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giovedì 24 maggio 2018

Borse in ordine sparso: Usa e Italia non rasserenano gli animi


Gli Usa ancora al centro dell'attenzione. Da un lato le minute della Fed che confermano quanto finora dato per certo e cioè un prossimo rialzo dei tassi a giugno, dall'altro la politica dei dazi voluta dal presidente Usa Donald Trump che potrebbe presto riguardare il settore auto dell'Europa e del Giappone.
Poco dopo le 13 la situazione vedeva il Ftse Mib riprendersi dopo il crollo dei giorni scorsi e arrivare ad un saldo positivo dello 0,2% in compagnia del Cac40 a +0,4%, mentre controcorrente, seppur di poco, risultavano essere Londra a -0,14% e il Dax a -0,02%.

Il tweet di Trump

Il condizionale è d'obbligo dal momento che i presupposti sono fondati sull'ennesimo tweet sibillino del presidente Trump, rivolto agli operai delle aziende produttrici di veicoli a stelle e strisce.

"Ci sarà presto una grande notizia per gli operai americani del settore auto. Dopo molti decenni in cui avete perso occupazione verso altri Paesi”.
Partendo da quest'ultimo punto i timori per i titoli italiani riguardano Fiat Chrysler Automobiles, Cnh Industrial, Ferrari e Brembo.
I possibili dazi non riguarderebbero solo l'importazione di auto ma anche la componentistica e gli autocarri pesanti. Numeri alla mano forniti dal Wall Street Journal, i nuovi dazi riguarderebbero i paesi con cui gli Usa non hanno un accordo e potrebbero arrivare fino al 25%. Una mossa che impensierisce in modo particolare dal momento che Trump la giudica una decisione da prendere per la sicurezza nazionale e quindi, in base alla sezione 232 della legge sulle tariffe (Trade Expansion Act del 1962) rientrerebbe in quei casi in cui il presidente può agire senza l'avallo del Congresso. 
Intanto la Federal Reserve nella serata di ieri aveva diffuso i testi delle minute relative all'ultima riunione FOMC svoltasi tra l'1 e il 2 maggio.

Le minute della Fed

Il risultato dell'incontro era stata la conferma dello status quo sui tassi di interesse ma leggendo i verbali si scopre che la decisione non è stata altro che un rimando a giugno di quanto procrastinato a maggio.

Occhi puntati, perciò, al 13 giugno, data che, peraltro, era stata già data come decisiva con una percentuale del 90%. Nella lettura, si evidenzia un ottimismo sul prodotto interno statunitense visto in crescita per quest'anno così come anche il settore lavorativo vista la costante diminuzione dei disoccupati e il rialzo dei salari al 2,8%.
Poche le preoccupazioni anche per l'inflazione, o per meglio dire, per una sua permanenza ad un livello superiore, seppur di poco, al 2% preventivato. Non solo, ma la tolleranza sarebbe anche ben vista dal momento che, come si legge nel testo, "sarebbe coerente con l'obiettivo della Commissione di una inflazione simmetrica e potrebbe essere di aiuto nell'ancorare le aspettative sull'inflazione di più lungo termine a un livello coerente con quell'obiettivo".

Sempre dalle minute si evince la chiara volontà da parte del FOMC di operare un altro ritocco al rialzo sui tassi di interesse, qualora le condizioni economiche della nazione restino intatte.

I dati dell'Europa e l'Italia

Sono bastate queste premesse a far rallentare il dollaro (poco dopo le 11.50, 1 euro valeva 1,172485 dollari statunitensi), un rallentamento che è stato a sua volta favorito anche da un euro in lieve recupero dopo il calo dettato dai dati macro ancora non eccelsi.

Sul fronte del Vecchio Continente si scontano diversi fattori tra cui il Pil tedesco (+0,3% congiunturale nei primi tre mesi dell'anno e in calo rispetto allo stesso periodo del 2017) ma anche la situazione italiana che solo ieri ha visto una svolta con la convocazione dell'aspirante premier Giuseppe Conte al Quirinale per il conferimento dell'incarico, incarico accettato, come prassi vuole, con riserva.
Ad ogni modo dalle 12 sono stata avviate le consultazioni tra le parti mentre la questione dei nomi dei vari ministri, in particolare quello sull'economia, resta ancora aperta.
Fonte: News Trend Online

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