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mercoledì 16 maggio 2018

Verso il naufragio populista?


La giornata di ieri è stata più movimentata della precedente. Non tanto sugli indici europei, che hanno proseguito in laterale, mentre il nostro Ftse-Mib ha recuperato un altro po’ di quanto aveva perso la scorsa settimana, ma per quelli americani, che hanno aperto in gap ribassista la giornata ed hanno continuato a scendere per tutta la seduta, limitando i danni a -0,68% sull’indice SP500 solo grazie al recupero di una decina di punti attuato nel finale, quando anche il supporto di 2.700 punti è stato messo alla prova.

Tutto quel che l’indice principale USA aveva collezionato nella seconda parte della scorsa settimana, quando era riuscito a superare la resistenza di 2.717, ieri è stato restituito con una correzione significativa, che sarà classificata come pullback salutare solo se fin dalla seduta odierna si vedrà la capacità di tornare sopra 2.717.
Un ulteriore avvitamento potrebbe invece far ipotizzare un ripensamento da parte degli investitori, spaventati più dai rendimenti obbligazionari che dai focolai di turbolenza in Medio-Oriente.
E’ stato infatti un dato sulle vendite al dettaglio migliore delle attese a rinfocolare le aspettative di rialzo dei tassi aggressivo da parte della FED.

Il mercato ha venduto Treasury in modo significativo ed i rendimenti sul decennale hanno battuto il precedente record annuale del 25 aprile di 3,03%, schizzando fino ad un massimo di 3,095%.
La paura dei tassi si è riverberata anche sull’azionario, causando la correzione descritta e sulla forza del dollaro, che è tornato a schiacciare l’euro e lo ha riportato sui minimi del 9 maggio scorso a 1,182, annullando il rimbalzo delle tre sedute precedenti.
All’euro non deve essere piaciuta molto neppure la pantomima che si sta realizzando in Italia per la formazione del governo.

Lega e 5Stelle non riescono a trovare un accordo e Salvini ha alzato la posta, irrigidendosi sui suoi cavalli di battaglia populisti ed anche sul premierato, che vuole affidare al leghista Giorgetti, sbancando il tavolo della trattativa con l’en plein di programma anti-europeo e premier leghista.
Si vocifera sul motivo di questo irrigidimento. C’è chi dice che sia nato da un aut aut del Cavaliere, recentemente riabilitato e ricandidabile. Chi dice che voglia approfittare della debolezza di Di Maio, che sente la sua base rumoreggiare.
Sta di fatto che la prospettiva di Salvini che arriva a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo per cambiare i trattati, ributta in mare gli immigrati e se ne frega del deficit, non deve essere molto gradita in ambito europeo.

Ieri infatti, dopo mesi di silenzioso rispetto del travaglio italiano e dichiarazioni felpate e fiduciose sulle capacità di Mattarella di guidare la transizione, sono arrivati ben 3 altolà da parte di commissari UE, che cominciano a far capire, senza più giri di parole, che per ottenere deroghe ai trattati firmati dal nostro paese ed agli impegni assunti con l’Unione Europea e la BCE non basta annunciarlo in campagna elettorale e ottenere il voto favorevole del 17% degli elettori.
Salvini sta forzando la mano per prendere tutta la posta oppure andare al voto per tentare la spallata alla barriera del 40% col centro-destra.
Personalmente, per quel che vale, non penso che su queste basi anti-europeiste, intolleranti con i profughi e sbrigative sulla legittima difesa l’accordo con i 5Stelle sia tanto facile.

Solo offendo la poltrona di premier a Di Maio ci sarebbe possibilità di chiudere. Se Salvini vuole anche la Presidenza per un leghista l’accordo non credo che si possa raggiungere. 
La Casaleggio Associati sta già preparando il terreno per far bocciare l’eventuale bozza di accordo a fine settimana, con le solite misteriose “consultazioni online” della base grillina, per poi presentarsi agli elettori con il consueto vittimismo che ha sempre portato fortuna: noi siamo il vero cambiamento; abbiamo fatto di tutto e trattato con tutti, ma il sistema non ci permette di governare, anche se siamo il primo partito da due elezioni.

La speranza (e per me rimarrà tale, salvo miracoli) è che basti per arrivare fino al 40% dei voti (partendo dal 32% del 4 marzo) per vincere il ballottaggio elettorale contro la Lega e prendere la maggioranza.
Il mercato ieri ha premiato la nostra borsa, che è andata ancora una volta meglio (+0,31% il Ftse-Mib) dell’Eurostoxx50, invariato.
Il motivo è che, sebbene l’allontanarsi delle prospettive di accordo per il governo penta-leghista riporti le elezioni anticipate in pole position, il tempo che passa sembra aver bruciato le possibilità di svolgerle in luglio. Perciò Mattarella, sfruttando l’esigenza di fare le manovre per fermare l’aumento dell’IVA e la legge di bilancio per il 2019 da presentare entro ottobre ed approvare entro dicembre, dovrebbe rinviare l’appuntamento elettorale al prossimo anno, varando un governo tecnico che sarà battuto in Parlamento ma gestirà l’ordinaria amministrazione e le elezioni per quasi un anno.

Il fatto che poi magari tra un anno il Paese venga consegnato all’anti-europeismo salviniano per ora non turba. La visione dei mercati non arriva ad un anno, ma si ferma al breve periodo. E l’ipotesi calcio al barattolo per il breve periodo è sicuramente la meno rischiosa per lo status quo.
Intanto la faticosa trattativa tra i giovani fidanzati-litiganti dovrebbe concludersi a breve.
Siamo ormai prossimi alla stretta finale, al prendere o lasciare che Salvini oggi imporrà a Di Maio. Credo che la risposta sarà: faccio decidere “democraticamente” agli iscritti “certificati” (esistono anche gli iscritti inconsapevoli?) sulla piattaforma Rousseau.

Il che significa che deciderà Casaleggio, e probabilmente l’esito sarà negativo.
Passerà qualche altro giorno e Mattarella, pazientemente, riproporrà il governo tecnico da mandare in Parlamento a farsi votare solo dal PD. A questo punto tanto vale tenersi Gentiloni, che viene anche lui votato solo dal PD.
Ma Mattarella è rispettoso delle forme a vuole un governo neutrale.
Potrei sbagliare la previsione. Del resto i fidanzatini hanno già cambiato più volte idea e sono ricchi di soluzioni strampalate, parecchie impossibili da realizzare senza cambiare i trattati con l’Unione europea.

Come quella che è circolata ieri, estratta da una delle bozze del contratto di governo: risanare il paese chiedendo alla BCE di stracciare 250 miliardi di BTP italiani comprati con il QE. Un bel regalino per il matrimonio Salvini-Di Maio. Stendiamo un velo pietoso.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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