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mercoledì 9 maggio 2018

Usa fuori da accordo nucleare Iran: le conseguenze per i mercati


L'annuncio del presidente Usa Donald Trump di voler uscire dall'accordo sul nucleare iraniano non sembra aver scosso più di tanto i mercati.

La situazione

Alle 12, infatti, il Ftse Mib segnava l'1,09% di vantaggio mentre, allargando la visuale all'intero panorama europeo, si notava lo stesso sentore per il Ftse 100 (+0,6%), il Cac40 (+0,04%) e il Dax (+0,3%).
Per l'Italia, sul tavolo, c'è una partita da 5 miliardi di interscambio con Teheran (a tanto ammonta la quota italiana), distribuiti tra i vari settori oil&gas, logistica, componentistica meccanica e lavorazione delle materie plastiche, una quota che dal 2015, anno della firma del Trattato, è aumentata dle 30%.

Ma per Roma il problema è anche più complessi dal momento che per gli accordi di lungo termine, in particolare sul fronte bancario come quello tra Invitalia Global Investment ed altre due banche iraniane, la Bank of Industry & Mine e la Middle East Bank per una linea di credito da 5 miliardi, servirebbe un decreto attuativo, passo che difficilmente si potrebbe verificare in mancanza di un governo.
Ma per il momento né Piazza Affari né Wall Street sembrano impressionarsi più di tanto.

La reazione iraniana

Anche perché il presidente iraniano Hassan Rouhani, pur criticando aspramente la scelta di Washington, ha sottolineato che la sua nazione continuerà a rispettare l'accordo, qualora gli altri 5 firmatari, Francia, Germania, Gran Bretagna Russia e Cina, riterranno valida l'intesa.

Ovviamente non ha dimenticato di dire che Teheran è già pronta in ogni momento a riprendere anche immediatamente l'arricchimento dell'uranio interrotto in occasione della sottoscrizione del patto. La decisione definitiva si avrà solo tra un paio di settimane, lasso di tempo che Rohuani si è dato per prendere contatti con tutte le parti in causa e capire la loro posizione.
Prima conseguenza facilmente immaginabile è l'aumento del prezzo del petrolio, che alle 12.30 vede il Wti superare i 70 dollari al barile (70,86) e il Brent oltrepassare il muro dei 75 (76,77) non prima però di aver dato vita a una serie di forti oscillazioni che poche ore prima dell'annuncio ufficiale dell'uscita decisa da Trump ha portato al calo del 4%.

Ma l'incertezza, a quanto pare, sarà la protagonista dell'intero settore delle materie prime visti i dazi che, sempre Trump, sta minacciando da diverso tempo. A nulla sembra essere servito il meeting di inizio maggio tra le due delegazioni, quella cinese e quella statunitense, che alla fine ha portato a null'altro che alla conferma delle posizioni reciprocamente distanti con la sola conseguenza di aver creato incertezza non solo più su acciaio e alluminio ma anche sul settore delle soft commoduty tra cui quel settore agricolo che a sua volta Pechino ha preso di mira come risposta ai dazi chiesti dagli Usa.

I margini d'azione

Incertezza che, come si sa, è nemica degli investimenti ed è ancora più deleteria per quei settori che, come il petrolifero, stanno cercando una stabilizzazione dopo la crisi del 2014 e i continui ribassi che hanno portato il barile a sfiorare i 20 dollari dai massimi di 140 toccati a giugno del 2014.
Per quanto riguarda l'Iran, l'unico punto finora chiaro è la volontà di imporre nuove sanzioni “ai massimi livelli”, sanzioni che colpiranno non solo la repubblica islamica ma anche aziende e banche che con lei lavoreranno, il che significa che da un lato i nuovi contratti saranno giudicati non validi ma allo stesso tempo resta un margine d'azione per le compagnie, margine che oscilla tra i 90 e i 180 giorni, per chiudere le posizioni commerciali aperte.

Un margine di tempo che potrebbe aumentare considerando che sono in preparazione nuovi tipi di sanzioni per le quali potrebbero essere necessarie mesi. La road map resa nota dal Tesoro statunitense prevede un primo stop il 6 agosto su export di velivoli e operazioni su oro e altri metalli preziosi e bond mentre si dovrà attendere il 4 novembre per vedere l'avvio dei provvedimenti sulla principale voce di entrate per l'economia iraniana, il petrolio.
Nello stesso giorno saranno KO anche le operazioni con la banca centrale di Teheran e le operazioni sul settore assicurativo.
Fonte: News Trend Online

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