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mercoledì 16 maggio 2018

Come scegliere un'azione: i parametri da usare (Cap. I)


Nella cassetta degli attrezzi di ogni investitore ci devono essere sempre degli strumenti pronti all'uso. Non si tratta solo di capitali da investire ma anche di strategie e parametri di valutazione per capire se un'azione è degna o meno di essere acquistata. Isuggerimenti di Matthew Cochrane

La strategia

Spesso per valutare un'azione molti guardano agli avvenimenti di mercato con il rischio di prendere in considerazione un lasso di tempo brevissimo e guardare ad un trend estremamente limitato.

Un esempio? Con il crollo di Lehamn Brothers e il panico che si era sviluppato immediatamente, la stragrande maggioranza degli investitori decise che era il momento di vendere a qualsiasi costo, compreso quello di una perdita su tutti i fronti. In pochi, allora, ebbero il coraggio di comprare, approfittando, tra le altre cose, anche di un calo spesso ingiustificato, delle azioni, calo dettato a volte da motivi di isteria generale ovvero il cosiddetto effetto domino.
Uno di questi, però, era un certo Warren Buffett il quale, in nome di una delle sue regole più famose, decise di essere avido proprio quando tutti avevano paura. E la storia gli ha dato ragione: 5 anni dopo il suo guadagno è stato di 10 miliardi.
Guardare agli avvenimenti di mercato, ricorda Cochrane, non permette di capire se le proiezioni di crescita futura di una società sono già inglobate nel prezzo delle azioni o se in quel frangente sono addirittura sottovalutate.

Il pericolo? Farsi distrarre dai rumori di sottofondo senza riuscire, nella nebbia nelle informazioni superflue, a determinare il vero valore intrinseco di un titolo e distinguerlo da quello della quotazione. Due cose spesso ben diverse.

La teoria del mercato efficiente

Prima di comprare azioni è bene infatti sapere che si ha a che fare con partecipazioni frazionarie di una determinata società, partecipazioni che hanno un proprio valore, il quale, a sua volta, non è necessariamente legato direttamente al prezzo corrente di mercato, anche se alcuni potrebbero crederlo.

Comprando credendo che il prezzo di mercato corrisponda al valore dell'azione è una teoria nota come Teoria del Mercato efficiente: in questo caso le informazioni conosciute e riguardanti una determinata azione sono attualmente quotate e già incluse nella quotazione stessa, il che mette tutti gli investitori sullo stesso piano di partenza.
Ma dall'altra parte è anche vero che così facendo gli investitori non possono battere regolarmente il mercato, che poi, ala fine non è altro che lo scopo ultimo dell'investimento.
Cochrane, però, è particolarmente scettico circa questa teoria dal momento che non tiene conto delle bolle storiche del mercato azionario, o per meglio dire non è in grado di spiegarle.

U esempio? Il crollo dell'ottobre 1987 quando il 19 ottobre 1987, il Dow Jones Industrial Average perse ben 508 punti (circa il 23% del valore), in una sola sessione di trading e nei due giorni successivi crollò ancora di un quarto del suo valore. Se l'ipotesi del mercato efficiente fosse vera, sarebbe difficile spiegare come il mercato potrebbe perdere il 25% in un giorno a meno che non sia stato estremamente sopravvalutato prima del crollo i fortemente sottovalutato dopo la caduta.

La sua preferenza va invece verso gli investitori attivi ovvero coloro che sfruttano le inefficienze del mercato per avere un ritorno di capitale partendo dal presupposto secondo cui il valore di un titolo è completamente separato dal suo prezzo di mercato. Gli investitori utilizzano una serie di metriche, calcoli semplici e analisi qualitativa del modello di business di una società per determinarne il valore intrinseco, quindi determinare se vale la pena investire al prezzo corrente.
Fonte: News Trend Online

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