-

RIMANI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 28 giugno 2018

Azionario Usa: crash in arrivo? Consigli contrarian per salvarsi


I mercati azionari statunitensi potrebbero essere sull'orlo di un clamoroso crash. Questo l'allarme lanciato da Carlos Hardenberg, co-fondatore di Mobius Investment.

Nuvole in Usa

Pressioni sul dollaro a causa delle difficili relazioni diplomatiche e commerciali con la Cina sarebbero una delle cause, ma non la sola, che si stanno delimitando all'orizzonte.

L'ottimismo sull'economia statunitense, però, non ricorda che la stessa dipende in gran parte dal rifinanziamento del sempre più ampio debito pubblico, parte del quale è in mano proprio alla Cina. A preoccupare è anche il prossimo aumento dei tassi di interesse da parte della Fed, aumento che potrebbe avere un effetto negativo sull'attuale assetto dei mercati finanziari; la banca centrale degli Stati Uniti,infatti, ha aumentato i tassi di interesse Usa ben sette volte dal 2015, ovvero da quando ha iniziato la sua exit strategy in risposta alle misure di stimolo messe in atto dopo la crisi economica mondiale del 2008.
Una decisione del genere porterebbe con ogni probabilità aziende e privati a rimandare la richiesta di un prestito, visto il rialzo dei costi e il rischio di dover rimborsare i debiti a tassi di interesse più elevati.

Ma, anche in questo caso, la prima vittima sarebbe l'economia Usa, con un Pil che vede gran parte della sua forza derivare proprio dal consumo dei privati.

La view contrarian

Proprio sul dollaro si concentra la previsione di Hardenberg che ricorda come attualmente il biglietto verde sia la valuta più redditizia tra i paesi delle prime 10 potenze mondiali con quasi il 7% rispetto al minimo del 2018 registrato a febbraio.
Secondo la sua view, però, adesso è il momento di concentrarsi sui mercati emergenti.

Il consiglio può essere apparentemente controintuitivo considerando sia l'alto debito in dollari contratto da questi paesi, proprio mentre il costo dei finanziamenti sta diventando più pesante, sia le incertezze politiche che contraddistinguono queste realtà. La linea generale vorrebbe che sugli emergenti si stia preparando la classica tempesta perfetta: l’indice Msci emerging market da gennaio ad oggi ha pers il 16%, una soglia vicina a quel 20% di calo che solitamente trasforma una forte correzione in un vero e proprio mercato orso, aumentando, quindi la tendenza al ribasso.
Invece il paradosso evidenziato dal co-fondatore di Mobius Investmente (ma anche da molti altri) è quello secondo cui è negli Usa, dove tutti guardano con fiducia al futuro, che secondo lui, in realtà si annidano i germi di un prossimo crollo azionario. 
"Penso che il mercato statunitense sia molto, molto approssimativo […] inoltre non credo che il rafforzamento del dollaro USA possa essere giustificato a lungo termine ".

A tutto vantaggio degli emergenti

Guardando agli emergenti, si tratta di società che, da un punto di vista economico, sono abituate alla volatilità e, viste le capacità di maturazione, presentano un'ampia diversificazione sia sul protafoglio che sui partners commerciali.
Come detto la lista degli scettici su Washington è lunga e include anche il miliardario Jim Mellon che si aspetta una "correzione molto importante" e Ralph Jainz di Centricus Asset Management che ha definito l'attuale mercato azionario "la più grande bolla degli asset in 20 anni".

Tra chi invece sostiene la corsa (anch futura) della valuta a stelle e strisce, ci sono gli analisti della HSBC che nelle parole di David Bloom hanno visto un dollaro praticamente invincibile aiutato da una ciclicità economica che ha definito “superba”.
Purtroppo nemmeno i numeri in questo caso danno una mano per capire quali siano le reali vicissitudini che attendono il dollari: un sondaggio Reuters ha visto chiamati in causa 60 analisti e più della metà di essi riteneva che la corsa del dollaro sarebbe durata solo tre mesi. 

Il colpo di scena

Ma tra gli ottimisti anche Goldman Sachs: "La solida crescita negli Stati Uniti, le politiche di rialzo dei tassi della Fed e le economie particolarmente deboli al di fuori dei confini Usa, sono la ricetta standard per la forza del dollaro.

Non solo, ma i timori di una guerra commerciale stanno avendo un impatto più debole sulle prospettive dell'economia statunitense grazie alle capacità di ripresa.” 
Resta però un'incognita: recentemente la Bank of America Merrill Lynch ha raccomandato agli investitori di ridurre la loro esposizione sugli asset più rischiosi, preferendo invece beni rifugio come il dollaro, l'oro e i titoli del tesoro statunitense.
Ma la corsa al dollaro da parte di investitori spventati per la guerra dei dazi potrebbe a questo punto creare un altro paradosso: rafforzare il biglietto verde. E questa volta a discapito degli emergenti. 


Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento

LA SETTIMANA CALENDARIO RISULTATI UTILI SOCIETA' QUOTATE

Calendario Utili fornito da Investing.com Italia - Il Portale di Trading sul Forex e sui titoli di borsa.