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martedì 29 maggio 2018

Convergenze tra rapporto Cottarelli e contratto Lega-M5s


Lega e M5s lanciano fuoco e fiamme contro l’incarico di governo a Cottarelli. Ma nel loro contratto ci sono anche idee riprese dal rapporto che l’allora commissario alla spending review presentò nel 2014, per esempio su sanità e costi della politica.

Lo strappo

Lo strappo che si è consumato domenica 27 maggio tra il Presidente della Repubblica e i leader dei due partiti che sostenevano il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte ha reso ancora più ingarbugliata la possibilità di trovare una maggioranza nel Parlamento-spezzatino che ci ha restituito (come ampiamente prevedibile) il nuovo (ma già da riformare) Rosatellum.

Mentre diversi partiti hanno già ripreso la campagna elettorale, il Presidente Mattarella si è giocato la carta Carlo Cottarelli, affidando l’incarico di formare il nuovo governo al penultimo della lunga lista di commissari alla spending review. Certamente una figura rassicurante per i partner europei, visto che Cottarelli si è sempre dichiarato apertamente contrario a una uscita del nostro paese dall’euro e vanta una grande esperienza nelle istituzioni internazionali.

Riuscirà nell’impresa? Lo sapremo nei prossimi giorni, anche se la strada è impervia e quasi sicuramente corta.

Convergenze tra documenti

Eppure, nel contratto di governo firmato dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle ci sono anche idee riprese dal rapporto del 2014 dell’allora commissario Carlo Cottarelli.
E sono idee importanti e utili per il paese, che vale la pena rileggere.
Per esempio, tra le proposte generali per gestire meglio la spesa, Cottarelli indicava:
  1. un miglioramento della trasparenza, perché la pressione dell’opinione pubblica è essenziale per evitare gli sprechi;
  2. l’introduzione di vincoli di qualità e quantità per la spesa, in particolare la “piena introduzione del performance budgeting con identificazione di indicatori di risultato per programmi e responsabilizzazione dei dirigenti pubblici”;
  3. una migliore programmazione della spesa per investimenti pubblici, risolvendo il problema delle opere ferme e ottimizzando la scelta dei progetti e di affidamento dei lavori.

    Sono tutti temi generali che riappaiono anche nel contratto di governo. E su certi argomenti, come la sanità e i costi della politica, il rapporto appare ancora più stretto.
Nel capitolo del contratto di governo tra Lega e M5s dedicato alla sanità, dopo aver professato fede indiscussa in un modello basato sul finanziamento pubblico e sulla autonomia regionale, i due partiti affermano cha la sanità deve essere finanziata prevalentemente dal sistema fiscale e che deve essere ridotta al minimo la compartecipazione dei cittadini (il ticket).

Per farlo “è necessario recuperare integralmente tutte le risorse economiche sottratte in questi anni con le diverse misure di finanza pubblica (…). Il recupero delle risorse avverrà grazie ad una efficace lotta agli sprechi e alle inefficienze, e grazie alla revisione della governance farmaceutica, all’attuazione della centralizzazione degli acquisti, all’informatizzazione e digitalizzazione del Ssn, alla revisione delle procedure di convenzionamento e accreditamento, alla lotta alla corruzione e alla promozione della trasparenza”.

Nel suo rapporto, Cottarelli suggeriva che si poteva cambiare il modo di gestire la spesa “senza stravolgere il welfare state e senza tagli all’educazione pubblica”, ponendo al centro dell’attività di spending review proprio la centralizzazione degli acquisti per l’intera pubblica amministrazione.
Aggiungeva inoltre che “è necessaria una piena applicazione dei costi standard nella sanità”, un tema certamente caro agli elettori della Lega, come il fatto che “i risparmi per la sanità verrebbero mantenuti a livello regionale col fine di ridurre la tassazione regionale”.
Sul taglio dei costi della politica e delle pensioni d’oro si legge nel contratto: “riteniamo doveroso intervenire nelle sedi di competenza per tagliare i costi della politica e delle istituzioni, eliminando gli eccessi e i privilegi.

Occorre ricondurre il sistema previdenziale (dei vitalizi o pensionistico) dei parlamentari, dei consiglieri regionali e di tutti i componenti e i dipendenti degli organi costituzionali al sistema previdenziale vigente per tutti i cittadini, anche per il passato. Occorre razionalizzare l’utilizzo delle auto blu e degli aerei di stato, oltre che l’utilizzo dei servizi di scorta personale.
Per una maggiore equità sociale riteniamo altresì necessario un intervento finalizzato al taglio delle cd. pensioni d’oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati”. Anche queste proposte ricalcano quelle del Gruppo di lavoro sui costi della politica nell’ambito della revisione della spesa targata Cottarelli.

Anzi, nel rapporto sui costi della politica si avanzavano proposte dettagliate sulla riduzione del numero di consiglieri, degli emolumenti e dei vitalizi, così come azioni di monitoraggio per evitare raggiri da parte degli enti locali. Addirittura, sulle auto blu, il commissario alla spending review prevedeva di “adottare un modello misto tedesco-inglese (auto solo al ministro più un massimo di 5 auto per amministrazione) con periodo di transizione per contratti di noleggio già in essere” attraverso la “approvazione per Dpcm e accordo con enti territoriali per misure analoghe”.

Adesso ha l’incarico, vediamo che succede.
Di Gilberto Turati
Autore: La Voce Fonte: News Trend Online

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