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martedì 17 aprile 2018

Le lunghe spire del Deep State stanno avvolgendo Trump, Parte #2

di David Stockman


Ciò che sta accadendo nel Mediterraneo orientale e sui cieli e sulla terra in Siria è assolutamente pazzesco; è anche spaventoso, pericoloso e del tutto inutile.

Dopotutto, l'imminente scontro militare russo/americano inizierebbe sullo scheletro di una nazione artificiale messa insieme nel 1916 da Inghilterra e Francia. Alla fine, quella che non è mai stata una nazione, è stata ridotta a macerie, miseria e frammenti settari.

Quindi non c'è niente da contestare ora, e, tra l'altro, non c'è mai stato. Il governo sovrano della Siria ha invitato da molto tempo i russi ad entrare a Washington ad uscire. Punto e basta.

Perché, quindi, gli aerei commerciali vengono avvertiti di rimanere fuori dallo spazio aereo siriano, mentre la flotta russa di Tartus si lancia in missioni di ricollocazione difensive?

Allo stesso modo, perché l'aviazione siriana è costretta a nascondere i suoi aerei e gli elicotteri nel suo stesso Paese, mentre Washington lancia un'armata di navi da guerra verso il Mediterraneo che è più grande e più letale dell'intera Marina di quasi tutti gli altri Paesi del mondo?

La risposta è semplice e allo stesso tempo terribile: Washington è diventata la Capitale della Guerra e ora pullula di un'intera generazione di burocrati ossessionati dalla guerra, petrolieri, consulenti militari, lobbisti, militaristi, imperialisti, neo-belligeranti e legioni di militari/industriali/spioni che si nutrono di un budget della sicurezza nazionale orribilmente gonfio.

Certo, ci sono anche migliaia di politici, sia quelli che sono in carica che quelli che diventano prosperi stendendo un ghiribizzo per gestire l'impero globale di Washington. Tra loro ci sono lo stupido, il lecchino, il sant'uomo, il venale, gli sbandieratori, i patrioti e gli ideologi dell'eccezionalismo americano, della responsabilità di proteggere (R2P), della propagazione della democrazia e della semplice egemonia imperiale.

Inutile dire che il nostro scopo qui non è quello di fare l'elenco del prototipo di persone che pullulano a Washington. Invece stiamo cercando di caratterizzare e concretizzare ciò che intendiamo per Deep State, e di spiegare perché quest'ultimo stia portando avanti una campagna così implacabile, viziosa e oscura per abbattere Trump; anche a rischio di guerre con la Russia e un armeggedon nucleare per l'intero pianeta.

È tutto incapsulato in due parole: America First!

Lo slogan e la tonalità della campagna di Trump che incitò la Città Imperiale in un impeto di parossismo ed oltraggio. Questo perché, in fin dei conti, America First invalida il modus operandi della Capitale della Guerra, e tutti i suoi progetti, pretese e prosperità illecita.

Dopotutto, in un mondo in cui dovrebbe esserci l'America First, ciò che è accaduto o non accaduto a Douma non dovrebbe fare alcuna differenza per la sicurezza interna.


Ovviamente Douma è solo il manifesto della trama illecita di tutto l'impero americano all'estero. La guerra civile in Siria era essenzialmente una battaglia tra i rami sunniti e sciiti dell'Islam.

In quanto tale, si estendeva in tutto il Medio Oriente, comprendendo l'Arabia Saudita ed i suoi alleati sunniti da un lato e l'Iran e i suoi alleati sciiti dall'altro, compreso il governo appoggiato da Washington a Baghdad, il governo demonizzato da Washington a Damasco e la fazione Hezbollah del Libano.

In un modo o nell'altro questo scontro è in corso da 1300 anni e la sua manifestazione attuale non ha conseguenze per la sicurezza dei cittadini di Lincoln NE, Spokane WA o Springfield MA. Di conseguenza, non si sarebbe mai dovuta versare nemmeno un'oncia di sangue americano o un dollaro del Tesoro americano.

Ahimè, America First incarna tale verità ed è ciò che la Città Imperiale non può tollerare.

Allo stesso modo, America First vuol dire anche che il Golfo Persico non è un lago americano e che qualunque cosa accada lì non è in alcun modo affare della Quinta Flotta. Il petrolio è una questione per i mercati e l'economia; significa che prezzi elevati, carenze e interruzioni dell'approvvigionamento sono la cura.

Infatti lo slogan America First riconosce che oggi gli Stati Uniti non hanno nemmeno bisogno di una Quinta Flotta, perché è inutile difendere la patria (data l'esistenza della deterrenza nucleare, di cui ne abbiamo già in abbondanza) e serve solo ad estendere, occupare e controllare un impero che indebolisce la sicurezza in patria e drena denaro dal Tesoro della nazione.

Lo stesso vale per l'Ucraina. Se i Crimeani hanno scelto di tornare alla madrepatria russa con un voto referendario al 90%, di cui hanno fatto parte per oltre 200 anni dopo che la penisola venne acquistata da Caterina la Grande nel 1783, così sia.

Allo stesso modo, se la popolazione del Donbas (Ucraina orientale) di lingua russa desidera secedere da una Kiev dominata da nazionalisti ucraini anti-russi e proto-fascisti, ha tutto il diritto di farlo; e niente di tutto questo è scritto in un documento firmato da Thomas Jefferson, Benjamin Franklin et. al. nel 1776.

