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giovedì 3 maggio 2018

Nessuna sorpresa dal FOMC di Maggio


Il week end lungo (ieri i principali mercati europei e alcuni asiatici erano chiusi) ha avuto il consueto impatto sul livello di attività sui mercati finanziari, ma non sono comunque mancati ne eventi ne movimento.
Lunedi, ultimo giorno del mese di aprile, in US abbiamo avuto un altro paio di reminder che il quadro sui prezzi non giustifica più tutta questa cautela da parte della FED:
  • Il PCE deflator core di marzo è uscito a 1.9% da precedente 1.6% e in line con le attese.

    Nessuna sorpresa, in particolare dopo la  stima  di GDP  della scorsa settimana che lo indicava al  2.5% trimestre su trimestre. Ma è un fatto che perfino questa misura, preferita dalla FED, è ad un passo dal target del 2%, e potrebbe superarlo nei prossimi mesi.
  • Il Chicago PMI di aprile  è  uscito leggermente sotto attese (57.6 da 57.4 e vs stima di 58) ma il sottoindice dei prezzi pagati ha lambito il massimo da 7 anni.
A 2 giorni dal  FOMC, le news hanno forse contribuito a  offrire supporto al dollaro, e ad alimentare il nervosismo con cui Wall Street ha approcciato quest' appuntamento (calo lunedi, rimbalzino  ieri, indecisione oggi).

Meno reattivi i tassi,  dove il positioning difensivo che emerge dal report CFTC rende il mercato in aggregato più preoccupato di toni dovish.
Il messaggio è stato ribadito dall'ISM manufacturing, uscito lievemente sotto consenso (57.3 da 59.3 e vs attese per 58.5) ma con il sottoindice dei prezzi a 79.3, massimo da aprile 2011.
Per il resto, il dato aggregato ha marcato il minimo da 9 mesi ma resta su livelli indicanti attività manifatturiera robusta, e i new orders, pur in marginale calo, restano sopra il livello di 70.
Coerente la  reazione del mercato,  con ulteriori acquisti sul dollaro,  mentre un rimbalzo del vituperato settore tecnologico ha contribuito a riportare Wall Street sopra  la  parità nel finale, dopo una seduta volatile.
La forza del Dollaro  e la prospettiva di toni più  proattivi da parte del  FOMC hanno frenato stamattina anche i mercati asiatici.

Probabilmente, senza il  supporto della trimestrale  di Apple all'indotto nell'area, sarebbe andata anche peggio.
Tra lunedi e stanotte sono stati pubblicati i PMI cinesi. Quelli ufficiali hanno marginalmente sorpreso in positivo,  quello manifatturiero calando meno delle stime (51.4 da 51.5 e  vs attese per 51.3) e  quello servizi mostrando un incremento inatteso (54.8 da 54.6 vs attese per 54.5).
Il PMI manifatturiero elaborato da Markit, più focalizzato su aziende private di medie dimensioni, ha confermato  il messaggio (51.1 da  51 e vs attese per 50.9. Al rientro dalla festività,  i mercati cinesi vivacchiano nell'attesa della visita della delegazione USA per le negoziazioni sul trade.

I toni da parte americana sono cauti, con il segretario Ross a dichiarare che che se l'approccio non è soddisfacente, la visita sarà breve. Forse, nel calo di circa l'1% dello Yuan si può ravvisare un tacito avvertimento delle autorità cinesi a Trump e C. Dietrologia? Oggi Bloomberg ha ripreso un intervista di  Soren Schroder, CEO del colosso agroalimentare Bunge, in cui dichiara che i Cinesi hanno praticamente smesso di acquistare le forniture di soia americane, dirottando la domanda in Brasile o Canada.
Un po' più  strana la scarsa vena di Tokyo, in una giornata in cui lo Yen flirta con 110 vs $.

