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mercoledì 9 maggio 2018

Ancora ottimisti sugli Emergenti


Fabiana Fedeli, Senior Portfolio Manager Emerging Markets di Robeco, sostiene che molte cose possono cambiare in tre mesi. Alla fine dello scorso anno, con l’economia globale in miglioramento sostenuta da revisioni degli utili al rialzo, i mercati azionari sembravano destinati a ulteriori miglioramenti.
Qualcosa tuttavia ha compromesso questo scenario ideale. Il Presidente Trump ha deciso di scatenare una guerra commerciale, o almeno di renderla un’eventualità possibile, probablimente con l’obiettivo di rinegoziare gli accordi esistenti per raggiungere "un buon affare" per l'America.
Come economisti Fabiana Fedeli si domanda quanto conveniente potrebbe essere questo “affare” per i consumatori e per le società americane che dipendono dalle merci importate.

Se le misure protezionistiche dovessero aumentare è probabile che si sviluppi una certa pressione inflazionistica domestica. Come investitori dobbiamo decidere l’asset allocation in questo contesto di mercato. Il nostro consiglio è quello di mantenere sotto controllo i prezzi.
Invece di monitorare la volatilità a breve termine, bisognerebbe rimanere concentrati sulle dinamiche marcoeconomiche sottostanti.
Il ciclo economico globale è ancora in fase di miglioramento, e le banche centrali, inclusa la Fed, si stanno muovendo a passi cauti e ben segnalati.

Se questo scenario dovesse proseguire, come previsto dai nostri team di investimento azionari basati sui fondamentali, bisognerebbe usare le flessioni di mercato come un'opportunità di acquisto. Tuttavia, è importante continuare a monitorare i rischi. Finora, i dazi del Presidente Trump hanno causato molto “rumore” rispetto all’effettivo impatto economico.
Dato il numero di deroghe già concesse - Canada e Messico a lungo termine, oltre ad Australia, Argentina, UE e Corea del Sud almeno temporaneamente - sembra che i dazi siano state più che altro una tattica negoziale e che la Cina sia l'obiettivo principale - spiega Fabiana Fedeli -.

Le misure hanno di per sé un impatto limitato sul PIL cinese, il quale potrebbe compensare con l'attuazione di una qualche forma di stimolo. Il presidente Trump propone inoltre misure volte a limitare gli investimenti della Cina nelle "tecnologie sensibili". Questo di fatto era già lo status quo, dato il controllo rigoroso da parte del CFIUS, l'organismo governativo statunitense che esamina gli investimenti esteri nel paese.
Sebbene l’attuale impatto dei dazi sia limitato, la domanda fondamentale da porsi è quanto sia grande il rischio di un'escalation, con misure più forti da parte degli Stati Uniti e rappresaglie significative da parte della Cina.

Finora il governo cinese ha risposto in modo fermo ma misurato. Ha annunciato tariffe su prodotti statunitensi per 50 miliardi di dollari nel caso in cui gli Stati Uniti applichino effettivamente le loro tariffe sui prodotti cinesi. Sembra inoltre che Pechino e Washington siano attualmente in fase di discussione, approfittando del periodo di 60 giorni prima dell'entrata in vigore delle tariffe basate sulla Section 301.
Ci aspettiamo che vengano fatte alcune concessioni e che la situazione si distenda.
Detto questo, dobbiamo essere consapevoli dei rischi e, se tutti i negoziati dovessero fallire e dovesse scoppiare una vera e propria guerra commerciale, i mercati azionari si troverebbero di fronte a un brutto colpo - spiega Fabiana Fedeli -.

Da un lato, gli utili potrebbero essere colpiti in quanto sia gli esportatori che gli importatori, a seconda del lato delle tariffe commerciali in cui si trovano, ne risentirebbero. Dall'altro lato, ci si potrebbe aspettare un'accelerazione delle pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti, che spingerebbe la Fed ad alzare i tassi non in linea con il miglioramento della crescita economica (come ha fatto finora), ma per arginare l'inflazione.
Un graduale irrigidimento del ciclo che risponde a un miglioramento dell’economia gloable è stato storicamente positivo per i mercati azionari, ma è probabile che un percorso più serrato per arginare le pressioni inflazionistiche abbia un impatto negativo.

Come abbiamo detto, quest'ultimo non è il nostro caso di base. Il presidente Trump ama irritare i suoi avversari per concludere un’affare, e la Cina sta arrivando al tavolo.
Mentre il mondo è concentrato sulle potenziali guerre commerciali, vediamo altri elementi che devono essere monitorati - spiega Fabiana Fedeli -.
Anche se siamo ancora positivi sui mercati azionari dei Paesi sviluppati, sarà necessario prestare grande attenzione alla volatilità del prossimo trimestre, alle misure protezionistiche e al rischio di ulteriori pressioni inflazionistiche se l'economia statunitense dovesse surriscaldarsi.

Siamo più ottimisti sui mercati azionari emergenti. Sebbene anche in questo caso il protezionismo commerciale e le potenziali pressioni inflazionistiche pesino sul nostro ottimismo, il contesto economico globale è ancora favorevole ai mercati emergenti, con una crescita solida tra i Paesi sviluppati ed emergenti e un'inflazione ancora ad un livello basso.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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