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venerdì 22 giugno 2018

Dazi e liti europee, ecco la miscela esplosiva


Dopo la seduta anonima di mercoledì, che ha fallito il tentativo di rimbalzo dei mercati europei, ieri le borse occidentali si sono trovate a gestire il classico dilemma: riprovare un nuovo rimbalzo, oppure continuare la correzione di breve periodo con un nuovo impulso ribassista. 
La seduta si è aperta non negativamente, ma si è subito deteriorata per colpa del profit warning lanciato dal colosso automobilistico Daimler, che annuncia sofferenza sui profitti a causa dei sempre più probabili dazi americani sul settore automobilistico europeo.
Infatti oggi entreranno in vigore in Europa le misure di rappresaglia da quasi 3 miliardi di dollari, adottate contro i dazi americani su acciaio ed alluminio europei.
Credo che Trump, che gioca a poker commerciale su più tavoli, reagirà immediatamente con un rilancio ed ordinerà nel week end dazi sulle auto europee.

Il clima ieri si è fatto molto pesante sul settore automobilistico europeo, di gran lunga il peggiore di giornata con una perdita di oltre il 3%.
Al malumore provocato dalle guerre commerciali si è poi aggiunta anche la nomina di B&B, i due baldi economisti leghisti no-euro Borghi e Bagnai alla presidenza delle commissioni economiche principali alla Camera ed al Senato.
Si noti che contemporaneamente, all’Eurogruppo, il ministro dell’Economia Tria (chi?) distribuiva ampie rassicurazione sulla volontà italiana di rimanere saldamente nell’euro. Lo spread si è impennato ed è salito di 25 punti base, tornando a 242, a dimostrazione di quanta credibilità abbia nell’ambiente dei mercati il successore di Padoan.   
Personalmente, anche se la cronistoria obbligherebbe ad attribuire l’allargamento dello spread all’ingresso sulla ribalta della coppia B&B, non credo che sia solo questo ad intimorire i mercati.

Ci vedrei anche il continuo martellamento polemico del premier di fatto Salvini nei confronti della UE, che ieri è proseguito con la minaccia di non far partecipare il maggiordomo Conte al vertice di domenica sull’immigrazione, e la saldatura sempre più evidente tra l’asse fascista di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca), l’Austria (che il primo luglio erediterà la presidenza della UE per 6 mesi) l’Italia e il ministro degli interni bavarese Seehofer in chiave anti-Merkel.

Gli interessi di questo variegato gruppo di casinisti sono molto variegati ed in contraddizione tra loro. In particolare, non capisco che cosa ci guadagni Salvini ad appoggiare questi compagni di merende che vogliono respingere i migranti dalle loro frontiere e non accettano di accoglierne neanche uno di quelli che sbarcano sulle coste italiane.
Forse l’unico collante è l’abbattimento della Merkel e la disintegrazione dell’Unione Europea, che il fallimento del Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno accelererebbe in modo sostanziale,mentre  presenterebbe al mondo un’Europa spaccata in due: il lato orientale e meridionale preda di un fascismo di fatto xenofobo e sovranista, mentre quello occidentale, ancora legato ai valori originari del progetto di Unione Europea.
Da qui il rischio che a furia di voler gettare via l’acqua sporca di difetti di Bruxelles, si finisca con buttare anche il vecchio ma sempre bambino ideale degli Stati Uniti d’Europa.
E, mi sia permesso, mi addolora vedere il nostro paese schierato con la peggiore destra oggi esistente in Europa.
Probabilmente la questione preoccupa anche i mercati, non perché siano sensibili alle ragioni della solidarietà e dell’accoglienza, ma per la destabilizzazione dell’area euro che ne potrebbe derivare.

E, come capita sempre in questi casi, il martello dei mercati comincia a battere sugli anelli più deboli, di cui noi, guarda caso, siamo da tempo l’emblema.
Oltre che sullo spread, il risultato della giornata borsistica è stato piuttosto funesto anche sull’azionario europeo: -2,02% il nostro Ftse-Mib, con nessuno dei 40 titoli in positivo; -1,44% il Dax tedesco e -1,05% l’indice delle blue chip dell’eurozona Eurstoxx50. 
Ieri si sono uniti coralmente al pianto europeo anche gli indici americani, preoccupati anch’essi per la piega che sta prendendo al guerra commerciale di Trump, con l’indice Dow Jones (-0,8%), il più debole di tutti, che ha collezionato la sua ottava seduta negativa consecutiva.
SP500, pur tornando sui minimi di martedì scorso, mostra tutto sommato una buona tenuta ed una forza relativa decisamente superiore a quella di tutti gli analoghi indici occidentali.

Certo, la settimana dovrebbe chiudersi con segno negativo, salvo miracoli che provochino oggi un rimbalzo di 1 punto e mezzo percentuale, e decretare il fallimento del primo tentativo di attacco alla resistenza di 2.802, che separa ancora l’indice dai massimi storici di 2.873 del 21 gennaio scorso.
Eurostoxx50 è a contatto con il supporto di 3.400 punti, che ha contenuto la scivolata di maggio, ed oggi dovrà decidere se sfondarlo o rimbalzare.
Uno sfondamento decreterebbe un forte segnale di continuazione ribassista, con possibile calo ulteriore di circa il 4% prima di approdare al successivo sostegno di area 3.270.
Il Dax tedesco, da tempo ha perso smalto, proprio ieri ha sfondato il suo supporto di 12.600, completando una lugubre figura di inversione ribassista (doppio massimo), che lo potrebbe portare ad atterrare in area 12.000, dove andrebbe a chiudere un gap rialzista lasciato aperto dal 5 aprile scorso.
Il nostro Ftse-Mib si è riavvicinato molto all’area dei minimi intorno al livello di 21.300.

Ora dista meno di 2 punti percentuali. Il cedimento da parte degli altri indici europei ci trascinerebbe ben oltre quel livello, almeno in area 20.600.
Prepariamo a soffrire anche oggi.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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