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mercoledì 4 aprile 2018

Il reddito di cittadinanza che c'è già e altre misure di supporto al reddito

Cos'è il reddito di cittadinanza

Cos'è il reddito di cittadinanza? E come funziona? Sicuramente è uno strumento importante per chi non ha un lavoro. Uno strumento di cui si parla da tempo ma che ultimamente ha rappresentato un tema di stretta attualità. Alle scorse elezioni politiche del 4 marzo 2018, infatti, il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti è stato il Movimento Cinque Stelle (M5S), che da molto tempo sostiene la necessità di introdurre un reddito di cittadinanza nel nostro Paese.
WeCanJob è un portale di orientamento alla formazione e al lavoro, ma non può non trattare un tema così importante come il sostegno a chi lavora precariamente, a chi ha perso il lavoro o a chi ha problemi economici. Pertanto, in questo post vi presentiamo un'analisi del reddito di cittadinanza proposto dal M5S per poi parlare di tutti i principali sostegni e redditi di cittadinanza o di inclusione per i quali potete già fare domanda.

Il reddito di cittadinanza del M5S

Nel programma del M5S, sul tema "Lavoro", c'è un paragrafo dedicato a questa "misura attiva [...] rivolta al cittadino al fine di reinserirlo nella vita sociale e lavorativa del paese". Secondo il programma, si tratta di un "sostegno al reddito per i cittadini che versano in condizione di bisogno". L'ammontare del contributo, almeno nella proposta di programma, è fissato sui 780 euro al mese per persona, stabilito in base alla soglia di povertà relativa calcolata sulla base dei parametri europei. Tra le principali finalità del reddito di cittadinanza, prosegue il programma del M5S, troviamo:
  • il contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale
  • il sostegno all’acquisizione di competenze e all’inserimento lavorativo
  • la prevenzione degli effetti della quarta rivoluzione industriale
Proprio quest'ultimo punto rappresenta una novità nei princìpi sinora usati per introdurre misure di sostegno al reddito. Il reddito di cittadinanza si propone, infatti, come un sostegno non collegato alla posizione di lavoro (come sono, ad esempio, gli assegni familiari, le indennità di malattia, le assicurazioni contro gli infortuni), né necessariamente collegato all'aver perso un lavoro, dunque alla condizione di disoccupazione. Il reddito di cittadinanza è invece pensato per quella che viene definita una società del post-lavoro, in cui può essere importante riconoscere un "salario sociale" anche a chi svolge attività para-lavorative, sinora considerate di "non lavoro" ma delle quali si riconosce il valore produttivo o sociale: la cura familiare, l'educazione dei bambini, la cura degli anziani, la promozione culturale e la cittadinanza attiva sono esempi di tali lavori non retribuiti.
In particolare, il reddito di cittadinanza proposto dal M5S denuncia gli effetti perversi della quarta rivoluzione industriale che sta avvenendo con la diffusione capillare di nuove tecnologie.

Le misure di sostegno al reddito per chi perde il lavoro

Diversi sono i sostegni al reddito tuttora in vigore che si collegano alla perdita di lavoro. Vediamo quali sono i principali:
  • Naspi (Nuova Prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego) è il sussidio di disoccupazione erogato dall'Inps. Per ottenerlo occorre aver lavorato almeno 13 settimane negli ultimi 4 anni e 30 giorni di lavoro effettivo nell'anno in cui si è perso il posto. La Naspi può essere richiesta da dipendenti pubblici a termine e lavoratori subordinati del settore privato. Vale per chi perde il lavoro involontariamente o per chi si licenzia per giusta causa. L’importo massimo per il 2018 non può superare i 1.300 euro al mese e l'assegno dura fino a un massimo di 24 mesi.
  • Dis-Coll è la prestazione rivolta a collaboratori a progetto, occasionali, coordinati e continuativi, dottorati di ricerca, borsisti ecc. che hanno perduto involontariamente il lavoro o che si sono dimessi per giusta causa. Anche in questo caso l'importo massimo è di 1.300 euro al mese, ma la durata massima è pari a 6 mesi.
  • Disoccupazione agricola, riservata ai lavoratori dell'agricoltura, offre un'indennità pari al 40% della retribuzione del lavoratore o della lavoratrice che ha perso il lavoro. Si collega alla stagionalità insita nel lavoro agricolo. Per fare domanda basta compilarla in via telematica sul sito Inps.
Questi contributi si collegano a un precedente periodo di lavoro. Si tratta pertanto di schemi cosiddetti "assicurativi", in cui si versa un "premio" durante i mesi di lavoro e si percepisce in cambio un "risarcimento" nei periodi in cui il lavoro finisce. Diversi sono invece gli strumenti improntati al reddito di cittadinanza, in cui è la condizione di povertà o di disagio a dare diritto a un sostegno. Vediamoli insieme.

