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giovedì 31 maggio 2018

C’è ancora un limite al panico


E’ qualche giorno che i mercati, soprattutto quelli azionari ed obbligazionari italiani, sembravano impazziti ed in preda la panico.
Da quando è venuto alla luce il duro braccio di ferro tra i sovran-populisti Salvini e Di Maio e il Capo dello Stato sulla composizione del Governo, giocato sulla figura del Prof.
Savona, i mercati hanno intensificato enormemente il bombardamento ribassista sui nostri titoli di stato e sulle azioni italiane, soprattutto quelle del settore bancario.
La violenza delle vendite è stata tale che lo spread BTP-Bund è passato dai 122 punti del 7 maggio scorso, ai 307 punti raggiunti il 29 maggio.

In sostanza è quasi triplicato. Non meno eclatante è stato il movimento ribassista del nostro Ftse-Mib. Nel medesimo periodo di tempo l’indice delle blue chip italiane è sceso da 24.544 punti a 21.122. Al termine della seduta di martedì la performance del nostro indice dall’inizio dell’anno è precipitata in negativo, mentre il 7 maggio segnava uno spettacolare +12,3% che faceva di Piazzaffari la miglior borsa del 2018.
Parafrasando il poeta, dagli altari alla polvere.
Lo spavento per la possibile volontà dei penta-leghisti di presentarsi al tavolo della UE con la minacciosa pistola marchiata Ex-Italia, ha seminato il panico tra gli investitori e la cuccagna tra i Fondi Hedge che speculano al ribasso per lucrare sugli ampi movimenti di mercato.

La palla di neve è diventata valanga, come avviene sempre quando i mercati iperconnessi si convincono di un evento imminente e probabile. La speculazione genera il movimento iniziale, che spinge a chiudere le posizioni anche i fondi non speculativi, che hanno meccanismi automatici di controllo del rischio e persino il buon padre di famiglia, che non può permettersi di veder evaporare i propri risparmi.
Questo comportamento di massa, che assomiglia a quello dei branchi di balene che perdono l’orientamento e si spiaggiano tutte insieme, genera un circolo vizioso che può raggiungere abissi impensabili.
Ma quando tutti cominciano ad evocare scenari da incubo, ecco che ieri i mercati hanno come d’incanto smesso di scendere.
E’ bastato che si dissolvessero i timori di un assurdo ritorno alle urne il 29 luglio, che Salvini mostrasse poca voglia di votare in piena estate e che Di Maio, il giorno dopo aver chiamato le piazze a manifestare per mandare sotto processo Mattarella per il reato infamante di attentato alla Costituzione, tornasse a proporre al Quirinale l’ennesimo tentativo di formare un governo politico, con Savona spostato da Ministro dell’Economia. 
All’osservatore un po’ superficiale, quello che crede che ogni giorno i mercati reagiscano automaticamente alle notizie, può essere sembrato un comportamento paradossalmente contrario a quello paventato da Mattarella per giustificare lo stop al Governo Conte-Savona.

Dopo la mossa di Mattarella c’è stato il bagno di sangue, mentre appena tornano le speranze di ripristinare una sorta di governo Salvini-Di Maio, sembra che i mercati vogliano festeggiare. Dando così ragione proprio ai due giovanotti, che non temevano l’ostilità dei mercati verso di loro.
Credo che i mercati non siano così schematici e che, pur restando immutato il loro giudizio negativo sui sovran-populisti italiani, semplicemente abbiamo visto un rimbalzo tecnico.

Ovvero, per quanto la preoccupazione sia generale, prima o poi si raggiunge un limite anche al panico.
I livelli di eccesso ribassista registrati martedì, hanno fatto saltare i nervi a tutti quelli che si sono arresi all’emotività, liquidando le posizioni per paura del peggio.
Chi doveva vendere lo ha fatto lunedì e martedì. Ma, raggiunti prezzi che sembravano impossibili solo pochi giorni prima, qualcuno dotato di liquidità e di coraggio, deve aver cominciato a prendere in considerazione l’ipotesi di approfittare di un rimbalzo.
Appena le nubi si sono un tantino diradate sono riapparsi i compratori.

La tenuta in positivo dei mercati per tutta la mattina ha convinto anche qualche ribassista ad accontentarsi e chiudere le posizioni. Gli ingredienti per il rimbalzo tecnico si sono miscelati e così, dopo molti giorni di sofferenza ribassista, si è materializzata una bella boccata d’ossigeno allo spread, che è tornato a 275, ed ai rendimenti del titolo di stato decennale, che sono scesi al 3,10% dal 3,32% di martedì.
Anche il Ftse-Mib ha potuto segnare un bel rimbalzo (+2,09%), trascinando al recupero anche gli altri indici europei.
I titoli bancari hanno fatto la parte del leone, dopo parecchi giorni di passione, collezionando qualcuno anche recuperi spettacolari.
Tutto tornato alla normalità, dunque?
Niente affatto.

Il quadro resta decisamente preoccupante e tutti i nodi che hanno materializzato le ostilità degli investitori sono ancora lì. Ieri si è comprata la percezione che le elezioni non siano così imminenti e che forse Cottarelli avrà qualche mese di vita da sfiduciato.
Il barattolo si sposta solo di qualche metro, ma almeno si toglie dai piedi.
Ci sono buoni motivi per rimbalzare un po’, ma nessuno per tornare ottimisti.
Non dimentichiamo che i sondaggi ci dicono che le prossime elezioni permetteranno a Salvini di prendere tutta la posta e magari governare persino senza Di Maio. Il sovranismo avrà mani libere.
La cosa più probabile è che i venditori aspettino di rivedere prezzi un po’ più convenienti per ricominciare a vendere l’Italia.

Quelli che ieri l’hanno comprata non credo che l’abbiano fatto né per patriottismo, né per investimento di lungo periodo, ma solo per tentare un mordi e fuggi.
Le sofferenze riprenderanno presto, perché lo spettacolo che presentiamo al mondo non è certo di quelli che attirano investitori smaniosi di prestarci i soldi.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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