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martedì 17 aprile 2018

Pil Cina 1Q a +6,8%. Il Dragone batte le attese e cresce ancora


Il tasso di crescita della Cina ha battuto le attese degli analisti: di fronte ad attese per un Pil del primo trimestre 2018 al 6,7% Pechino ha invece confermato un +6,8%, (stesso livello del quarto trimestre 2017) battendo così le stime Reuters. Ma potrebbero essere gli ultimi fuochi, almeno a detta degli esperti che già guardano al 6,5% come saldo finale per il 2018, e a un 6,3% per il 2019.

I numeri

La conferma arriva anche da David Fernandez, capo economista dell'Asia Pacifica di Barclays che ricorda non solo l'impegno del governo asiatico per frenare l'eccessiva speculazione nel settore immobiliare (voce di primo piano nel Pil cinese) ma anche gli sforzi fatti per reprimere l'inquinamento ambientale causato dall'industria.

I numeri intanto riportano una crescita degli investimenti fissi rallentata al 7,5%, in calo rispetto al 7,9% dei primi due mesi dell'anno ma anche rispetto alle attese de 7,6%. Tuttavia, le vendite al dettaglio hanno battuto le aspettative a marzo, aumentando del 10,1% rispetto a un anno fa, su un consensus del 9,9%.
Nei giorni scorsi erano stati resi noti i dati sulla bilancia commerciale cinese che registrava un deficit commerciale di 4,98 miliardi di dollari, invece di un surplus previsto a 27 miliardi le esportazioni hanno visto un segno meno pari al 2,7% invece di una crescita, stando alle attese, del 10%.

Sono andate meglio le importazioni a +14,4%. Particolarmente interessante, soprattutto alla luce delle recenti minacce di guerra commerciale e dei provvedimenti presi da Washington (come anche dalla stessa Pechino) sui dazi, le voci riguardanti le esportazioni verso gli Usa: +14,8% nel primo trimestre anche se a marzo si è registrato un calo del 5,6% a marzo mentre le importazioni sono cresciute dell'8,9% e del 3,2% a marzo, portando il surplus commerciale con gli Stati Uniti a 15,43 miliardi di dollari ( da febbraio era di 20,9 miliardi).

Trump attacca ancora Pechino 

Nonostante il risultato finale abbia battuto le attese degli esperti rimangono comunque dei rischi sulla crescita futura.

Tra questi il protezionismo commerciale Usa.
Nei giorni scorsi l'ultimo tweet di Donald Trump accusava Russia e Cina di puntare alla svalutazione monetaria proprio mentre gli Usa si muovevano verso un rialzo dei tassi di interesse; a smentirlo, però, successivamente, è stato lo stesso yuan che ha visto una ripresa del 10% sul dollaro negli ultimi 12 mesi mentre il calo del rublo è stato motivato proprio dalle sanzioni Usa inflitte a Mosca.
La conferma è arrivata anche dal Dipartimento del Tesoro Usa che ha presentato il rapporto sulle politiche macroeconomiche e valutarie dei partner commerciali di Washington e dal quale non si evincono stratagemmi attuati da nessuno dei paesi esaminati. Il massimo che le autorità Usa hanno potuto fare è quella di mettere sotto osservazione 6 sospettati: India, Giappone, Corea del Sud, Germania, Svizzera e, ovviamente, Cina.
Fonte: News Trend Online

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