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giovedì 24 maggio 2018

Mattarella nomina Conte, la UE ci presenta il conto


La vicenda del curriculum taroccato dal prof. Conte è stata il classico fuoco di paglia, per ostacolare un percorso che Salvini e Di Maio avevano saldamente concordato, e come tale si è presto esaurita. Mattarella, dopo aver verificato che i fidanzatini mantenevano la medesima fiducia nel sacerdote che dovrà benedire le loro nozze, non ha potuto esimersi dal conferire l’incarico ufficiale per la formazione del governo.
L’andatura ora dovrebbe accelerare, anche perché il programma è già stato fotocopiato dall’accordo fatto da Salvini e Di Maio.

Resta ancora da definire il gruppo dei ministri, e risolvere il problema Savona, che Salvini vuole fermamente all’Economia, anche se (o proprio per quello) l’interessato ha confermato tutta la sua ostilità nei confronti delle regole europee nelle poche dichiarazioni fatte in questi giorni.
E’ un nome scomodo, che Mattarella cercherà di stoppare per non irritare troppo Bruxelles.
Nulla sembra però in grado di impedire il varo di quella che Di Maio ha impropriamente continua a  definire Terza Repubblica, ma che più modestamente possiamo definire come il primo governo sovranista del dopoguerra.
Intanto Conte si è già autodefinito “l’avvocato difensore del popolo italiano”, e già ci tocca andare con la mente a calcolare quanto costano gli avvocati.
Anche perché, se procediamo con la metafora, possiamo pensare che prossimamente si svolgerà una sorta di processo al nostro paese, con la Commissione UE in veste di Pubblico Ministero e i mercati finanziari come Giudici.
A giudicare da quel che si è visto ieri la nomina dell’avvocato difensore non è stata particolarmente gradita dal giudice, che ha penalizzato ancora il nostro spread (terminato a 191 punti) ed il nostro Ftse-Mib (-1,31%), anche se il finale di seduta, grazie al recupero dai minimi degli indici USA, è stato migliore di quel che si è visto al mattino, quando lo spread è balzato addirittura a 206 e sull’indice si è vista una perdita anche superiore al -2%.
Ieri si è fatto vivo anche il Pubblico Ministero di questo processo immaginario, dato che la Commissione UE ha presentato le raccomandazioni per i singoli paesi, nell’ambito del patto di stabilità che regola gli equilibri di bilancio che ogni paese aderente deve rispettare.
Per l’Italia, seppure espresse con parole rispettose e disponibilità a parlarne col nuovo governo, le richieste sono per una correzione da 0,3% del PIL per il nostro deficit 2018, rispetto a quel che ha presentato nel DEF provvisorio il ministro Padoan, e una riduzione del deficit di un ulteriore 0,6% del PIL per il bilancio 2019, che il nuovo governo dovrà presentare in autunno.

Niente di sorprendente, ma è proprio la conferma dei compiti di risanamento da svolgere che va decisamente in rotta di collisione con le enormi spese previste nel contratto di governo e senza coperture. E dato che le prime parole di Salvini sono state “ora via subito con la Flat Tax e l’abolizione della Fornero” ho l’impressione che il lavoro per l’avvocato difensore sia già decisamente ostico prima ancora di cominciare.
Ieri è stata una giornata negativa per l’azionario di tutta l’eurozona.

Anche Dax tedesco e Eurostoxx50 hanno perso ben più di un punto percentuale, dilapidando assai più di quanto avevano raccolto nella prima parte della settimana.
A scuotere le convinzioni degli investitori europei è stato, da un lato, l’arrivo di indici PMI sulla fiducia dei manager dell’Eurozona che per maggio hanno registrato una flessione che conferma il rallentamento in corso dell’economia europea.
Dall’altro lato confonde le idee e spinge a prese di beneficio il caos continuo della politica estera di Trump. Ieri si è dichiarato insoddisfatto dei colloqui di pace commerciale con la Cina, dopo averli magnificati qualche giorno fa. Inoltre a pochi giorni dalla scadenza della sospensione non si vedono progressi nelle trattative USA-UE per evitare il primo giugno i dazi decisi da Trump sull’acciaio e l’alluminio proveniente dall’Europa.

E non basta. Trump ha aperto un altro fronte, ordinando una indagine sulle importazioni americane di auto, per arrivare a mettere dazi anche in questo settore, dove l’Europa fa la parte del leone. Ciliegina sulla torta il progressivo deteriorarsi delle relazioni con la Corea del Nord, che allontanano sempre più l’incontro storico Trump-Kim che dovrebbe sancire la denuclearizzazione della penisola coreana.
Su questo tema lo staff presidenziale americano è riuscito a fare una frittata peggiore di quelle che solitamente fa il Presidente, andando ad accostare il destino futuro della Corea del Nord, dopo che saranno eliminati i missili nucleari Kim, a quello della Libia di Gheddafi.

Non stupisce che Kim abbia risposto con estrema durezza, ipotizzando che i colloqui di pace potrebbero essere sostituiti da lanci di missili nucleari.
Capire che cosa succederà oggi sui mercati non è facile. Le turbolenze sono molte e sarebbe abbastanza logico attendersi debolezza sugli indici europei, dato che le novità sulla guerra commerciale penalizzano l’economia europea.
E’ possibile che continui la caduta dell’indice italiano, anche se ora l’eccesso ribassista comincia ad essere notevole e l’indice Ftse-Mib si trova su un’area di supporto, che potrebbe farlo rimbalzare almeno un po’. Anche le quotazioni dei nostri BTP sono in ipervenduto e una pausa nel rialzo dello spread non sarebbe affatto sorprendente.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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