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lunedì 30 aprile 2018

Petrolio: ExxonMobil cede il passo

Il colosso di Irving in cattive acque
Non sembra esserci pace per il colosso petrolifero stelle e strisce.
La multinazionale di Irving registra un trend inverso alla ripresa dell’oro nero.
Curioso come una smile crisi di ExxonMobil si verifichi in un momento di particolare brillantezza in ambito di estrazioni petrolifere negli Stati Uniti.
Numeri alla mano, i profitti della compagnia americana sono inferiori perfino a quelli risalenti al momento della fusione tra la Exxon e la Mobil, datata 1999.
Sotto accusa sono le estrazioni risibili avvenute nel primo trimestre del 2018, veicolando un calo valoriale che fa registrare quota 3,89 mbg.
Restando in ambito di leader globali, si nota come Chevron abbia al contrario rialzato la china e portato gli utili a un progresso di 36 punti percentuale con un valore di 3,6 miliardi di dollari, incrementando la produzione del 6% giornaliero con 2,85 milioni di barili.
 Quel che colpisce è che nel mercato interno, dove come già detto si registra un periodo particolarmente florido per le trivellazioni petrolifere, ExxonMobil ha conosciuto una ripresa di appena 2 punti percentuali.
Niente, se confrontato con il +65% ottenuto dal competitor Chevron.
È vero che i due punti di cui sopra hanno invertito il trend delle perdite, generando 429 milioni di dollari di utili e quindi firmato la risalita negli Stati Uniti, ma è anche vero che il totale dei profitti, attestatisi al 16%, è insufficiente per risultare credibili sul mercato: a Wall Street il titolo ha perso tra i 5 e i 7 punti percentuale.
Petrolio a parte, ExxonMobil sconta anche la scelta di investire tardivamente sullo shale gas e di acquisire a cifre elevate Xto Energy otto anni fa. Nel momento in cui negli Stati Uniti il prezzo del gas ha subito una dura impennata al ribasso, il colosso della famiglia Rockefeller ha visto la propria esposizione debitoria salire.
Nona al mondo come capitalizzazione, sebbene un tempo fosse al primo posto, la ExxonMobil confida nel proprio management per risollevarsi.
È notizia recente che l’amministratore delegato, Darren Wood, stia differenziando l’attività corporate orientandosi verso progetti nuovi.
Dall’esplorazione allo sviluppo di nuovi giacimenti, agli investimenti mirati, tutte manovre atte a riportare la multinazionale agli antichi fasti.
Operando come sopra, ne deriva l’ovvia conseguenza di limare, se non sospendere, il riacquisto di azioni proprie, caposaldo storico della vecchia Standard Oil.
I buyback sono fermi dal 2015 e una simile contingenza conferisce un segnale molto chiaro al mercato degli investitori.
This article was originally posted on FX Empire

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