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giovedì 10 maggio 2018

Il matrimonio s’ha da fare. Ma quale?


L’alternarsi delle vicende politiche italiane, che assomigliano sempre più ad una telenovela sentimentale, hanno presentato ieri il colpo di scena del possibile accordo in extremis tra M5S e Lega per formare il governo. Proprio mentre Mattarella sceglieva i ministri del suo “governo di servizio”, destinato a nascere sfiduciato e a portare già a luglio a rivotare gli italiani che non sono in vacanza, la coppia di amanti clandestini Salvini-Di Maio è uscita allo scoperto con la richiesta a Mattarella di ulteriori 24 ore di tempo per fare quel che non sono riusciti in 66 giorni.
La novità è che Salvini è riuscito ad ottenere dal suo alleato-finanziatore Berlusconi il via libera a fare il governo con Di Maio senza Forza Italia, rimuovendo così l’ostacolo che rendeva impossibile il matrimonio, perché il “giovane leader” dei 5Stelle non ne voleva proprio sapere di mettersi al tavolo delle trattative con il Cavaliere condannato.
A dire il vero, più che Salvini, a convincere Berlusconi a fare un passo indietro, sono stati i sondaggi, che hanno ipotizzato un crollo di voti per Forza Italia di circa 5-6 punti percentuali se si votasse a luglio.

Pertanto, pur di non votare, Silvio ha smesso i panni del Don Rodrigo e rivestito quelli del  “responsabile”, dando il nulla osta al matrimonio governativo dei promessi sposi.
Il lettore si chiederà come sia possibile in un giorno risolvere il rebus su chi farà il premier, dato che vorrebbero farlo entrambi e la nostra Costituzione non prevede la coppia presidenziale, e soprattutto individuare un programma comune da servire agli italiani.
Me lo chiedo anche io e rimango allibito da come si possa perdere tanto tempo in tatticismi per poi dedicare ai contenuti poche affrettate ore per buttare giù un programma basta che sia.
Pare abbastanza evidente che il vero contenuto del nuovo governo è la brama di sedere nella stanza dei bottoni da parte di due giovani leader, bravissimi a fomentare il voto di protesta, ma forse inconsapevoli del peso e della complessità che comporta la guida del governo del terzo più importante paese dell’Unione Europea.
Stiamo a vedere, perché la telenovela sta assumendo le vesti di un thriller e potrebbero esserci anche oggi altri colpi di scena dall’incontro che i due fidanzatini avranno per sciogliere proprio i nodi del programma e del premier.
La scelta più importante sarà decidere se il governo che si formerà avrà il corto respiro di un governo che affronti solo l’emergenza e la riforma del Rosatellum, per portarci a votare il prossimo anno e far risolvere al popolo italiano il derby Lega-M5S, dopo aver escogitato la formula che consenta a chi prende più voti di governare poi da solo per tutta la prossima legislatura.
Oppure se si vuole formare un governo con l’ambizione di durare a lungo.

In questo secondo caso il programma da definire non sarà una passeggiata perché bisognerà stabilire innanzitutto quale dovrà essere l’atteggiamento con cui si affronteranno gli impegni europei del nostro paese e poi quali delle grandi riforme annunciate in campagna elettorale, tutte molto costose per i conti pubblici, usciranno dai volantini elettorali per entrare nel programma ufficiale del nuovo governo.
E’ proprio su queste scelte che i mercati valuteranno gli eventi politici italiani, dopo la bacchettata affibbiata martedì alla decisione di affossare il governo di servizio di Mattarella.
Ho la sensazione che, se il nuovo governo avrà il respiro corto ed il programma minimale, rinviando le discutibili e pesanti riforme presentate in campagna elettorale da Lega e 5Stelle, i mercati potrebbero imitare Berlusconi ed attribuirgli la “benevola astensione”, consentendo ai nostri BTP ed alla nostra borsa di rimanere agganciati al comportamento degli altri mercati mondiali.

Si otterrebbe di fatto il medesimo risultato del governo di servizio di Mattarella, magari con qualche parola in libertà in più, ma nella sostanza la trasgressione alle regole di Bruxelles per un anno sarebbe limitata.
Ben diverso sarebbe il comportamento dei mercati se venissero in qualche modo inseriti in un programma di legislatura le bandiere elettorali dei due partiti: Flat Tax, reddito di cittadinanza, sfondamento dei limiti al deficit imposti dal fiscal compact con la UE, allineamento alle posizioni del Patto di Visegrad durante le riunioni europee.
Un governo con questi connotati spingerebbe gli investitori internazionali ad abbandonare l’Italia e punire nei prossimi mesi i nostri titoli obbligazionari ed azionari.
Mi resta poco spazio per parlare degli altri mercati.

Ma debbo osservare che ieri i mercati azionari  ed ancor più il prezzo del petrolio, hanno festeggiato la decisione di rottura di Trump contro l’Iran.
Il petrolio si è posizionato al di sopra dei 71 $ al barile, tornando ai prezzi di fine novembre 2014.
L’indice USA SP500 ha invece rotto finalmente l’ostacolo di 2.683 e si è spinto al rialzo fino all’area dei 2.700 punti (+0,97%).
In questo modo ha superato la media mobile a 50 giorni e si è avvicinato molto al lato discendente superiore del triangolo in cui è invischiato dalla fine di gennaio. Oggi questo ostacolo dinamico passa dalle parti di 2.710 punti e poco più in alto, a 2.717 c’è l’ultimo massimo discendente segnato dai rimbalzi della lunga correzione partita il 26 gennaio scorso.

Superfluo ricordare che SP500 si trova al bivio. Oltre questi livelli si riproporrebbe la prospettiva di un rally rialzista verso i massimi assoluti. 
Coerentemente con la ritrovata forza del mercato azionario, l’indice della paura Vix ha continuato a ridimensionarsi ed è tornato sotto i 14 punti, ai livelli che segnava ad inizio febbraio, prima del grande sciacquone di febbraio.
Perciò sembra proprio che i mercati USA ci vogliano riproporre fin dalla seduta odierna la scommessa per l’estate: rally verso i massimi oppure nuovo scivolone, che questa volta forse romperebbe la media a 200 periodi ed il bordo inferiore del triangolo, con prospettive nefaste.
Oggi le borse europee dovrebbero recepire un segnale positivo dal comportamento dell’indice americano ed aprire la seduta in rialzo.

Poi si vedrà quel che arriva da Wall Street.
Sul nostro indice regna l’incertezza più assoluta, che dipende proprio dalla completa ignoranza su quale piega prenderà il fidanzamento in atto tra Matteo e Giggino. Il matrimonio si farà veramente? Ed in tal caso, sarà un matrimonio di interesse di corto respiro, oppure un matrimonio d’amore destinato a durare, con condivisione dei rispettivi progetti elettorali?.
Il matrimonio di interesse costa poco. Quello d’amore richiede risorse e finanziatori, che potrebbe anche essere impossibile trovare se non si è disposti ad offrire rendimenti ben più alti di quelli che l’Italia paga ora.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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