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sabato 14 aprile 2018

Perché è un problema se nei licei ci sono pochi stranieri

Sono pochi i ragazzi di origine straniera che frequentano i licei. Più che suscitare polemiche sulle singole scuole, il dato dovrebbe far riflettere sulla scarsa qualificazione di una futura forza lavoro che dovrebbe compensare il calo demografico.

Rapporto di auto-valutazione male interpretato

L’8 febbraio 2018 è scoppiata una polemica sulla stampa per la modalità con cui alcuni prestigiosi licei italiani si sono “vantati” di avere un numero limitato di stranieri, di poveri e di disabili tra i propri iscritti.
Tutto parte dalla estrapolazione di un paragrafo previsto dal Rapporto di auto-valutazione (Rav) sul tema dell’inclusione.

Il Rav è un corposo documento che dal 2013 le scuole sono tenute a compilare annualmente e a pubblicare attraverso il portale del ministero dell’Istruzione università e ricerca.
Il passaggio “incriminato” è parte di una delle dimensioni in cui è articolato il modello concettuale del Rav.
Accanto alle dimensioni del contesto, degli esiti e dei processi scolastici, la scuola è tenuta a dar conto della sua capacità di perseguire i principi trasversali di equità, partecipazione, qualità e differenziazione. “La partecipazione si riferisce alla capacità della scuola di assicurare le condizioni affinché ciascuno studente della scuola, indipendentemente dalle situazioni di partenza (disabilità, provenienza, difficoltà personali e sociali, indirizzo di scuola o plesso frequentato, classe o sezione, ecc.) possa usufruire dei servizi e degli interventi, e partecipare alle attività della scuola (…)” (Invalsi, rapporto 2016).
La polemica è scoppiata sulla base di uno stralcio estratto appunto dalla sezione dedicata all’inclusione sociale dove si riportava nel quadrante “opportunità” la bassissima presenza di studenti stranieri, studenti con disabilità e poveri in un famoso liceo classico di Roma.

Il giornalista ha fatto una maldestra operazione di lettura distorta del rapporto: la compilazione delle opportunità non attiene, infatti, alla specifica mancanza di questa tipologia di utenza, ma alla presunta maggiore disponibilità di risorse che non richiedono di essere impegnate per interventi specifici di inclusione sociale.
Nessun vanto, né pubblicità speciale per questa scuola, dunque, ma solo la triste costatazione della scarsa presenza di stranieri nelle scuole secondarie superiori e, in misura ancora minore, nei licei classici.
Se si effettua una rapida lettura delle iscrizioni della popolazione italiana e straniera negli istituti di istruzione secondaria, partendo dai dati Istat, è evidente la “sconfitta” non solo del liceo romano, ma di tutti i licei classici nel nostro paese e più in generale di tutta la filiera dell’istruzione superiore di II grado, che riesce a intercettare una minuscola percentuale di studenti stranieri: il 6,8 per cento gli iscritti alla secondaria di II grado e il 2,5 per cento gli iscritti ai licei classici.
Grafico 1 – Iscritti italiani e stranieri nelle scuole secondarie di II grado, as 2013-2014 (valore assoluto)
Fonte: dati Istat, 2014
Grafico 2 – Iscritti italiani e stranieri nei licei classici, as 2013-2014 (valore assoluto)
Fonte: dati Istat, 2014

La formazione della futura forza lavoro

Il problema dunque non è di questo o quel liceo che pur di attirare “clienti” riesce a fa passare come punto di forza il fatto di non dover investire risorse extra in progetti di inclusione sociale.

Il problema, ben più serio, è la scarsa formazione degli stranieri nel nostro paese. Si tratta di un’ampia fetta della popolazione che, nel migliore dei casi, frequenta i corsi serali (i Cpia, recentemente riformati dal Miur) oppure gli istituti professionali; e nel peggiore dei casi è destinata ad alimentare una platea sempre più ampia di persone con basse qualifiche professionali che, secondo le previsioni del Cedefop (Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale), saranno sempre meno ricercati sul mercato del lavoro.
Si tratta di un tema molto serio visto che, sempre seguendo le previsioni Cedefop, la forza lavoro italiana, per effetto del calo demografico, tenderà a scendere, pur aumentando i livelli di qualificazione (grafico 3).
Grafico 3 – Cambiamenti nella popolazione in età lavorativa e della forza lavoro per età – Italia, 2013-2025 (%)
Fonte: Cedefop, 2015
La notizia che ha innescato la polemica dentro e fuori i licei in realtà deve quindi indurre a riflettere su quali siano le politiche formative più adeguate per accrescere le competenze professionali di giovani stranieri (ius soli o meno) che sono pronti a rimpiazzare la forza lavoro italiana, drammaticamente in calo.
Di Claudia Villante
Autore: La Voce Fonte: News Trend Online

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