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martedì 24 aprile 2018

Metalli industriali, bull trap o semplice correzione tecnica?


La versione corredata di grafici del presente articolo e' disponibile all'indirizzo http://ftaonline.com/blog/metalli-industriali-bull-trap-o-semplice-correzione-tecnica
Le sedute di metà aprile hanno visto scatenarsi il panico all'Lme, il London Metal Exchange, dove le quotazioni dei metalli, in particolare quelle dell'alluminio e del nickel (quest'ultimo importante non solo per la produzione di acciaio inox ma anche per le batterie), sono salite a gran velocita' toccando i massimi degli ultimi tre anni circa.
Dopo le sanzioni Usa del 6 aprile che hanno colpito Rusal i mercati avevano infatti iniziato a scommettere che anche Norilsk (di cui Rusal detiene una quota consistente), un altro colosso russo, potesse subire una analoga sorte.

Sul mercato del nickel e' intervenuta poi anche la notizia di un calo del 25% nel primo trimestre di quest'anno della produzione di Vale, scesa a 58600 tonnellate.
Del resto il nickel, ma anche il palladio, sono in cronico deficit di offerta, molto sensibili quindi ad eventi che possano ridurre ancora di piu' la loro disponibilita'.
Come spesso accade l'ondata di emotivita' colpisce anche gli uffici studi, ad esempio quello di Goldman Sachs ha dichiarato che le quotazioni dell'alluminio potrebbero salire anche oltre i 3000 dollari se le difficolta' di Rusal nella fornitura del mercato dovessero continuare mentre JP Morgan Cazenove si e' espressa in toni analoghi per il nickel, ipotizzando che Norilsk (chiamata anche Nornickel) possa essere colpita da sanzioni analoghe a quelle di Rusal: Norilsk infatti produce il 10% circa del nickel mondiale, inoltre e' attiva nella estrazione del palladio, responsabile lo scorso anno della produzione di quasi la meta' dell'offerta globale.
Ecco perche' anche le quotazioni del palladio nella parte centrale del mese di aprile sono entrate in fibrillazione.

Le sanzioni americane hanno generato un'onda lunga che rischia di non danneggiare solo le aziende russe: la statunitense Alcoa si e' detta preoccupata per la incertezza della catena di fornitura e teme che il deficit di alluminio possa raggiungere nel 2018 una cifra tra le 600mila e il milione di tonnellate a livello globale, includendo quindi anche la produzione cinese (senza la quale il deficit potrebbe raggiungere, con Rusal tagliata fuori, i 5 milioni di tonnellate), il doppio circa di quanto ipotizzato solo tre mesi fa.
Si temono anche carenze di allumina, il materiale intermedio ricavato dalla bauxite, dovute tra le altre cause a tagli della produzione in Brasile, che potrebbero portare ad un deficit, sempre secondo Alcoa, tra le 300mila e 1,1 milioni di tonnellate. Insomma, anche se il mercato si sta muovendo per trovare soluzioni, ad esempio Rusal potrebbe cercare triangolazioni con la Cina, le tensioni viste su alluminio, nickel e palladio rischiano proseguire ancora a lungo.
In quel caso ovviamente l'aumento dei prezzi di questi metalli potrebbe avere un impatto anche sull'inflazione, a maggior ragione adesso che anche il petrolio sembra avere imboccato la strada del rialzo con maggiore decisione. L'analisi dei grafici deve quindi aiutarci a capire se effettivamente esiste la possibilita' (o il rischio) che le tendenze in atto siano destinate a proseguire o se si sia trattato solo di un fuoco di paglia, della classica "bull trap".
Nel caso dell'alluminio (LME 3MD) il recente test di quota 2718$ non sembra avere esaurito la spinta propulsiva del rialzo avviatosi con i minimi di inizio aprile di area 1980$.

La brusca flessione del 23 aprile si e' infatti limitata a ritracciare il 61,8% circa, importante riferimento ricavato dalla successione di Fibonacci, del rialzo dai delle settimane precedenti, mantenendosi pertanto nei limiti di un movimento correttivo, che non mette quindi in discussione la tenuta del precedente uptrend.
Solo discese al di sotto dei 2100$ allontanerebbero la possibilita' di un nuovo test di area 2700 in tempi brevi. La rottura di 2700/720 aprirebbe la strada al ritorno sui massimi di maggio 2011 a 2803$. Resistenza successiva a 3380 circa.
Leggermente diversa la situazione per l'Etfs Aluminium (ALUM), quotato in dollari ma avente come riferimento il Dow Jones-Ubs Aluminum Subindex.

