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mercoledì 9 maggio 2018

Il primo segnale, forte e chiaro


Oggi, come raramente faccio, dedico l’intero commento quotidiano al mercato finanziario italiano, anche se la giornata di ieri si è conclusa con il tanto clamoroso quanto atteso annuncio da parte di Trump di uscita dall’accordo sul nucleare iraniano ed il ripristino graduale delle precedenti e di nuove sanzioni economiche contro l’Iran, che non mancherà di avere conseguenze sugli scenari geopolitici e sul prezzo del petrolio.
Avremo occasione di parlarne prossimamente. Oggi preferisco focalizzare l’attenzione su quel che è successo in Italia, anche perché ci tocca più da vicino.
E’ avvenuto proprio quel che paventavo nella parte finale del commento di ieri, cioè il risveglio dell’attenzione da parte degli investitori sulla drammatica evoluzione dello scenario politico ed il conseguente primo messaggio, forte e chiaro, dato dai mercati finanziari, ai vincitori-perdenti delle elezioni del 4 marzo, che stanno forzando la mano di Mattarella per giungere al più presto al voto balneare anticipato.
Ciò che ha convinto i mercati a cominciare a vendere Italia è stata la fulminea ed arrogante reazione della coppia di amici-avversari Salvini-Di Maio all’accorato appello di Mattarella fatto in diretta televisiva nella serata di lunedì, affinché i tre poli litiganti (Centro-destra, M5S e PD) appoggino con la fiducia la formazione di un “governo di servizio”, guidato da una figura neutrale e con obiettivi limitati per traghettare il paese nel 2019 e rispettare i principali impegni dei prossimi mesi.

L’Italia ha infatti da adempiere entro quest’anno almeno a 4 incombenze. La più immediata è la partecipazione con un governo pienamente in carica al Consiglio d’Europa di giugno, che dovrà decidere sui tagli al bilancio UE post Brexit e la riforma delle politiche di controllo dell’immigrazione, due temi su cui occorre difendere con forza autorevole i nostri interessi nazionali.
Poi verrà la ricerca si risorse (12,4 miliardi di euro) per evitare l’aumento automatico delle principali aliquote IVA di oltre due punti, che scatterebbe a fine anno. Nel frattempo si dovrà anche attuare la più volte rimandata manovra correttiva per coprire il buco lasciato dai precedenti governi rispetto agli impegni del fiscal compact sul 2018, che ammonta ad un importo compreso tra i 5 e 8 miliardi di euro (dipende dallo sconto che ci farà la UE).

Infine entro ottobre occorrerà presentare  la legge di bilancio (quella che si chiamava legge finanziaria e poi legge di stabilità) per il 2019, che dovrà essere approvata dal Parlamento entro dicembre, onde evitare l’onta dell’esercizio provvisorio. Ci sarebbe poi anche la riforma del Rosatellum, che ha mostrato tutta la sua inefficacia a produrre governabilità.
Ma questa dipende non dal governo, ma dal Parlamento, e siccome finora, dal Porcellum in avanti, ogni riforma elettorale è riuscita a peggiorare la precedente legge, non so neanche se augurare che venga fatta.
La riflessione di Salvini e Di Maio sulle accorate e preoccupate parole di Mattarella è durata 7 minuti.

Sono partiti subito i tweet che hanno stroncato la proposta del Capo dello Stato, negando la fiducia a qualunque governo diverso da quello che loro non sono riusciti a formare, e chiesto elezioni il più presto possibile. Il governo di tregua verrà sfiduciato alla nascita e dovrà fissare le elezioni dopo che Mattarella scioglierà le Camere e manderà a casa deputati e senatori prima ancora che comincino a lavorare.
Gli italiani in vacanza saranno chiamati a votare in luglio ed ovviamente al Consiglio d’Europa di giugno l’Italia sarà rappresentata da un governo autorevole come il 2 di picche.
Sembra la sceneggiatura di un film di Checco Zalone.
Se poi ci inoltriamo ad indagare su come potrebbero finire le elezioni di luglio, i sondaggi ci mostrano una impetuosa salita della Lega di Salvini, che si mangerebbe gran parte dell’elettorato di Forza Italia.

Il M5S giocherà tutta la campagna elettorale come se fosse un ballottaggio, sperando di mangiarsi gli elettori del PD, che potrebbe subire altre sanguinose perdite di consenso. Può darsi però che nessuno riesca ad arrivare al famoso 40% che farebbe scattare il premio di maggioranza, e ci ritroveremmo daccapo.
Se invece il centro-destra dovesse farcela, oppure, meno probabilmente, dovesse farcela il M5S, l’Italia troverebbe l’agognata governabilità. Ma avrebbe un governo populista e (se vince Salvini) anche sovranista ed anti-europeo. Cioè l’ipotesi che temono maggiormente l’euro-burocrazia ed i mercati finanziari.
Ecco perciò che lo scenario-incubo, per tanti mesi lasciato in freezer dalla pazienza degli investitori, che speravano di non doverlo mai estrarre, si è rapidamente scongelato ed ha indotto i mercati ad iniziare le prove generali di quel che potrebbe accadere nei prossimi mesi: vendita di BTP, con il balzo dei rendimenti (il decennale si è preso 10 punti base in un solo giorno, da 1,76% a 1,86%), e dello spread BTP-Bund (+9 punti base, da 122 a 131); vendita di azioni italiane, con quasi tutti i titoli del paniere Ftse-Mib in negativo e crollo dell’indice con un -1,64% finale, che però in mattinata è arrivato a perdere anche -2,5%.

Tutto ciò mentre Eurostoxx50 scendeva al massimo intorno al mezzo punto.
La tanto ammirata forza del nostro mercato azionario, che lo aveva portato ad essere la miglior borsa del 2018, a ritoccare i massimi di gennaio ed a bussare lunedì scorso alle porte del paradiso rialzista (i massimi del novembre 2009), è evaporata come neve al sole, rattrappita dai no a Mattarella dei neo sovranisti italioti.
Prendiamone atto e non sottovalutiamo questo primo ceffone dei mercati.

Se i nostri politici si ostineranno a credersi padreterni e continueranno ad ignorare ogni compatibilità finanziaria non sarò l’ultimo, ma solo il primo di una lunga serie. Se continueranno ad illudere il popolo italiano che, nelle tempeste della moderna economia globalizzata, da soli si naviga meglio, i mercati si incaricheranno a più riprese di ricordarci che l’Italia, da sola, è un barcone alla deriva nel mediterraneo, né più, né meno dei tanti che trasportano quegli immigrati derelitti che noi, cinicamente, evitiamo di vedere voltandoci dall’altra parte.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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