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mercoledì 18 aprile 2018

Torna l’euforia. Mercati verso il bivio


Le tensioni in Siria sembrano momentaneamente svanite. Dopo l’attacco missilistico Trump ha decisamente voltato pagina e deciso di non accanirsi ulteriormente contro i russi. Le nuove sanzioni alla Russia, promesse dalla rappresentante USA all’ONU Nikki Haley, sono state annullate, evidenziando ancora una volta come alla Casa Bianca regni il caos comunicativo e probabilmente anche quello strategico, con un Presidente che ogni giorno twitta e sbraita, promette e dimentica, fa e disfa senza alcun coordinamento con il suo staff.
Ma i mercati non si preoccupano certo della credibilità politica di Trump, che da tempo hanno deciso di ignorare.

Vedono il bicchiere decisamente dalla parte piena e percepiscono l’apertura di una finestra di relativa calma, che li lascia liberi di concentrarsi sulle trimestrali di giornata, generalmente assai generose di utili e spesso anche migliori delle attese, e sui dati macroeconomici, che ieri sono stati positivi.
Pertanto gli indici USA, tutti ampiamente positivi, hanno potuto proseguire il cammino rialzista ed attaccare con successo le resistenze più vicine.
SP500 (+1,07%), che è quello che osserviamo maggiormente poiché più globale degli altri, ha portato a termine due dei tre compiti che gli avevo assegnato ieri per le sedute successive: il superamento della media mobile a 50 giorni a quota 2.690, avvenuto addirittura in gap iniziale; la chiusura del gap che si stagliava a 2.710.

Il terzo, cioè l’arrivo a 2.740, per andare ad incontrare la trendline discendente che unisce i due massimi da cui sono partite le due violente gambe ribassiste di febbraio e di marzo, avrebbe richiesto un rialzo spettacolare, per poter essere compiuto in un sol giorno. Quota 2.740 si propone pertanto come prossima tappa nel percorso di avvicinamento ai massimi di marzo (2.802).
A testimonianza della ritrovata fiducia da parte dei compratori possiamo anche chiamare l’indice Vix, che misura la volatilità che i mercati si fanno pagare da chi cerca coperture, e rivela la paura di ribasso implicita nelle quotazioni delle opzioni su SP500.
Questo indice, che ad inizio febbraio è decollato da valori inferiori ai 10 punti fino al massimo di 50 punti, da marzo in poi, quando i mercati hanno assorbito il primo devastante impatto delle vendite, ha oscillato sempre tra un massimo di 26 punti ed un minimo di 15, con una sola puntatina a 14 il 9 marzo scorso.

Ebbene, dai 22 punti del massimo del 9 aprile, questo indice è sceso per 6 sedute consecutive e ieri ha nuovamente testato i 15 punti, chiudendo la seduta a 15,25.
Ci troviamo quindi con i mercati USA che ci dimostrano, sia con l’indice SP500, vicino alla trendline ribassista, che con il Vix, vicino al supporto di 15, di essere arrivati al bivio.
Da una parte l’inversione rialzista (ribassista per la volatilità). Dall’altra la conferma che il recupero di questi giorni è pur sempre e solo un rimbalzo che non muta lo scenario ancora correttivo. Chi non vuole esercitarsi nell’arte della premonizione del futuro, che pare esercizio poco consono agli esseri umani, ha vita abbastanza facile, poiché basta che si comporti come farebbe se dovesse seguire un’auto che arriva ad un bivio: attendere che metta la freccia a destra oppure a sinistra, per poi fare altrettanto.
Quel che pare importante è avere la consapevolezza che nulla è finora acquisito e che quel che succederà oggi e domani potrebbe preparare la strada a movimenti abbastanza significativi.
Ieri anche l’Europa ha messo da parte le incertezze che non sono mancate nei giorni scorsi ed ha sciolto le briglie al rialzo.

Il Dax tedesco (+1,57%) è arrivato ad una manciata di punti dal massimo di febbraio di 12.601, ultimo ostacolo da superare per approdare alla prateria rialzista che lo separa dai massimi di gennaio. Meglio ha fatto Eurostoxx50 (+1,19%), che ha violato l’ultima resistenza di 3.476 ed alla prateria rialzista è già approdato, con obiettivi a questo punto assai ambiziosi (prima 3.590 e poi i massimi del 23 gennaio di 3.687).
Stupefacente anche il nostro Ftse-Mib (+1,37%), che prosegue senza tentennamenti il rialzo che lo impegna quasi senza soste dal 26 marzo scorso e pare sempre più felice dello stallo in cui si dibatte Mattarella e dell’incapacità di formare un governo. L’indice delle nostre blue chip è ormai a soli  400 punti, meno del 2%, di distanza dal massimo del 23 gennaio di 24.050, e potrebbe addirittura testarlo in settimana.
Dopo questa carrellata di notizie positive, accenniamo alle due note dolenti che appaiono nel panorama borsistico mondiale.

La prima è la Borsa russa. L’indice di Mosca RTS, che nella seduta del 9 aprile aveva subito un crollo dell’11% ed aveva sofferto anche nelle 5 sedute successive, ieri ha tirato un grosso sospiro di sollievo dopo aver constatato che le nuove sanzioni erano una burla della Haley.
Non mi stupirei se il rimbalzo proseguisse anche oggi e recuperasse buona parte della perdita del 9 aprile.
La seconda nota dolente, che non accenna a lenirsi, è il calo degli indici cinesi, che risentono pesantemente della brutta aria che tira tra USA e Cina dopo l’avvio della guerra commerciale.

Evidentemente i mercati attribuiscono alla Cina i maggiori danni che il conflitto commerciale provocherà. L’indice di Shanghai, dopo l’illusione provocata dal discorso conciliante di Xi una decina di giorni fa, è sceso pesantemente per 4 sedute consecutive, constatando che le parole non bastano a fermare una spirale distruttiva per l’interscambio USA-Cina che pare ormai avviata.
Nella seduta odierna ha persino testato il minimo del 9 febbraio, che per ora ha retto a fatica.
La Cina appare pertanto in questo momento l’unico anello debole del panorama borsistico mondiale.
Geopolitica permettendo…
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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