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lunedì 28 maggio 2018

Mini-Bot o Ccf: la grande illusione


Si discute di Mini-Bot e Ccf (Certificati di credito fiscali), strumenti finanziari per ridurre il debito e creare liquidità. Di fatto sarebbero una moneta alternativa all’euro e altro debito per lo stato. Esperimenti destinati a fallire come nei casi passati.
Nell’intento di escogitare soluzioni per ridurre più rapidamente e consistentemente il rapporto debito/Pil, il cui livello così elevato indebolisce la percezione internazionale del paese e ostacola il rafforzamento della ripresa economica, sorgono periodicamente proposte che illudono di poter magicamente accelerare un processo di per sé lungo e non semplice.

Cosa sono i mini-Bot

Rientra in tale ambito l’ipotetica emissione di cosiddetti mini-Bot, con la finalità, da un lato, di ridurre il debito pubblico e, dall’altro, favorire le imprese che vantano crediti verso la pubblica amministrazione e ridurre il carico fiscale.

In realtà i dettagli tecnici non sono stati puntualmente descritti, per cui le interpretazioni che ne sono state date potrebbero non collimare perfettamente con le caratteristiche esatte dello strumento; almeno alcune, tuttavia, dovrebbero corrispondere a quanto emerso dal dibattito, altrimenti le finalità stesse della proposta verrebbero meno.
Con questa doverosa premessa, analizziamone almeno le criticità più evidenti.
I mini-Bot costituirebbero debito a tutti gli effetti. Ogni emissione di titoli pubblici rappresenta debito, indipendentemente dalla durata e dalle caratteristiche finanziarie. Tuttavia, si obietterà, viste le peculiarità dello strumento, difficilmente i mini-Bot potrebbero essere classificati come titoli: sarebbero emessi alla pari, non avrebbero scadenza, sarebbero al portatore in forma cartacea, in piccoli tagli con l’indicazione del loro valore.

Queste caratteristiche li assimilano pienamente alle banconote, facendoli rientrare nella categoria “currency”, anch’essa una voce di debito.
Rappresentando una moneta alternativa, si metterebbero immediatamente in contrasto col Sistema monetario europeo, di cui l’Italia fa parte, in violazione dell’art.
128 del Trattato dell’Unione Europea e dell’art. 10 del Regolamento CE/974/98: “…le banconote in euro sono le uniche aventi corso legale negli Stati membri partecipanti”.
I mini-Bot potrebbero circolare solo in Italia e sarebbero utilizzati per pagare i fornitori della pubblica amministrazione.

In questo modo, i fornitori non potrebbero impiegarli per regolare transazioni con controparti non italiane. Questo, al di là del valore nominale riportato sul titolo, ne farebbe ridurre notevolmente il valore effettivo, rendendo poco gradita questa forma di pagamento. Dovrebbero, allora, essere almeno accettati come moneta fiscale per il pagamento delle imposte; in tal caso, però, non solo lo stato aumenterebbe il suo debito finanziario per l’emissione dello strumento, ma vedrebbe altresì ridurre i propri introiti fiscali, che dovrebbero essere compensati da un maggior ricorso al mercato.

Si determinerebbe quindi un effetto moltiplicatore del debito, in totale contrasto con l’obiettivo dichiarato.

La variante Ccf – Certificati di credito fiscali

Una variante di questa proposta sono i Ccf (Certificati di credito fiscali), che lo stato dovrebbe emettere per riceverli poi in pagamento delle imposte due anni dopo.
Secondo i proponenti avrebbero un mercato, sarebbero negoziabili e potrebbero essere accettati in pagamento di normali transazioni commerciali, ma non rientrerebbero nel debito di Maastricht in quanto classificabili da Eurostat come “non payable deferred tax-assets”, cioè imposte non maturate e quindi praticamente inesistenti.

Tuttavia, una volta emessi, esprimono un impegno dello stato a riconoscerne il valore e quindi si connotano come debito finanziario. Anche volendo ipoteticamente assimilarli ai debiti commerciali (che non rientrano nel debito di Maastricht), appena usati come mezzo di pagamento diventerebbero debito finanziario, così come accade quando un debito commerciale viene ceduto in banca per essere almeno in parte monetizzato.
Inoltre, se, come sembra nelle intenzioni dei loro fautori, fossero elargiti in pagamento aggiuntivo a dipendenti pubblici o utilizzati per pagare maggiori investimenti pubblici al fine di accrescere la domanda interna, il loro controvalore aumenterebbe all’istante anche il deficit. Infatti Eurostat registra per competenza economica i flussi delle transazioni ai valori e nel momento in cui queste si perfezionano, anche se non si verifica l’effettivo scambio monetario.

Quindi sarebbe addirittura il deficit annuo a innalzarsi in misura corrispondente. Ove, invece, non finanziassero spese aggiuntive, la riduzione di entrate fiscali si registrerebbe immancabilmente due anni dopo. Peraltro, come nel caso dei mini-Bot, essendo nella sostanza mezzi di pagamento, è altamente probabile che Eurostat li classificherebbe come moneta e si replicherebbero tutte criticità già evidenziate per i mini-Bot.

Fallimenti internazionali

Per concludere, non si può non rilevare che le rare esperienze internazionali di misure del genere qui considerato si sono rivelate dei fallimenti (Germania del 1933, Argentina, California), mentre i casi di mera, esplicita doppia circolazione di moneta sono relegati a paesi caratterizzati da sottosviluppo e/o carenza di democrazia.
Di Maria Cannata
Autore: La Voce Fonte: News Trend Online

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