, non ultimo per gli Stati Uniti".
Questo l'avvertimento del Ministro delle Finanze della Gran Bretagna il quale, giustamente, ha fatto notare, partendo proprio da quanto accaduto con la Harley Davidson, che la prima economia al mondo, fautrice di una guerra commerciale che sta assumendo toni sempre più drammatici, non è esente dalle conseguenze della sua stessa strategia nata come protezionista ma potenzialmente autolesionista.
Una view condivisa dal resto degli investitori globali preoccupati per le ricadute economiche più ampie dell'agenda "America First" del presidente Donald Trump.
"Viviamo in tempi incerti perché le antiche e inossidabili certezze vedevano gli Usa legati a doppio filo alle leggi del libero scambio e del libero mercato" ha chiosato il ministro.
La volontà di proteggere gli interessi di Washington è stata una priorità dell'amministrazione Trump già dai tempi della campagna elettorale, concentratasi per lo più, però, contro le dinamiche imposte da Pechino alle società statunitensi obbligate a dover scegliere un partner locale cinese con il quale condividere tutto il know how.

Un modo di agire che il repubblicano non ha esitato a definire, forse giustamente, un vero e proprio furto di proprietà intellettuale.


Fonte: News Trend Online

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