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lunedì 21 maggio 2018

Dollaro: esperti divisi sul destino della moneta Usa


Il dollaro americano ha avuto un trend rialzista quasi inarrestabile dall'inizio del secondo trimestre parallelamente ad un aumento dei rendimenti dei titoli di stato (la settimana scorsa il decennale Usa è arrivato a superare soglia 3% raggiungendo il massimo da sette anni), mentre i titoli azionari hanno iniziato a risentire di più di una debolezza.

La situazione

Dall'inizio di aprile, l'indice ICE del dollaro USA, indice che lo confronta con altri sei concorrenti, ha registrato un +3,9%, nel frattempo, l'S&P 500 era in calo 0,3% e il Nasdaq Composite Index dello 0,4%. Sotto osservazione anche le questioni di politica commerciale: nel fine settimana la Cinasi è mossa per promettere un“significativo aumento” delle importazioni Usa e il segretario di stato Steve Mnuchin, da parte sua ha allontanato lo spettro dei dazi sui prodotti cinesi.

Di fatto la guerra è sospesa. Ma non conclusa dal momento che i punti interrogativi restano aperti persino all'interno dell'amministrazione Trump sul futuro dei colloqui, soprattutto viste le numerose scadenze che il mese di maggio registra per quanto riguarda la richiesta di esenzione dai dazi ed eventuali richieste per altri dazi su altri prodotti cinesi. 

"La scarsa performance da inizio anno dei titoli azionari suggerisce che i forti risultati del primo trimestre si rifletteranno già sui prezzi correnti.

Tra i fattori che potrebbero attenuare il ritmo della crescita degli utili c'è un dollaro in aumento", ha dichiarato Terry Sandven, Chief Strategist per l'US Bank Wealth Management. 

Le previsioni

In tutto questo l'attesa va alla prossima pubblicazione delle minute dell'ultima riunione della Fed (1-2 maggio), minute che, in mancanza di una conferenza stampa, assumono una forte valenza, non certo simbolica, perché potrebbero dare nuovi indizi non solo sul destino del biglietto verde ma anche sulle prossime strategie per i tassi di interesse
"Dal momento che le pressioni inflazionistiche sono più diffuse, i tassi di interesse negli Stati Uniti sono ormai sintomo di un cambio di regime e la crescita globale appare meno sincronizzata, le condizioni sono mature per un aumento ulteriore del dollaro nella seconda metà dell'anno.

Una situazione del genere rappresenta però un ostacolo alla crescita e alle valutazioni degli utili."
Secondo i dati di S & P Global, i settori che maggiormente dovrebbero risentire del peso del dollaro Usa sono i finanziari e gli energetici.
Le previsioni di Sandven seguono quelle di Reuters che su un campione di 66 intervistati vede due terzi di questi scettici su un prosieguo del rialzo del dollaro.
La forza della valuta statunitense non dovrebde durare oltre i 3 mesi massimo anzi, il 20% di questa parte di esperti intravede i sintomi del cambio di rotta già entro un mese. Allargando la visuale al resto dell'anno si prevede un crollo del dollaro sia sull'euro che sulle altre valute.
Per JP Morgan, l'euro potrebbe recuperare verso un trend rialzista ma non è una view condivisa da tutti, soprattutto se oltre al rialzo si parla di un ritorno della moneta unica ai massimi recentemente toccati.
Fonte: News Trend Online

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