Apparentemente gli indici generali sono stati zavorrati dal settore auto,  dopo i mediocri risultati di vendita in US di Honda e Nissan. Sorprendentemente snobbati i buoni PMI di aprile (servizi 52.5 da 50.9, composite 53.1 da 51.3) i primi dati inequivocabilmente positivi in Giappone da un po' di tempo a questa parte.
L'apertura europea dopo la festività di ieri ha visto gli indici giovarsi principalmente del calo dell'€, oltre una figura sotto  i livelli di lunedi e al test di 1.20 vs $.

Normale che ad avvantaggiarsi maggiormente delle mutate prospettive sul cambio sia stato il DAX.
Le revisioni ai PMI manifatturieri di aprile hanno ulteriormente temperato il calo del mese. Il dato composite Eurozone è stato corretto al  rialzo di 0.2 e, a 56.2,  risulta solo 0.3 sotto  il  livello di marzo.
Siamo sempre ai minimi da 14 mesi,  ma il  livello di attività resta  comunque solido. Tra i motivi per la recente debolezza è citato il calo degli ordini esteri, dovuto almeno in parte alla forza dell'€. In questo senso la recente inversione di tendenza è un segnale positivo per i prossimi mesi.

Dal punto di vista geografico, male  l'Italia (-1.6 a 53.5), meno la Spagna (-0.4 a 54.4), mentre le revisioni ai dati flash per Francia e Germania hanno cambiato poco il quadro (rispettivamente +0.2 a 53.8 e -0.1 a 58.1).
In linea con le attese il rallentamento del GDP Eurozone (+0.4% da precedente +0.7%).
In generale il mercato ha considerato questi temi "old news" e il focus è rimasto  principalmente sulla forza del biglietto verde e il  FOMC di stasera.

Nei movimenti dei cambi era ben percepibile il timore degli investitori che dallo Statement potesse emergere qualcosa in grado di accelerare il trend di recupero del biglietto verde.
Nell'attesa, in US l'ADP survey è uscita grossomodo in linea con le  attese (204.000 nuovi occupati vs 198.000 ad aprile nel settore privato  US) il che non offre alcun aiuto per prevedere i payrolls in uscita venerdi.
Nel pomeriggio i flussi di ricopertura sul dollaro si sono intensificati, cosa che ha ulteriormente innervosito Wall Street, autrice di un apertura in ribasso.

Ma, con l'€ improvvisamente in calo da inizio anno e sotto  il livello di 1.20 gli indici europei non ne hanno sofferto più di tanto, e hanno in generale chiuso a poca distanza dai massimi di seduta. In moderato  aumento i tassi core, mentre tra i periferici la carta italiana ha recuperato parte dell'allargamento dello spread seguito al fallimento del mandato esplorativo di Fico, e conseguente invocazione dei elezioni anticipate da  parte di Di Maio.
Sul fronte tecnico, se Wall Street resta nella terra di nessuno, nella  parte bassa del recente range, gli indici europei invece hanno messo a segno un buon recupero, che vede alcuni di questi approcciare i massimi (Italia e più recentemente Francia), altri (Eurostoxx) recuperare i livelli di fine 2017.

Interessante il quadro offerto dal Dax che oggi ha avuto ragione della resistenza in  area 12.650 (massimo di aprile e media mobile  a 200 giorni).
Alle 20 lo statement FOMC non ha riservato particolari sorprese ne spunti particolarmente significativi in un senso o nell'altro. La doverosa notazione che l'inflazione si è avvicinata all'obiettivo è stata bilanciata dall'aspettativa che questa rimanga attorno ai livelli attuali e dalla scomparsa, nel testo, della parte in cui si osservava che il quadro macro si era rafforzato negli ultimi mesi.
Il mercato ha reagito principalmente all'assenza di segnali di impazienza da parte del FOMC: Il Dollaro ha perso un po' di forza, i treasury sono marginalmente rimbalzati e Wall Street ha dato qualche segnale di sollievo.

Ma le reazioni dovrebbero rivelarsi effimere ed il focus dovebbe passare in tempi brevi su altri driver (ISM non manufacturing, Durable orders, Labour market report di aprile).
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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