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giovedì 24 maggio 2018

Bitcoin: le 4 ragioni alla base della volatilità


Tutto l'universo crypto ha fatto letteralmente un giro sulle montagne russe negli ultimi mesi e in particolare la maggiore delle monete virtuali, il Bitcoin, tra il quarto trimestre 2017 e il primo trimestre 2018. Intorno alla fine di maggio 2017 BTC arrivava a $ 2000, secondo CoinMarketCap, alla fine del 2017, aveva raggiunto il suo massimo storico di circa $ 20.000 (con una capitalizzazione di circa $ 325 miliardi) ora il Bitcoin è scambiato a $ 7.633 e ha una capitalizzazione di mercato di poco più di $ 137,55 miliardi, ovvero una perdita di ben oltre il 50% del suo valore rispetto a dicembre 2017.
I motivi di una volatilità così estrema? Prova a spiegarli Georgi Georgiev.
Il concetto di domanda e offerta è una delle leggi fondamentali dell'economia.

In poche parole, più qualcosa è raro, più è richiesto, più alto sarà il prezzo. Il protocollo del Bitcoin ha predeterminato il numero di monete che saranno in circolazione limitandolo volutamente a 21.000.000. Allo stato attuale ne restano da estrarre ancora 4 milioni.
A questo va aggiunta la spada di Damocle rappresentata dal curatore fallimentare di Mt. Gox, il quale ha imposto alla cosiddetta Balena di Tokyo la vendita dei suoi bitcoin a titolo di risarcimento danni per chi venne a suo tempo truffato dai numerosi furti che si verificarono nella sua piattaforma.

Tutti questi fattori influenzano direttamente l'equilibrio di domanda e offerta, registrando un calo o un aumento proprio in prossimità di tali eventi. Non bisogna sottovalutare, a detta dell'esperto, nemmeno il peso della speculazione.

La forza delle opinioni

Le opinioni, e in particolare il comportamento degli investitori, hanno un grave impatto sul prezzo di questa risorsa virtuale.
Ma questa non è una questione isolata - le opinioni degli investitori hanno sempre avuto un impatto praticamente su qualsiasi bene negoziato. Però sembra che la moneta virtuale risenta molto delle esternazioni dei grandi investitori, soprattutto di quelle negative, come recentemente registrato con le dichiarazioni di Warren Buffet secondo cui il Bitcoin è "veleno per topi".

Impossibile non citare tra i fattori determinanti anche le crescenti restrizioni e l'arrivo delle normative legislative. Recepite come un freno per le cripto, in realtà sarebbero l'esatto opposto perché conferirebbero sicurezza e trasparenza alle transazioni, permettendo l'adozione in larga misura di BTC e affini; considerando che le crypto sono sotto il faro dell'opinione pubblica da circa un paio d'anni (ad essere ottimisti) sebbene il Bitcoin abbia da poco festeggiato i 10 anni di vita, è facile dedurre che la prima cosa da fare è proiettare un alone di certezze su un panorama ancora da definire.

Un esempio?

Quando all'inizio dell'anno la Cina ha annunciato la volontà di vietare le Initial Coin Offerings (ICO), il prezzo del Bitcoin è sceso del 5%, mentre Ethereum (ETH), che è la seconda più grande criptovaluta in termini di capitalizzazione di mercato, è scesa di oltre il 12% .
Resta poi la questione delle comunità interne al Bitcoin.

In realtà, come sempre affermato, il punto centrale del Bitcoin è la decentralizzazione, anche nella struttura portante del Bitcoin stesso. Può perciò capitare che la comunità si spacchi su alcune questioni relative la gestione tecnica o altro. Da qui i possibili fork, come se ne sono visti nel caso del Bitcoin cash, fork che a loro volta hanno creato incertezza e, quindi, volatilità.
deprezzamento a $ 1.900 e ritorno a $ 2.700 in pochi giorni.
Fonte: News Trend Online

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