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lunedì 21 maggio 2018

Venezuela: ormai è fuga incontrollata delle aziende


Non c'è pace per il Venezuela: le ultime elezioni farsa hanno visto, come era facilmente prevedibile, la vittoria dell'attuale presidente Nicolas Maduro.

I numeri e i dubbi

L'affluenza, ufficiale, è stata solo del 46% dei votanti ma stime Reuters ridimensionano la cifra al 32%.
Un numero a dir poco irrisorio se si pensa che alle precedenti consultazioni elettorali la partecipazione è stata dell'80%. Un astensionismo che, invocato dall'opposizione del Frente Amplio, ex MUD di certo non aiuta il paese.
Una vittoria che nasce da elezioni prive di qualsiasi garanzia di democrazia, come dimostra la presenza, ai seggi, di rappresentanti governativi che chiedevano ai votanti l'esibizione della tessera annonaria concessa come una sorta di tessera fedeltà a chi sostiene Maduro e che consente di avere molti dei prodotti alimentari sempre più rari nella nazione. 
Queste elezioni, tra l'altro non sono state giudicate valide  nemmeno dai vicini di casa dello stesso Venezuela, così come da nessuno dei paesi occidentali.

Tutto questo è stato più che sufficiente per portare le grandi multinazionali, o per meglio dire quelle poche che sono ancora rimaste sul territorio nazionale, a fare fagotto ed andare via. L'ultima in ordine di tempo è stata la Kellogg's, la società Usa nota in tutto il modo per i suoi corn flakes la quale, dopo aver trascorso oltre 55 anni a Maracay dando lavoro a 300 operai e coprendo il 75% della produzione nazionale di cereali per la prima colazione, il 15 maggio ha chiuso gli stabilimenti per il deteriorarsi della situazione economica.

La grande fuga

Troppi i costi alla base della produzione e soprattutto troppo pochi i capitali a disposizione anche solo per la manutenzione dei macchinari.

Il tutto senza contare la costosa presenza di personale esterno specializzato che era il solo ad avere accesso ad alcune fasi della lavorazione a causa dei segreti aziendali custoditi dalla società.
A questo punto la lista di chi ha detto addio agli impianti venezuelani si allunga e la Kelloggs non fa altro che aggiungere il suo nome a quello di una lista che tra gli altri annovera anche Kimberly-Clark, General Motors, Clorox, Coca-cola, Colgate, solo per citare chi, appunto, ha lasciato il territorio o ha comunque sospeso le attività.

Ci sono poi altri nomi, soprattutto nel settore energetico, unico settore attivo della nazione (attualmente in grave crisi anch'esso) che devono gestire numerose vertenze legali con Caracas. E' il caso della Conoco la quale dopo aver ricevuto il via libera dai giudici ha alcuni beni di produzione della società energetica nazionale, la Pdvsa, a titolo di risarcimento di un debito da due miliardi di dollari creato dal predecessore di Maduro, il tanto osannato Hugo Chavez, oltre 10 anni fa.
Fonte: News Trend Online

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