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lunedì 25 giugno 2018

Accordo Opec al vaglio degli esperti. I titoli oil da preferire


A Piazza Affari la seduta odierna si è conclusa in deciso calo per i titoli del settore oil che, dopo gli spunti molto positivi di venerdì scorso, hanno imboccato la via delle vendite. La peggiore performance è stata quella di Tenaris che ha lasciato sul parterre il 4,27%, seguito da Saipem che ha ceduto il 3,79%, mentre ENI ha terminato gli scambi in calo del 2,27%.
Tra i titoli a minore capitalizzazione Saras è sceso del 3,06%, mentre Maire Tecnimont ha riportato una flessione del 2,57%. 
Le forti vendite sui titoli petroliferi sono state favorite dalle negativa intonazione del mercato in generale e dall'arretramento dei prezzi dell'oro nero che dopo il forte rally di venerdì scorso stanno prestando il fianco ad alcune prese di profitto, con le quotazioni fotografate in area 68,1 dollari, con n ribasso dell'1,5%.  
Ricordiamo che venerdi? scorso il cartello dell’OPEC ha trovato un accordo per incrementare la produzione di greggio dopo un periodo di tagli produttivi che era iniziato alla fine del 2016.


Il taglio aveva una portata di 1,2 milioni di barili giornalieri per i Paesi OPEC e di 600mila per quelli al di fuori del cartello (principalmente la Russia) che avevano aderito all’accordo. 
Gli analisti di Equita SIM ricordano che la decisione di venerdi? scorso prevede l’impegno di produrre fino a 1 milione di barili al giorno aggiuntivi insieme alla Russia e agli altri alleati a partire dall'1 luglio.

Nel comunicato pero? si fa solo riferimento al fatto che i Paesi membri riporteranno i volumi in linea con le quote produttive. Le stime dell’Opec indicano che ci sono tagli extra per circa un milione di barili al giorno, compresi gli alleati, e uno sforamento del 52%, ossia di 624mila barili al giorno, per i membri dell’Organizzazione.


A questo si aggiunga l’impossibilita? per alcuni paesi di ritornare sui volumi della quota OPEC date le sanzioni, con riferimento all'Iran, o le problematiche produttive e di stabilita? politica che riguardano Venezuela, Libia e Nigeria. Questo significa che l’incremento di produzione effettivo e? inferiore alle attese e al target dichiarato dall’OPEC e quindi responsabile del rialzo dei prezzi del greggio di venerdi? scorso.
La SIM milanesa fa sapere che la sua ipotesi per il Brent sul 2018-2020 e? in crescita rispetto al triennio precedente e pari a 64 dollari al barile sul 2018, a 70 dollari sul 2019 e a 75 sul 2020.

Data la situazione di domanda e offerta, secondo gli analisti le loro stime appaiono conservative e con possibilita? di revisione al rialzo.
All’interno del settore oil, tra i titoli preferiti della SIM milanese troviamo ENI tra le societa? integrate, con una raccomandazione "buy" e un prezzo obiettivo a 17,5 euro.

Nel settore servizi invece la preferenza viene accordata a Tenaris, per il quale valo lo stesso consiglio di acquisto di ENI, con un target price a 16,3 euro, e a Saras, coperto anch'esso con una raccomandazione "buy" e un fair value a 2,3 euro. 
A scommettere su ENI è anche Fidentiis che proprio oggi ha rinnovato l'invito a comprare il titolo, con un range di valutazione pari a 17-18 euro.

Gli analisti fanno notare che l'aumento della produzione deciso dall'Opec venerdì scorso sarà inferiore a quello annunciato, perchè l'unico Paese in grado di realizzare un incremento nel breve è l'Arabia Saudita, ma questo sarà in parte bilanciato dalla riduzione in Argentina.

Alla luce di ciò Fidentiis crede che la decisione presa dai paesi produttori di petrolio favorirà stabilizzazione dei prezzi dell'oro nero a questi livelli che sono molto profittevoli per le società petrolifere, tra cui ENI. 
Ad accogliere con favore il verdetto del Cartello anche gli esperti di Morgan Stanley che parlano di un esito particolarmente benigno per il mercato del greggio, visto che l'Opec ha mantenuto un approccio equilibrato, tenendo sotto controllo il prezzo del greggio, ma su livelli abbastanza alti da stimolare gli investimenti.   
Secondo la banca americana, la domanda globale dovrebbe aumentare di circa 1-1,15 milioni di barili al giorno nella seconda metà del 2018, con circa 750mila nuovi barili in arrivo dall'Opec e un'altra parte dallo shale americano.


Morgan Stanley prevede così un mercato con un modesto ma significativo deficit, motivo per cui mantiene invariata la sua stima di un prezzo del petrolio a circa 75-80 dollari al barile.
Fonte: News Trend Online

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