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lunedì 16 aprile 2018

Non solo Siria nel futuro del petrolio


I fattori scatenanti per una nuova corsa del greggio potrebbero essere le già presenti tensioni internazionali tra gli Usa e la Russia a causa della Siria ma anche di quelle tra gli Usa e l'Iran a causa dell'arrivo di nuove sanzioni.

I fattori sul tavolo

Il vero delta discriminante sulle quotazioni del barile saranno altre oltre alle varie reazioni ai raid di Usa, Francia e Gran Bretagna, soprattutto considerando gli sviluppi della questione del nucleare iraniano, questione che vedrà i prossimi responsi il 12 maggio quando il presidente Usa Donald Trump dovrebbe decidere se restare o meno all'interno dell'accordo in base ad eventuali concessioni fatte (e finora assenti) da Teheran.

Da un lato ci sono le preoccupazioni della repubblica islamica, dall'altro le rassicurazioni che questa riceve dalla Russia. Le probabilità che Washington possa decidere di annullare i precedenti accordi unilateralmente sono date al 90%. La Casa Bianca, infatti, potrebbe non solo ritirarsi dall'accordo nucleare iraniano ma anche imporre nuovamente sanzioni alla repubblica islamica, una decisione che, fanno notare gli analisti interpellati dalla Cnbc, potrebbe contribuire a portare a un aumento delle quotazioni petrolifere fino ad 80 dollari.
Come sottolineato da Robin Mills, CEO di Qamar Energy, ed ex dirigente della Shell .

"E' chiaro a tutti che gli Stati Uniti si ritireranno dall'accordo con l'Iran, ma la domanda che tutti si pongono è cosa farà successivamente.” Su un mercato come questo, particolarmente vulnerabile in una fase di cambiamento ma soprattutto con un greggio che ha sovraperformato durante tutto il corso dell'anno sulle aspettative, il rischio geopolitico diventa più pesante da reggere soprattutto alla luce di repentini cambi di umore dovuti al ritorno di una calma, per giunta apparente, dopo il primo e finora unico raid di bombardamenti da parte di Usa, GB e Francia.

Il ruolo dell'Arabia Saudita 

Tra i fattori determinanti nel prossimo futuro restano anche le strategie messe in atto dai sauditi stessi che stanno puntando a un barile a 80 dollari, utile aiuto per finanziare la lunga e finora infruttuosa guerra con lo Yemen.

Un petrolio a 80 dollari arriverebbe, secondo quanto previsto da Ryad, attraverso l'aumento delle sanzioni anche al Venezuela e con la conseguente carenza di materia prima, un'eventualità che a sua volta farebbe scattare la sete di petrolio dall'Asia ma anche la necessità di mantenere calmi i prezzi visto un cliente esigente come la Cina.
Lunga storia quella del greggio: anni di prezzi elevati, almeno fino al 2014, hanno permesso al mercato non solo di prosperare ma anche di sfruttare ingenti investimenti nella ricerca, tanto da portare gli Usa ad avere in mano l'arma micidiale dello shale che, di lì a poco, avrebbe portato allo squilibrio totale e ad una delle peggiori crisi del barile.

Fu proprio intorno al 2014, infatti che i future sul greggio Brent, dopo aver superato i $ 100 al barile, sono poi crollati nei mesi successivi anche a causa di un eccesso di offerta (aumento della produzione saudita ed entrata in scena degli Usa). Non solo, ma proprio il prezzo così alto aveva fatto aumentare notevolmente l'esposizione al rischio da parte di operatori, Corporate e grandi banche.

Le strategie per l'indipendenza dal greggio

Ora, i prezzi del petrolio stanno aumentando di nuovo tra le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la lezione ha iniziato a dare i suoi frutti con lo sviluppo di nuovi fonti energetiche alternative e la presa di coscienza, da parte dei grandi produttori come l'Arabia che hanno già incrementato gli investimenti sull'energia eolica, di dover diversificare i proprio portafoglio.

Ma mentre l'eolico e il solare si stanno ampliando, il mondo resterà ancora dipendente da petrolio, soprattutto in vista di un aumento delle performance dei mercati emergenti. La conferma arriva proprio dall'Agenzia internazionale dell'energia (IEA) che prevede un aumento della domanda di petrolio fino al 2040, alimentata da mercati emergenti come l'India e dalle industrie che più di altre dipendono da carburante, come autotrasporti, petrolchimica, aviazione e spedizione.
Ma perché entro il 2040? A rispondere è sempre l'IEA: entro il 2040 un veicolo su quattro in Cina sarà elettrico. E la Cina è, finora, la potenza maggiormente energivora del pianeta. Lo spostamento di Pechino verso le rinnovabili segnerà l'inizio del declino del petrolio.
Fonte: News Trend Online

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