Su questo grafico e' evidente la presenza di una figura di forma rettangolare disegnata a partire dai massimi di inizio marzo 2017 e completata a meta' aprile con la rottura di area 2,97$. Il "rettangolo" fornisce obiettivi, calcolati in base alla proiezione della sua ampiezza dal punto di rottura, in area 3,40 (gia' avvicinato dal top del 19 aprile a 3,368) e a 3,68$ circa.
Oltre quei livelli possibile un tentativo di recuperare i massimi di gennaio 2011 a 4,68 circa. Solo sotto i 2,55$ le aspettative di crescita rientrerebbero.
Anche dallo studio del grafico del Nickel si ricava l'impressione che il rialzo, per altro intrapreso gia' dai minimi di giugno 2017 di area 8680 (LME 3MD), possa avere ancora ampi spazi per estendere.

A gennaio infatti le quotazioni hanno superato in area 12500 la trend line ribassista proveniente dai massimi del febbraio 2011 ed e' ragionevole pensare che il mercato voglia ora precedere nella correzione di tutto quel ribasso con obiettivi che i ritracciamenti di Fibonacci posizionano a 18500 e a 21000$.
Queste aspettative di crescita verrebbero messe in discussione solo a seguito di discese al di sotto di area 13000.
L'Etfs Nickel (NICK), quotato in dollari e avente come benchmark il Dow Jones-Ubs Nickel Subindex, ha superato a agosto del 2017 la linea ribassista che proviene dai massimi del febbraio 2011, avviando poi un canale moderatamente crescente il cui lato alto, a 12,10, e' stato messo recentemente alla prova.

Una rottura decisa di quei livelli metterebbe i prezzi in condizione di testare i 16$ almeno. Sotto area 10, dove transita la linea che sale dai minimi di luglio 2017, la spinta al rialzo si dimostrerebbe invece in esaurimento.
L'attuale trend rialzista del palladio non e' certo di origine recente, parte infatti dai minimi di inizio 2016 di quota 449,55$, e anzi il ritorno di interesse del mercato legato alle sanzioni verso alcune aziende russe ha interrotto la fase correttiva che si stava sviluppando dai massimi record di gennaio 2018 di quota 1138$, resistenza coincidente con il lato alto del canale rialzista che contiene i prezzi dai minimi di fine 2008.

In questo caso si puo' quindi parlare di una tendenza crescente matura, che comunque, una volta terminata l'attuale ritracciamento, potrebbe avere ancora notevoli spazi per estendere. Quello che sara' importante capire quindi e' se il recente ribasso ha gia' esaurito la fase correttiva o se questa e' ancora in divenire.
La rottura di area 1150$ risolverebbe il dubbio in favore della prima ipotesi, con obiettivi a 1250$ e 1350$, mentre la violazione di area 900$ potrebbe proporre una estensione del ribasso verso area 800$ almeno.
Il grafico dell'Etfs Physical Palladium (PHPD), quotato in dollari e avente come sottostante 1/10 oncia troy di palladio, mostra in modo ancora piu' netto come il mercato stia attraversando una fase correttiva: i minimi di inizio aprile a 70$ si collocano infatti precisamente sul 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi di inizio 2016 (dove transita attualmente anche la media mobile a 100 settimane).

Questa percentuale di ritorno, ricavata dalla successione di Fibonacci, ricorre con frequenza quando si parla di movimenti correttivi, in quanto spesso il mercato si accontenta di ritracciare tale quota per poi riprendere la tendenza principale. Dal momento che esiste tuttavia il rischio che il rimbalzo delle ultime sedute sia solo una porzione intermedia di una fase correttiva complessa, sara' opportuno prudentemente attendere la rottura di area 90/91 prima di tornare a sbilanciarsi al rialzo in ottica temporale estesa, con obiettivi in quel caso a 115$ e a 130$.

Sotto i 70$ invece diverrebbe probabile un affondo verso area 64$ almeno.
(AM - www.ftaonline.com)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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