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venerdì 25 maggio 2018

Weekly Economic Monitor


Il punto
I verbali della riunione BCE del 26 aprile sono coerenti con l’annuncio a luglio di un piano di chiusura dell’APP entro fine 2018.
La BCE potrebbe però trovarsi a gestire un problema spinosissimo nei prossimi mesi: che fare se le scelte del nuovo governo italiano portassero a gravi tensioni sul mercato dei titoli di stato e inducessero i mercati a prezzare di nuovo un rischio di ridenominazione?
Riteniamo che la BCE non asseconderà politiche di bilancio insostenibili, anche se l’Italia pone rischi sistemici ben superiori alla Grecia a motivo delle forti interconnessioni con il resto dell’Unione Monetaria. Tuttavia, le ripercussioni di un’eventuale crisi sull’Eurozona sarebbero necessariamente prese in considerazione dalla BCE.
 
I market mover della settimana
Nell’area euro, il focus sarà sulle stime di inflazione di maggio che dovrebbero mostrare un rimbalzo generalizzato della dinamica annua dei prezzi per effetto del rincaro della componente energia e di un parziale recupero della dinamica core, che ad aprile è stata depressa dal calo dei prezzi dei servizi ricreativi per effetti inusuali di calendario. L’inflazione è vista all’1,7% da 1,2% nella media area euro, al 2,1% da 1,4% in Germania, al 2,1% da 1,8% in Francia, all’1,7% da 1,1% in Spagna e all’1,0% da 0,6% in Italia. Riteniamo, che la BCE non reagirà ad un aumento dell’inflazione headline dovuto al rincaro del prezzo del greggio, tuttavia il movimento, in parte inatteso a marzo, farà al margine aumentare il grado di fiducia del Consiglio in un ritorno dell’inflazione al target nel medio periodo. Le indagini di fiducia della Commissione UE e gli indici Istat per famiglie e imprese dovrebbero confermare le indicazioni dalle altre survey relative al mese di maggio e già diffuse. La ripresa prosegue ma a ritmi leggermente più blandi rispetto alle attese. I dati sulle vendite al dettaglio da Francia e Germania dovrebbero mostrare un aumento della spesa ad aprile.
La settimana ha molti dati in uscita negli Stati Uniti, che dovrebbero confermare la fase di espansione solida, con scarse pressioni inflazionistiche e salariali. Il focus sarà sull’employment report di maggio, che dovrebbe confermare il trend solido dell’occupazione e il tasso di disoccupazione sui minimi dal 2000, insieme a un ritmo sempre moderato della dinamica salariale. Fra i dati di maggio, l’ISM manifatturiero e la fiducia dei consumatori dovrebbero essere ancora su livelli espansivi. I dati di aprile mostreranno spesa e reddito personale in crescita, deflatore dei consumi core in rialzo molto contenuto, deficit della bilancia commerciale dei beni in allargamento e spesa in costruzioni in ripresa. La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe registrare una modesta revisione verso il basso.

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