In pratica, se la produzione di carbone, prodotti chimici, acciaio e altri prodotti industriali da parte dei 5 milioni di persone del Donbas è legata al PIL dell'Ucraina, della Russia o di una repubblica appena battezzata, non farebbe un briciolo di differenza per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Infatti è difficile pensare a sviluppi in qualsiasi parte del pianeta che abbiano meno ripercussioni sulla sicurezza degli Stati Uniti di quelli nel Donbas. Eccetto forse se i cinesi vogliono sprecare i loro soldi a costruire basi militari su banchi di sabbia nel Mar Cinese Meridionale.

Allo stesso modo, lo slogan America First è d'accordo con la determinazione sovrana dei tedeschi secondo cui la loro sicurezza nazionale è adeguatamente soddisfatta spendendo solo l'1.5% del PIL per la difesa e che la strada verso relazioni pacifiche con la Russia passa attraverso più commercio e meno provocazioni inutili (la Germania non si sta unendo alla guerra imminente di Trump in Siria).

Detto in modo se i tedeschi non si aspettano di essere invasi da Putin, allora perché Washington sta dissanguando il suo Tesoro accumulando armamenti convenzionali dall'altra parte dell'Atlantico?

E questo ci porta al nocciolo della questione: America First è una minaccia esistenziale al Deep State.

Tutto questo ci riporta indietro al 2 aprile 1917, data in cui Woodrow Wilson dichiarò scioccamente guerra alla Germania e portò l'America in un sanguinoso calderone sul fronte occidentale che non aveva assolutamente alcun rapporto con la sicurezza nazionale; e successivamente in una "pace" distruttiva a Versailles che avrebbe garantito una guerra perpetua.

Lo slogan America First, quando seguito fino alla sua conclusione logica, metterebbe fuori mercato la Capitale mondiale della Guerra; si tradurrebbe in una massiccia riduzione del budget della sicurezza nazionale orribilmente gonfio; ciò renderebbe inutili i think-tank, le ONG, gli appaltatori dell'intelligence ed i lobbisti.

Ci riferiamo naturalmente a persone come i fratelli Podesta, i Paul Manafort ed altri 20,000 operatori e racket simili. Infatti America First porterebbe una recessione nella Città Imperiale che al confronto Youngstown, Ohio sembrerebbe un modello di prosperità.

A dire il vero, dubitiamo seriamente che Trump abbia avuto idea di dove l'avrebbe portato lo slogan America First quando vi inciampò contro; e temiamo che il suo timore xenofobo del confine messicano lo avrebbe comunque distratto.

Ma il Deep State non correva rischi. Ecco perché nel luglio 2016 gli scagnozzi che guidavano la CIA e l'FBI sotto Obama sono stati in grado di lanciare la loro insidiosa caccia alle streghe anti-Trump come "polizza assicurativa"; ed è anche il motivo per cui l'Amministrazione Obama nei suoi ultimi giorni in carica si è assicurata che il verdetto dell'8 novembre sarebbe stato messo in discussione sulla scia della presunta interferenza russa.

È assolutamente un fatto che né Trump, né i suoi figli, né sua figlia, né suo genero, sono andati in Russia dopo la campagna di Trump lanciata nel giugno 2015. Allora nessuno, nemmeno Vlad Putin, credeva potesse finire nello Studio Ovale; e da allora Trump ha dimostrato che a nessuno importava, tranne che a lui e alla sua famiglia ovviamente.

Quindi se c'è stata una qualche collusione dopo l'annuncio, doveva essere via email o telefono tra i Trump e gli alti funzionari statali del Cremlino. Vale a dire, ogni parola di tali conversazioni sarebbe stata archiviata nei server della NSA (agenzia nazionale per la sicurezza), in cui tutto ciò che attraversa la rete mondiale viene prelevato e immagazzinato.

Inutile dire che se Robert Mueller stava davvero facendo il lavoro di Dio a favore dello stato di diritto e della democrazia americana, avrebbe risolto la questione della "collusione" con i russi entro una settimana di tempo. Ciò non è accaduto perché non esistono tali prove e non si sono mai verificate simili conversazioni tra i Trump e lo stato russo. Punto.

Al contrario, l'intera inchiesta di Mueller è progettata per danneggiare politicamente Donald Trump e cacciarlo dal suo incarico. Cioè, per schiacciare lo slogan America First e per cancellare la forma grezza che ha assunto sotto la presidenza Trump. In questa missione, la caccia alle streghe di Mueller ha già avuto successo.

A dire il vero, meno di due settimane fa stava abbracciando la famosa strategia del senatore George Aiken, che nel mezzo della folle invasione del Vietnam da parte di LBJ, spiegò come porre fine a quella inutile guerra: "Dichiarare la vittoria e tornare a casa".

Questo è esattamente ciò che Trump stava facendo quando ha dichiarato la vittoria sull'ISIS e ha annunciato che l'America se ne sarebbe andata dalla Siria, e lo ha fatto senza l'approvazione dei suoi difensori del Deep State.

Così facendo, ha quasi fatto ritornare lo slogan America First la strategia di questa terra; sebbene le varie Douma del mondo siano tragedie umane, non sono minacce alla sicurezza dell'America, né sono affari della macchina da guerra di Washington.

Ma la Capitale della Guerra non poteva tollerarlo. E secondo le ultime affermazioni di Trump, si sta preparando ad arrendersi al Partito della Guerra.

Vale a dire, la missione anti-ISIS è completa quindi è ora di salvare il mondo dagli iraniani e dai russi.

Inutile dire che bombardare le installazioni militari siriane, ora vuote, non riuscirà a raggiungere questo obiettivo e renderà il rischio di una terza guerra mondiale ancora più palpabile.

Infatti il modo più sicuro per far riprendere l'ISIS è distruggere il governo siriano e quindi aprire le porte dell'Inferno, così come ha fatto Dubya nel 2003.


[*] traduzione di Francesco Simoncellihttps://francescosimoncelli.blogspot.it/

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