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venerdì 22 giugno 2018

Borsa del Giappone in calo, soffrono le valute emergenti

L'allarme sugli utili lanciato da Daimler, la prima vittima importante delle guerre commerciali in atto, sta penalizzando stamattina i mercati dell'Asia.
La Borsa del Giappone è in calo dell'1%. Toyota, che come Daimler produce i suoi SUV per la Cina in Kentucky, è in calo del 2,9%.
In area Cina, Hong Kong perde lo 0,3%, Taipei lo 0,5%, mentre l'indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen, dopo un avvio in ribasso, ha invertito la rotta e ora segna un rialzo dello 0,2%.
Sulla parità Seoul, in lieve calo Mumbai.
Sui mercati delle valute si vede chi sta vincendo la guerra commerciale. Il dollaro schiaccia lo yuan cinese, il cross sale sui massimi da gennaio a 6,50. Morgan Stanley ritiene che la perdita di valore dello yuan, così come delle valute delle economie emergenti, continuerà anche in questa seconda parte dell'anno. Stanotte gli strateghi della banca americana hanno rivisto gli obiettivi di cambio dollaro yuan per fine 2018 a 6,60 dal precedente 6,25.
Il dollaro si impone sulle valute emergenti, mentre arretra su dollaro, a 1,161.
Ieri sera Wall Street, il Dow Jones è arrivato all'ottova seduta consecutiva di ribasso (-0,8%). Le vendite hanno colpito di più le multinazionali che producono beni fisici, quelle più vulnerabili ai dazi. Caterpillar -2%, Boeing -1,3%, General Motors -2%. In calo anche il Nasdaq -0,9%.
Il petrolio Brent è in rialzo dopo tre giorni consecutivi di ribasso, stamattina, al termine di una maratona notturna, i membri dell'Opec riuniti a Vienna, hanno affermato di aver trovato un accordo di massima, da sottoporre all'assemblea che si riunisce oggi, su un incremento di un milione di barili al giorno, mezzo in meno di quanto avevano chiesto l'Arabia Saudita ed i suoi alleati. A Singapore il greggio del Mare del Nord è scambiato a 74 dollari il barile, in rialzo dell'1,3%.Il rappresentante dell'Iran, Bijan Zanganeh ha provato in tutti i modi ad opporsi all'aumento della produzione, ad un certo punto della notte ha lasciato il meeting, prima di andare a dormire ha detto ai giornalisti che nessun accordo sarà raggiunto in sede plenaria. Stamattina il ministro del petrolio dell'Oman ha invece detto che l'Iran dovrebbe adeguarsi.
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