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mercoledì 25 aprile 2018

Mercati deboli e non solo per il decennale Usa


Wall Street ha frenato: ieri il Dow Jones ha chiuso a -1,74%, il Nasdaq a -1,7%) e S&P500 a-1,34%, un calo generalizzato che si fa sentire anche in Europa.Alle 14.15 infatti Piazza Affarivedeva un negativo di -1,15% pari a 23.759 punti, passivo presente anche a Parigi (-0,7%), Londra (-0,75%) e soprattutto Francoforte dove il Dax arrivavaa perdere l'1,46%.

Perchè?

La prima spiegazione data (sebbene non l'unica) vede sul banco degli imputati l'aumento dei rendimenti sui titoli di stato a dieci anni che hanno toccato quota 3% cosa che non accadeva da oltre 30 anni.

Un livello che ha impaurito gli investitori i quali da un lato si aspettano maggiori tassi di interesse da parte delle banche centrali ma anche maggiori costi di finanziamenti per le imprese le quali potrebbero dare meno soldi agli azionisti sottoforma di dividendi perdendo perciò, parte del loro appeal.
Non solo, ma considerando che il T-Bond viene preso come riferimento per i tassi dei mutui, può anche ridurre la capacità di spesa dei singoli consumatori. Da qui i timori sottolineati da Jeffrey Gundlach alla CNBC di unn crollo del mercato e una potenziale crisi dietro l'angolo. Una Fed più aggressiva, però, potrebbe non essere sufficiente.

Infatti anche se invece dei tre rialzi previsti dovesse puntare a 5 o anche 6, grazie ai minimi raggiunti durante la crisi e protratti negli anni, i tassi di interesse resterebbero sempre al di sotto del 5% registrato 10 anni fa. Se proprio ci si volesse concentrare sui rendimenti la cosa migliore, sottolinea Bill Blain, responsabile dei mercati dei capitali di Mint Partners, sarebbe focalizzarsi sul titolo a due anni, che invece ha toccato quota 2,5% quota che non toccava da quasi 8 anni, indice di un appiattimento della curva dei rendimenti, a sua volta sntomo di una recessione in arrivo.

Non solo T-bond

Ma a preoccupare i mercati non sono solo i titoli di stato Usa. Recentemente gli Usa, e nello specifico il presidente Donald Trump, hanno accusato l'Opec di voler manipolare i prezzi del barile costringendoli a restare a livelli artificiosamente alti.

Una strategia che trova la sua spiegazione in diversi fattori. Prima di tutto la questione iraniana. Una revisione dell'accordo sul nucleare firmato nel 2015 da Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione europea, revisione cui l'Iran si oppone strenuamente come anche l'Unione Europea e la Russia, presupporrebbe anche il possibile ritorno delle sanzioni, un'eventualità che, però, potrebbe anche non verificarsi.
Questo scenario è stato prospettato dagli analisti di Mediobanca Securities secondo i quali l'Italia, porto verso cui veleggiava gran parte del greggio iraniano Iran, resta particolarmente esposta: un addio di Washington all'accordo, secondo le loro stime, porterebbe alla cancellazione di 400mila barili al giorno di produzione con un diretto aumento delle quotazioni del barile.

In uno scenario del genere, il titolo italiano da monitorare potrebbe essere Saras (rating outperform e target price a 2,20 euro).

Teheran reagisce 

Intanto la reazione dell'Iran è stata a dir poco sprezzante sia nei confronti della Francia, accusata di voler cambiare per sua volontà un accordo firmato da altre sei nazioni, sia verso gli Usa il cui presidente Trump è stato definito dal leader iraniano Hassan Rouhani, privo di ogni background in politica, in legge e sui trattati internazionali.
Ma gli interessi di Trump nel bloccare Teheran arrivano anche da altri numeri, quelli della presenza del greggio Usa nel Mediterraneo: le forniture di petrolio a stelle e strisce, infatti, hanno raggiunto l'apice di 550 mila barili al giorno secondo stime Thomson Reuters Eikon forniti da petroliere che, solo negli ultimi due mesi hanno visto 78 mega esemplari attraccare nei vari porti del Vecchio Continente aiutate anche dalle nuove competenze tecnologiche acquisite e che permettono alle raffinerie europee di lavorare il petrolio Usa, soprattutto shale, da sempre visto come più difficile e meno remunerativo.
Fonte: News Trend Online

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