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venerdì 11 maggio 2018

L’Italia s’è mesta


Con il progredire delle trattative per la formazione del governo giallo-verde (cominciamo ad abituarci ai nuovi colori che ci presenta a la moda politica estiva di quest’anno) che dovrebbe nascere lunedì, dopo che Mattarella ha concesso altri tempi supplementari a Lega e M5S per parlare anche un po’ di contenuti, i mercati ci hanno dato ieri il secondo segnale di preavviso su come potrebbe venir trattato il nostro paese quando il gatto leghista e la volpe pentastellata propineranno agli italiani il programma che prevede di seminare l’albero degli zecchini.
Mentre tutti gli indici delle borse europee hanno viaggiato per tutta la giornata con moderata positività, il nostro spread BTP-Bund ha continuato a salire (ieri ha chiuso a 139 punti base, mentre due giorni prima era a 122) e Piazzaffari è tornata ad essere, per la seconda volta in tre sedute, di gran lunga la peggiore piazza d’Europa, perdendo circa un punto percentuale con l’indice Ftse-Mib.
Si erode così progressivamente la sovraperformance della borsa italiana in questo 2018, che ha visto l’indice delle nostre blue chip andare regolarmente meglio degli altri indici mondiali fino alla fine della scorsa settimana.

Ma da quando si è palesato lo scenario del matrimonio tra Salvini e Di Maio, ecco che i timori degli investitori stranieri si fanno palpabili e generano bordate di vendite fin dal mattino, che improntano al ribasso la giornata del nostro Ftse-Mib, mentre i rendimenti richiesti per prestare soldi al nostro Ministero dell’Economia salgono inesorabilmente, bocciando a priori la credibilità del futuro governo, prima ancora che nasca.
I mercati cominciano a scontare il timore per un programma decisamente costoso per le casse dello stato e in grado di mettere a soqquadro i conti pubblici assai più di quanto siano riusciti a fare i governi Renzi e Gentiloni nel recente passato.
E pensare che in giro per le borse azionarie mondiali si respira un’aria piuttosto positiva, con l’indice delle blue chips europee Eurostoxx50 che si avvia a chiudere la settima settimana positiva consecutiva, ed altrettanto fa l’indice tedesco Dax, che è tornato da qualche giorno a dettare la linea rialzista all’Europa con performance molto convincenti.
In USA si vive addirittura un periodo di euforia, come ai bei tempi dello scorso anno, quando  qualunque scemenza venisse annunciata od attuata da Trump veniva salutata da rialzi azionari.
L’annuncio dei giorni scorsi di rigettare il Trattato stipulato da Obama, dalla Russia e dalla UE nel 2015 con l’Iran, per controllarne la proliferazione nucleare, sta isolando gli USA dal consesso delle potenze mondiali in sede ONU, infiamma il medio-oriente di sentimenti anti-americani, produce sanzioni destinate a ridurre il commercio con l’Iran, non solo per gli USA, ma anche per gli alleati europei che hanno deciso di non rinnegare l’accordo.

Ma invece di preoccupare le borse azionarie USA, sembra galvanizzarle, al punto che ieri l’indice SP500, con una seduta tutta al rialzo (+0,94%), che colora ampiamente di verde la candela di questa settimana, è riuscito a superare in un sol colpo sia la trendline discendente dai massimi del gennaio scorso, lato superiore del triangolo in cui è rimasto invischiato da 3 mesi e mezzo, sia l’ultimo dei due massimi discendenti che hanno fermato i rimbalzi dopo il crollo della prima parte di febbraio. 
SP500 fornisce così un segnale rialzista chiaro, che, per prudenza, pretenderei che fosse seguito da una conferma oggi nella seduta finale della settimana.

Ed è un segnale di forza da non sottovalutare, poiché la rottura rialzista del triangolo pone nel mirino degli investitori non solo il ritorno ai massimi del 2018, ma addirittura la possibilità di estendere il rialzo ben oltre, poiché l’obiettivo teorico massimo del movimento rialzista, che dovrebbe essere generato nelle prossime settimane dal segnale di ieri, è situato addirittura a quota 3.030 (non è un errore di digitazione).
E si noti che il Dow Jones analogo segnale l’ha già dato mercoledì e ieri lo ha già confermato, mentre il tecnologico Nasdaq100 è addirittura più avanti nel cammino di ritorno ai massimi, essendo arrivato già a poca distanza (circa 3 punti percentuali) dal suo top assoluto del 13 marzo .
Mi rendo conto che il grafico di SP500 ci sta proponendo una ipotesi di lavoro piuttosto coraggiosa, in presenza di un medio-oriente sull’orlo di una guerra aperta tra Israele ed Iran, di sanzioni al regime sciita riesumate e potenziate da Trump, di guerra dei dazi con la Cina, che non è più sulle prime pagine dei giornali, ma sta continuando, di prospettive di inflazione in aumento, anche per colpa del prezzo del petrolio, l’unico a preoccuparsi della situazione geopolitica medio-orientale, di una FED che farà un rialzo dei tassi a giugno e a settembre e forse un terzo a dicembre, portando il costo del denaro su livelli vicini alla normalità, e che procede, lentamente ma con continuità, a diminuire la montagna di titoli di Treasury presenti nel suo bilancio. 
In tali condizioni pensare che l’indice azionario SP500 possa salire fino a varcare la soglia del paradiso dei 3.000 punti, pare fantascienza allo stato puro.

E forse lo è, ma questo è quel che ci propone il grafico di SP500, se Wall Street oggi conferma la rottura rialzista avvenuta ieri.
Come fantascienza appare la possibilità che i mercati consentano al nostro futuro governo degli incompetenti (ve lo immaginate Salvini al Ministero degli Interni a dirigere la polizia alla guida di una ruspa e Giggino Di Maio agli Esteri, a discutere di geopolitica con i grandi della terra, mettendo il traduttore in difficoltà con i congiuntivi creativi?) di portare avanti senza problemi le loro riforme da paese dei balocchi, che in questi giorni stanno progettando.
Ma in Italia, purtroppo, non abbiamo più i grafici a sostegno del sogno dell’eterno scroccone, quello che si indebita a tutto spiano e non vuole pagare interessi.

Quello che s’imbuca nelle feste altrui senza pagare il conto.
Lo stiamo facendo da qualche anno, anche grazie a Draghi che si è rovinato la faccia con i tedeschi per consentirci un risanamento che non abbiamo mai fatto. Ora i due giovani fidanzatini pensano di poter ripetere il gioco dello scroccone, assai più di prima.
Ma stavolta forse i tramezzini sono già finiti.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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