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lunedì 7 maggio 2018

Petrolio, salgono i prezzi! Occhi sull’Iran

Chiusura di settimana positiva per il petrolio che esce dallo stallo, con i prezzi che erano inglobati fra i 67,5 ed i 69 dollari, incassando nella sola seduta del Venerdì tutto il guadagno della settimana.
La chiusura estremamente positiva del Venerdì, + 1,97% per il WTI – + 1,82% per il Brent, sembrerebbe essere dettata più dalla questione nucleare Iraniana ed il possibile impatto che questa può avere sulla domanda globale di petrolio, piuttosto che sui dati macro economici che sono risultati invece essere più che negativi per la corsa al rialzo dei prezzi del greggio.
Questi ultimi infatti hanno attestato sia un aumento della produzione di petrolio statunitense, sia un aumento delle scorte (6,218M contro una previsione di 0,7M); la conta degli impianti di trivellazione attivi da parte della Baker Hughes ha inoltre mostrato un ulteriore aumento dei rigs operativi (+9 rigs).
U.S Oil Production
U.S Crude Oil Stocks
La Casa Bianca sta decidendo in queste ore se e come modificare gli accordi sul nucleare con l’Iran, aspettando di visionare le prove fornite da Israele, cercando di non danneggiare l’immagine dell’alleato francese Macron, che si era fatto carico del rispetto degli accordi. Un annuncio da parte di Trump è atteso per il 12 Maggio; nel mentre il ministro degli esteri iraniano ha fatto sapere nelle prime ore del Venerdì scorso, che le eventuali richieste di cambiare l’accordo nucleare del 2015 stipulato con le potenze mondiali sono inaccettabili e che se gli Stati Uniti lasceranno l’accordo, inasprendo le sanzioni, Teheran non lo rispetterà ulteriormente, riprendendo lo sviluppo nucleare.
A peggiorare quanto detto fin ora è il Presidente Hassan Rouhani che in queste ore, parlando alla nazione in diretta tv, ha dichiarato di esser pronto a reagire se gli Stati Uniti porranno fine all’accordo. Sono dunque sempre le tensioni internazionali a tenere banco e ad alimentare i prezzi del greggio che potrebbero già da questa notte porsi stabilmente al di sopra dei 70 dollari al barile.
Nel frattempo il magnate dello shale oil, Harold Hamm, colui il quale aveva più volte definito più volte l’OPEC come una “tigre senza denti”, e dunque aveva giudicato le azioni di quest’ultima come inconcludenti, ora sembrerebbe essersi ricreduto, riconoscendo all’OPEC il merito di aver estinto l’eccesso di offerta globale di greggio. Il cambio di pensiero da parte di Hamm sembrerebbe anticipare il suo discorso che terrà il mese prossimo al meeting dell’Opec, dove sembrerebbe che porterà gli elogi alla strategia dell’organizzazione.
Altra notizia giunta nel fine settimana arriva dalla Saudi Aramco, che ha aumentato i prezzi dei future del barile esportato in Asia, spingendoli ai massimi dall’agosto del 2014; questo è sicuramente dovuto al rafforzamento dei prezzi del petrolio, ma soprattutto secondo quanto riportato dagli analisti di Bloomberg, è una risposta alla crescita della domanda di greggio da parte della Cina, che gli Arabi sentono essere in forte crescita e quindi percepiscono di avere spazio di manovra per poter aumentare i prezzi dei future. Gli Arabi sicuramente hanno il polso più di chiunque altro sulla crescita della domanda Cinese.
This article was originally posted on FX Empire

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