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martedì 29 maggio 2018

Euro debole contro dollaro e yen, stabile sulla sterlina. Colpa dell'Italia?


La versione corredata di grafici del presente articolo e' disponibile all'indirizzo http://ftaonline.com/blog/euro-debole-contro-dollaro-e-yen-stabile-sulla-sterlina-colpa-dellitalia
Il dollaro Usa si avvantaggia contro euro dell'aumento delletensioni nell'eurozona oltre che del diminuito rischio di una guerracommerciale tra Stati Uniti e Cina.
Il segretario al Commercio Wilbur cerchera'di fare firmare contratti alle imprese cinesi per impegnarle a rifornirsi dimaterie prime e prodotti agricoli statunitensi. Il clima sembra favorevole aquesti cambiamenti, con Pechino che ha rimosso le restrizioni all'import disorgo dagli Usa e ha accelerato l'acquisto di prodotti americani.

Ad esempioSinopec avrebbe ordinato per giugno 16 milioni di barili di petroliostatunitense, l'equivalente di piu' di un miliardo di dollari, mentre Sinograine Cofco stanno sondando il mercato per l'acquisto di soia americana. L'exportdi petrolio Usa, il Wti, molto piu' a buon mercato del Brent europeo, hatoccato recentemente il record di 2,6 milioni di barili al giorno e a giugnodovrebbe mantenersi intorno ai 2,3 milioni di barili giornalieri, di cui 1,3milioni sarebbero diretti in Asia.
L'obiettivo degli Usa e' quello di passaredalle attuali esportazioni energetiche verso la Cina per 4,3 miliardi a unacifra moltiplicata almeno per 10 volte gia' nel prossimo futuro. E come dettoanche l'aumento delle tensioni nell'eurozona, causate principalmente dall'incertezzapolitica italiana, ma anche dalle vicende spagnole, dove Pedro S? nchez, leaderdel Partito socialista (Psoe), ha presentato una mozione di censura contro ilcapo del governo, Mariano Rajoy dopo le sentenze sui casi di corruzione delPartito popolare (Pp), hanno favorito un ulteriore rafforzamento del dollaro.Del resto Moody's ha annunciato di aver avviato la procedura di revisione delrating sovrano dell'Italia, che attualmente e' ?Baa2?, per un possibiledeclassamento, facendo schizzare il Credit Default Swap (CDS) sul debitoitaliano, il costo della "assicurazione" per proteggersi da uneventuale default, ai massimi da piu' di un anno.

Gli investitoriinternazionali hanno risposto a questi cambiamenti riducendo le posizionisull'Italia (secondo gli analisti della societa' di ricerca Epfr Global, nellascorsa settimana gli investitori hanno ritirato dai fondi azionari Italia lacifra record di 380 milioni di dollari, la piu' alta da meta' 2014, ma anche ifondi azionari europei e quelli obbligazionari sono risultati in affanno)
L'effetto positivo di queste novita' sulla moneta americanae' stato evidente.
Le concessioni cinesi prospettano infatti una crescita pi?veloce di quella preventivata per l'economia Usa e quindi anche una politicamonetaria pi? aggressiva da parte della Federal Reserve mentre l'incertezzapolitica di Italia e Spagna indebolisce tutta l'eurozona e quindi la suamoneta.
Secondo un team di analisti di Citi Research guidato daRobert Buckland (chief global equity strategist) il dollaro in crescitariflette lo spostamento della leadership economica nuovamente verso gli StatiUniti.

Gli stessi analisti sollevano tuttavia qualche dubbio sullasostenibilita' di questo rialzo nel medio periodo, citando il peso crescentedei deficit gemelli, quello fiscale e quello della bilancia dei pagamenti, chepotrebbe trascinare verso il basso il dollaro gia' entro il 2019.
Per il momento i mercati si concentrano comunque sulleprospettive di ampliamento del differenziale dei tassi in favore della monetaUsa rispetto alle altre principali valute.
I future sui Fed funds stanno infatti scontando un rialzo di25 punti base gia' nella prossima riunione del Fomc di giugno con un 93% diprobabilita', probabilita' che scende al 77% per la riunione di settembre e al51% per quella di dicembre.

Si e' invece ridotta l'aspettativa di 4 rialzi nel2018, ora quotata al 26,5% circa. Occhi puntati quindi sull'andamentodell'inflazione per capire se le percentuali allocate agli appuntamenti piu'lontani verranno confermate o meno. Secondo Raphael Bostic, president dellaFederal Reserve (Fed) di Atlanta, anche con l'attuale politica dell'istitutocentrale di Washington di graduale stretta sui tassi d'interesse l'inflazioneUsa ? destinata verosimilmente a muoversi "sopra al 2% per un certoperiodo di tempo".

