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mercoledì 16 maggio 2018

L’azionario torna positivo mentre la politica si infiamma

Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm e del Centro Studi Moneyfarm, spiega che l’attenzione dei mercati è tornata a concentrarsi sullo scenario siriano e mediorientale più in generale. L’effetto più diretto ha riguardato le materie prime. Il petrolio naturalmente vola in fasi di incertezza, da inizio anno ad aprile è salito del 12%.
Inoltre, le nuove sanzioni contro società russe hanno determinato un incremento del prezzo di alcuni metalli industriali, per i quali la Russia rappresenta uno dei maggiori produttori mondiali.
L’azionario è tornato positivo nelle principali aree geografiche ad aprile, dopo due mesi segnati da forti ribassi.

Degne di nota sono la sottoperformance dei Paesi Emergenti, con Turchia, Russia e Cina che stanno pesando in negativo, e la sovraperformance degli indici Europei rispetto agli indici USA.
Il rialzo dei tassi d’interesse è un altro dei temi caldi di quest’anno - spiega Roberto Rossignoli -.
Ci sono due forze che vanno in direzioni opposte: da una parte la volatilità sulle azioni spinge gli investitori verso i bond, abbassando i tassi. Dall’altra le aspettative di inflazione spingono i tassi verso l’alto. In questo contesto, le aspettative di inflazione pian piano stanno tornando a crescere e i mercati azionari positivi rappresentano lo scenario ideale per un rialzo dei tassi.

L’area da monitorare con più attenzione resta l’Eurozona, dove i tassi sono ancora ancorati a minimi storici.

Medio Oriente

L’attenzione della stampa e dei mercati nelle ultime settimane è tornata a concentrarsi sullo scenario siriano e mediorientale più in generale.
L’effetto più diretto sui mercati ha riguardato le materie prime.
Il petrolio naturalmente vola in fasi di incertezza, da inizio anno ad aprile è salito del 12% - spiega Roberto Rossignoli -. Inoltre, le nuove sanzioni contro società russe hanno determinato un incremento del prezzo di alcuni metalli industriali, per i quali la Russia rappresenta uno dei maggiori produttori mondiali.

In generale scegliamo sempre per i nostri clienti un'esposizione alle materie prime limitata. Resta tuttavia interessante scoprire come questo si trasmetterà all’inflazione, che ricordiamo essere uno dei principali temi del 2018.
Riassumendo gli avvenimenti, in Siria abbiamo assistito a un’azione militare da parte di USA, Francia e Regno Unito mirata a neutralizzare una base militare delle forze lealiste, dopo l’accusa di un attacco con armi chimiche effettuato contro i ribelli.

La schermaglia verbale tra Russia e Stati Uniti ha raggiunto un nuovo apice, aumentando il senso di incertezza internazionale. Oltre alla Siria, anche l’Iran ha avuto la sua dose di attenzione. Le recenti nomine di Trump, John Bolton e Mike Pompeo soprattutto, fanno pensare a un deciso indurimento della posizione della Casa Bianca sulla questione iraniana, che riguarda il programma energetico nucleare del Paese.
Analizzando i trending topic di Google, è possibile misurare l’interesse per le varie crisi geopolitiche Come si può notare, l’attenzione per la Siria è più sporadica, ma intensa quando si verifica, mentre la Corea del Nord è stata motivo di attenzione a partire dall’estate scorsa, interesse che poi è progressivamente scemato con il distendersi della situazione.

Costante invece l’interesse per l‘Iran, che è rimasto sullo sfondo senza vere e proprie impennate, ma che marca il numero di ricerche medie giornaliere più alto.

Earning Seasons

L’azionario è tornato positivo nelle principali aree geografiche ad aprile, dopo due mesi segnati da forti ribassi - spiega Roberto Rossignoli -.
Degne di nota sono a nostro avviso la sottoperformance dei Paesi Emergenti, con Turchia, Russia e Cina che stanno pesando in negativo, e la sovraperformance degli indici Europei rispetto agli indici USA.
Questo ci sorprende un po’ visto che, per ora, gli utili stanno dando ragione alle società d’oltreoceano.

Siamo ormai nel vivo della stagione delle trimestrali, e per ora a impressionare per tassi di crescita e per superamento delle aspettative sono proprio gli Stati Uniti. Sia le vendite che gli utili stanno battendo le attese, e i numeri dall’anno scorso mostrano tassi di crescita a doppia cifra.
In Europa invece sia la sorpresa che la crescita si manifestano in tono minore rispetto a tre mesi fa.
I risultati delle Earning Seasons negli Usa sono stati tra i più positivi degli ultimi nove anni. Anche il livello di sorpresa economica (linea nera) è tornato a crescere nel primo trimestre, sulla scia delle trimestrali positive, raggiungendo il livello più alto dal primo trimestre 2011 (dopo un anno in costante calo).

Evoluzione della dinamica inflazione-tassi

Il rialzo dei tassi d’interesse è un altro dei temi caldi di quest’anno - spiega Roberto Rossignoli -.

A inizio anno avevamo assistito a un forte incremento sulla scia delle spinte inflazionistiche. La corsa dei tassi era poi rallentata durante il periodo negativo che ha colpito i mercati azionari. Durante la turbolenza, molti investitori hanno deciso di riparare su questa asset class che era riuscita comunque a offrire qualche spunto di diversificazione.
Ci sono due forze che vanno quindi in direzioni opposte: da una parte la volatilità sulle azioni spinge gli investitori verso i bond, abbassando i tassi.

Dall’altra le aspettative di inflazione spingono i tassi verso l’alto. La dinamica dei tassi USA di aprile è il risultato di questi due fattori.
In questo contesto, le aspettative di inflazione pian piano stanno tornando a crescere e i mercati azionari positivi rappresentano lo scenario ideale per un rialzo dei tassi.
Non ci siamo stupiti di vedere il decennale americano superare la fatidica soglia del 3%, livello più alto dal dicembre 2013. Questo movimento ha ricevuto molte attenzioni, forse anche troppe: riteniamo che i tassi continueranno a salire, anche in modo più lento delle attese di molti.

L’area da monitorare con più attenzione resta l’Eurozona, dove i tassi sono ancora ancorati a minimi storici. Bisogna ricordare che la Banca Centrale Europea detiene una quota di bond più larga di quanto ne abbia posseduti la Fed e questo aumenta la sensibilità dei prezzi alla politica monetaria.
Il grafico delinea la correlazione delle valutazioni azionarie con il livello dei tassi dei bond (linea rossa, da leggersi sull’asse sinistro) - spiega Roberto Rossignoli -.

Come si può vedere la relazione è positiva. Questo vuol dire che quando i prezzi delle azioni crescono, i tassi si alzano e il valore dei bond di conseguenza scende. Al contrario, il calo delle azioni determina un aumento del valore dei bond. Questa relazione alla base della diversificazione tra queste due asset class era diminuita lo scorso anno ma adesso è tornata a livelli storici.
La linea nera (da leggersi sull’asse destro) indica il valore dei Treasury americani che è tornato sopra la soglia del 3%.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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