Il reddito di cittadinanza che c'è già: come fare

Dal settembre 2016 in Italia era stato introdotto il Sostegno per l'Inclusione Attiva (SIA), un aiuto al reddito di circa 900 mila famiglie in difficoltà che hanno ricevuto mediamente 300 euro al mese, che salivano fino a un massimo di 400 euro nel caso di nuclei con 5 o più componenti. La misura prevedeva anche la partecipazione obbligatoria a un progetto personalizzato di attivazione e inclusione, vincolante per accedere al beneficio economico, mirato al superamento della condizione di povertà, al reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Per quanto non vi sia più la possibilità di richiedere il SIA, ve ne abbiamo fatto cenno perché tale strumento è stato inglobato dal nuovo reddito d'inclusione (REI) per il quale si può già fare domanda. Si tratta di un sussidio che mira a contrastare la povertà con uno stanziamento di 1,8 miliardi nel 2018. Anche il REI, oltre a un reddito mensile (pagato attraverso una carta elettronica per un massimo di 485,41 euro) prevede un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà. La domanda per accedere al REI si fa presso il Comune in cui risiedete. Il sussidio dura al massimo di 18 mesi ma, se necessario, può essere rinnovato per ulteriori 12 mesi.

I redditi di cittadinanza nelle regioni

Infine, non dobbiamo dimenticare che molte sperimentazioni di reddito di cittadinanza sono già disponibili in diverse regioni italiane. Si tratta di misure che integrano quelle nazionali o che offrono alle famiglie in difficoltà dei sostegni completamente nuovi. Tra le varie esperienze, vi raccontiamo quelle di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Molise, Puglia e Sardegna.
  • Emilia-Romagna (Reddito di Solidarietà – RES), sussidio di 80 euro per ogni componente del nucleo, fino a un massimo di 400 euro mensili, erogato ai residenti in Emilia Romagna da almeno 24 mesi, per un massimo di 12 mesi prorogabili per altri 12.
  • Friuli Venezia Giulia (Misura Attiva di Sostegno al Reddito – MIA), di importo pari a 550 euro mensili, erogato per un massimo di 12 mesi prorogabili per altri 12, rivolto ai residenti in Friuli Venezia Giulia almeno da 24 mesi.
  • Molise (Reddito Minimo di Cittadinanza – RMC), sussidio di 300 euro mensili per un massimo di 12 mesi, erogato ai residenti in Molise da almeno 24 mesi.
  • Puglia (Reddito di Dignità – RED), sussidio di 80 euro per ogni componente del nucleo, fino a un massimo di 400 euro mensili, che aumenta di altri 200 euro se si partecipa a tirocini o percorsi formativi.
  • Sardegna (Reddito di Inclusione Sociale – REIS), è un sussidio per i residenti in Sardegna, erogato per 12 mesi e prorogabile per altri 12. L’importo è di 200 euro mensili per una persona sola, 300 euro per le famiglie di 2 componenti, 400 euro se di 3 componenti, 500 con 4 componenti e oltre.
Viste le numerose opportunità di avere già un sostegno pubblico, vi invitiamo a informarvi presso le regioni in cui risiedete o a fare domanda per il REI, in attesa che venga nominato un nuovo Governo e che si proceda anche con le proposte delle principali forze politiche che siedono in Parlamento.

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La redazione di WeCanBlog

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