I dati diffusi dal Dipartimento del Lavoro degli StatiUniti relativi al mese di aprile mostrano che l'indice grezzo dei prezzi alconsumo su base annuale ha registrato un incremento del 2,5%, dal +2,4% precedente(consensus +2,5%). L'indice Core (esclusi energetici ed alimentari) e'cresciuto dello 0,1% rispetto al mese precedente (consensus +0,2%).
Su baseannuale l'indice core e' salito del 2,1% in linea alla rilevazione precedente(consensus +2,2%). Anche il rialzo dei rendimenti su Treasury contribuisce adelineare uno scenario di rafforzamento, almeno a breve termine, del dollaro.Lo yield sui titoli a 2 anni ha ormai raggiunto gli stessi livelli che avevaquello del 10 anni lo scorso ottobre, mentre il rendimento del decennale e' aimassimi dal gennaio del 2014, anche se entrambi nelle ultime sedute hanno fattoregistrare un leggero storno, con il 2 anni passato dal picco di quota 2,60%circa a 2,45% e il 10 anni sceso da 3,11% in area 2,88%, probabilmente in rispostaproprio alla situazione politica italiana, che ha fatto aumentare l'avversioneal rischio a livello internazionale, oltre che al calo dei prezzi del greggio(le quotazioni del petrolio pesano sulle aspettative di inflazione).
L'US dollar index, indice del valore del dollarostatunitense in relazione a un paniere di valute straniere dove l'euro ha unpeso determinante (quasi il 60%), del resto ha inviato segnali di rafforzamentoevidenti gia' a partire dal mese di aprile, con il superamento in area 90,75della media mobile a 100 giorni.

Gli studiosi dei grafici seguono conattenzione questo indicatore per la sua capacita' di sintetizzare, in base allasua posizione rispetto al grafico dei prezzi, la condizione della tendenza dimedio periodo, che e' quindi tornata positiva. Successivamente il trendrialzista e' stato confermato dalla rottura quasi contemporanea in area 92della media mobile a 200 sedute, indicatore della condizione della tendenza dilungo termine, e dal lato alto del canale decrescente disegnato dai massimi diinizio 2017.

Certo, per il momento e' prematuro parlare di una vera e propriainversione della tendenza ribassista precedente, quella avviatasi da area 104punti, ma se l'indice trovasse la forza per salire anche oltre quota 94,50/95,00sarebbe lecito iniziare a pronosticare una sua ulteriore crescita prima in area96, poi a 98 punti circa (rispettivamente 50% e 61,8% di ritracciamento delribasso dal top di gennaio 2017).
Il superamento anche di quella resistenzafornirebbe poi indicazioni concrete in favore di una ripresa duratura chepotrebbe mettere nel mirino anche area 104. Solo discese al di sotto dei 92punti farebbero invece temere un "return move" sulla media mobile a100 giorni, attualmente in transito a 90,50 circa.

Movimenti nuovamente al disotto della media metterebbero in discussione tutto l'impianto rialzista.
Considerazioni analoghe si possono fare per il cambio eurodollaro. Anche in questo caso le medie mobili a 100 e 200 giorni sono statelasciate recentemente alle spalle (transitano rispettivamente in area 1,2230 e1,2030) segnalando una profonda incrinatura della struttura rialzista che avevacaratterizzato l'andamento dei prezzi dai minimi di inizio 2017.
Il riferimentoal grafico di lungo periodo dell'euro dollaro permette di evidenziare anche unaltro elemento in favore della sostenibilita' di cambio di rotta nel trenddella moneta Usa. E' infatti possibile notare come il rialzo partito dai minimidi inizio gennaio 2017 si sia arrestato dopo numerosi tentativi, fatti tragennaio e aprile 2018 in area 1,2480/1,2550, di superare a quota 1,26 il 61,8%di ritracciamento del ribasso dal top di maggio 2014.

Gli studiosi dei graficiaffidano grande importanza a questo livello perche' lo ritengono in grado didiscriminare tra un movimento di correzione e una vera e propria inversione ditendenza. La mancata rottura di quota 1,26 permette quindi di considerare ilrialzo grafico del 2017 come un elemento correttivo facente parte di unatendenza ribassista, quindi favorevole al dollaro, ancora intatta.
Difficileinvece dire se la discesa dell'ultimo mese faccia gia' parte della ripresa deltrend ribassista di fondo o se invece il mercato vorra' tentare nel prossimofuturo almeno un "return move" alle medie mobili a 100 e 200 giorni.Solo discese al di sotto di area 1,1500, base del canale ribassista disegnatosul grafico intraday dal top del 14 maggio, darebbero maggiore credibilita'all'ipotesi di rafforzamento duraturo del dollaro, con ulteriori conferme allaviolazione di area 1,145 e obiettivi in quel caso a 1,12 e 1,0935 (base del gapdel 24 aprile 2017).
Altrettanto debole come l'euro rispetto al dollaro si e'dimostrata recentemente anche la sterlina, con il cambio euro sterlina infattirelativamente stabile in area 0,8650/0,8850.

Sul grafico del "cable",il cambio sterlina dollaro, si e' disegnato un doppio massimo da manuale inarea 1,4345 da fine gennaio, figura ribassista completata con la violazione il30 aprile a 1,3710 del minimo del 1? marzo che ha interrotto, e probabilmenteinvertito, l'uptrend visto dai minimi di fine 2016.
La moneta inglese continuaa scontare un "Brexit risk premium", e' infatti appesantitadall'incertezza sui negoziati con la Ue che ne deprimono probabilmente ilvalore al di sotto di quello che sarebbe coerente con i fondamentali economici.L'European Council meeting del 28 e 29 giugno potrebbe portare novita' inquesto senso, l'impressione e' che se il Regno Unito accettera' di rimanereall'interno dell'unione doganale anche dopo la sua uscita dalla Ue nel 2021 sipotranno evitare ulteriori ripercussioni negative per la sterlina.

Al nettodella considerazioni sulla Brexit i mercati si concentrano sulle possibilita'che la Bank of England possa muoversi verso un rialzo dei tassi di interesse,una ipotesi che troverebbe sostegno da dati sull'inflazione forti. I dati diaprile in uscita il 23 maggio dovrebbero mostrare un CPI invariato Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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