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martedì 19 giugno 2018

Borse colpite dalla guerra dei dazi. Quali rischi per i mercati?


Un brutto risveglio quest'oggi per i mercati azionari globali che, dopo la chiusura in rosso delle ultime due sedute, continuano a scivolare verso il basso, peraltro ad un ritmo ancora più veloce.

Borse asiatiche in caduta libera

La seduta è stata particolarmente rovinosa per le Borse asiatiche e se il Nikkei 225 è riuscito in qualche modo a contenere le perdite al di sotto del 2%, con una chiusura in calo dell'1,77%, è andata decisamente peggio per l'Hang Seng che ha lasciato sul parterre quasi il 3% e ancor più per la Borsa di Shanghai che dopo aver sfiorato un crollo di poco meno del 5% nell'intraday, ha terminato le contrattazioni in rosso del 3,78%.

Tensioni ribassiste anche sui mercati europei

Le vendite si estendono anche alle Borse europee che dopo un avvio già in rosso vedono il Ftse100 arretra dello 0,74%, ma il bilancio è ancora più pesante per il Cac40 e il Dax30 che flettono rispettivamente dell'1,34% e dell'1,77%.


Segno meno anche a Piazza Affari dove il Ftse Mib è scivolato con un gap-down al di sotto di 22.000 punti, presentandosi ora a ridosso dei 21.800 punti, con un ribasso dell'1,37%.

Trump alza il tiro: nuovi dazi per 200 mld di dollari in arrivo

A mettere sotto pressione i mercati azionari è senza dubbio l'escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.
Dopo che il presidente Trump ha annunciato venerdì scorso nuovi dazi per 50 miliardi di dollari su beni cinesi, Pechino ha risposto prontamente con misure di ritorsione della stessa entità.
Durante la notte scorsa però l'inquilino della Casa Bianca ha alzato ulteriormente il tiro, minacciando di imporre una tariffa del 10% su prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari.


Un portavoce di Pechino ha fatto sapere in queste ore che la Cina risponderà con nuovi dazi su beni americani se gli Stati Uniti daranno seguito alla minaccia di Trump relativa ad una seconda ondata di tariffe su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi.

La view di Intesa Sanpaolo

Si scalda così la guerra dei dazi, come evidenziato dagli economisti di Intesa Sanpaolo, i quali ritengono che la strategia aggressiva dell'amministrazione Trump sembri voler portare la Cina a rimanere senza munizioni in questo scontro commerciale.

Da ricordare infatti che le importazioni americane dal Paese asiatico sono pari a circa 500 miliardi di dollari, mentre quelle cinesi dagli Usa sono circa 130 miliardi di dollari.

La tattica di Trump in vista delle elezioni di metà mandato

Secondo gli strategist di Mps Capital Services, il livello delle tensioni tra Stati Uniti e Cina sembra destinato a salire nel corso dei prossimi giorni.
Gli esperti però credono che la strategia di Trump sia quella di alzare la posta con il fine di trovare un accordo con Pechino entro la fine dell'estate, in vista delle elezioni di metà mandato in agenda il prossimo 6 novembre.
Del resto i dazi già annunciati entreranno in vigore in maniera dilazionata nel tempo e questo dovrebbe offrire all'amministrazione Trump la possibilità di trattare con la controparte ed eventualmente di trovare una via d'uscita, con una posizione rafforzata di Trump all'appuntamento delle elezioni di "mid-term".
In sostanza sembra che il presidente Trump stia adottando una tecnica simile a quella utilizzata con la Corea del Nord, mettendo la Cina alle corde in modo da ottenere un vantaggio nelle trattative.

Si tratta in ogni caso di un sentiero pericoloso perchè non è detto che questa strategia funzioni anche con Pechino, malgrado quest'ultima sia quella che ha da perdere di più rispetto agli Stati Uniti nel caso in cui dovesse scoppiare una guerra commerciale a livello globale.

L'alert di Moody's: gli impatti dei dazi sull'economia e sui mercati

Intanto le Borse accusano il colpo di questo scontro sui dazi, viste le ripercussioni che si potrebbero avere sull'economia e sui mercati finanziari.

Un alter in tal senso arriva da Moody's, i cui analisti avvertono che le nuove tariffe rischiano di minare la fiducia dei consumatori e al contempo di frenare gli investimenti aziendali non solo negli Stati Uniti ma anche in altri Paesi.
Ciò andrebbe ad intaccare la robustezza della crescita economica a livello globale e il tutto si tradurrà con buona probabilità in una maggiore volatilità dei mercati finanziari.  
Fonte: News Trend Online

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