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mercoledì 4 aprile 2018

L'Europa si dimentica di altre elezioni

Le elezioni in Italia hanno creato non pochi imbarazzi in Europa vista la vittoria delle forze tendenzialmente euroscettiche. Un vocabolo (tendenzialmente) necessario visto e considerato che molte di loro hanno preferito stemperare i toni più polemici mantenendo però alta la distanza fra i rispettivi programmi e i diktat dell'Europa.

Le elezioni in Grecia

Ma se, appunto, le urne italiane sono oggetto di riflessione a livello europeo, non tutti sanno che presto anche la Grecia sarà nell'occhio del ciclone.

In teoria si parla del settembre 2019 ma in pratica il termine potrebbe essere notevolmente anticipato. Anche alla seconda metà del 2018. Il motivo è di facile intuizione: le numerose politiche di austerity cui il governo del primo ministro Alexis Tsipras si è dovuto piegare nel corso dei mesi e soprattutto le roforme più ostiche, quelle sempre rimandate e che adesso dovranno per forza di cose essere approvate (in primis quella sulel pensioni) potrebbero costringere l'esecutivo di Atene a delle clamorose dimissioni, costringendo la popolazione a tornare alle urne.

Proprio in parallelo alla chiusura ufficiale del programma di aiuti. Un rischio non indifferente per il Vecchio Continente come fa notare Yvan Mamalet, senior economist di Société Générale. 
Infatti la Grecia dovrebbe terminare il suo terzo programma di salvataggio ad agosto .
Tuttavia, alcune delle principali riforme concordate con i creditori internazionali, compresi i tagli alle pensioni, entreranno in vigore solo a gennaio. Cosa significa questo? Che se ad agosto potrebbero essere approvate, con la caduta del governo tutto sarebbe rimesso in discussione, almeno fino a gennaio.

Le previsioni 

La conferma per nuovi scrutini arriva anche da Kyriakos Mitsotakis, leader del partito di opposizione Nuova Democrazia "C'è una chiara possibilità che le elezioni si svolgeranno nella seconda metà del 2018", ha detto, in un'intervista a Bloomberg il mese scorso.
Già nel 2015 Tsipras aveva chiesto elezioni anticipate dopo essere stato oggetto di critiche da parte di diversi membri del suo partito, Syriza, formazione di chiaro stampo antieuropeista ma che nel tempo, come sopra accennato, si è dovuto adattare a politiche di forti tagli andando spesso anche contro il proprio programma elettorale.
Nonostante siano stati paventati i rischi più ampi, i mercati non sembrano scontare questa possibilità, forse immemori del fatto che, come fanno notare sempre dalla Cnbc, complessivamente, dall'inizio del 2010 - l'anno in cui la Grecia ha firmato il suo primo piano di salvataggio - il mercato azionario ellenico ha perso circa l'83 percento del suo valore fino ad ora.

Impietoso un primo confronto con un altro grande malato d'Europa, il Portogallo: in questo caso il calo del mercao non è andato oltre il 36%, soprattutto a causa di un debito pubblico che nel caso di Atene supera il 180% e che non appare sostenibile sul lungo periodo. Eppure alcuni credono che nuove elezioni potrebbero essere un fattore tutto sommato positivo per l'azionario.
Il motivo?
Gli ultimi sondaggi mostrano che il partito di centro-destra, Nuova Democrazia, otterrebbe il maggior numero di voti se ci fosse un'elezione oggi (28,9 per cento, contro il 10,3 per cento incassato da Syriza) anche se Syriza potrebbe contare comunque sull'appoggio del settore pubblico, settore ancora relativamente salvo dai tagli draconiani.

Un altro fattore di rafforzamento potrebbe arrivare dal principale rappresentante dell'opposizione, Mitsotakis il cui programma prevede, oltre al taglio dell'aliquota sulle società al 20 percento dall'atuale 29 percento, anche la riduzione della tassa sulla proprietà, nel tentativo di portare investimenti stranieri in Grecia.
Politiche business-friendly e quindi di supporto al mercato azionario.
Fonte: News Trend Online

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