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martedì 17 aprile 2018

I mercati rassicurati dai dubbi di Trump snobbano il crollo Zew


Trump contraddice ancora se stesso e il suo staff. Dopo aver confermato l'arrivo di nuove sanzioni Usa per la Russia, sanzioni annunciate anche dall'ambasciatore Usa all'Onu, il presidente decide di cambiare repentinamente strategia e di voler punire la Russia per il suo sostegno al regime di Assad ma anche di cercare di mantenere buoni rapporti.
Tradotto: per il momento niente sanzioni a Mosca.

Piazza Affari: banche protagoniste

I mercati lo percepiscono e, dopo i timori dei giorni scorsi, oggi aprono in un clima di relativa distensione. Alle 11, infatti, il Ftse Mib registrava un vantaggio dello 0,8% (23.512 punti), seguita in ordine sparso dal Ftse 100 (0,2%), dal Cac40 a 0,3%, dal Dax (0,65%).

L'allentamento delle tensioni sembra essere almeno per il momento anche più forte della delusione registrata sul fronte macro: lo Zew scende di 8,2 punti ad aprile, en al di sotto delle aspettative già negative degli analisti che si fermavano a -1. Quello pubblicato oggi è un livello che non si vedeva dal novembre del 2012 e che trova una spiegazione plausibile nelle paure della guerra commerciale Usa-Cina (ma sarebbe più giusto dire Usa-resto del mondo), e nelle attuali tensioni internazionali sulla Siria.

Guardando a Piazza Affari resta ancora protagonista il settore bancario. Standard&Poor's ha infatti confermato i rating di Unicredit a BBB sul lungo termine e A2 sul breve con outlook stabile. Nei giorni scorsi c'era stata l'assemplea dei soci che aveva confermato, oltre a governance e bilancio 2017 (utile netto a 5,473 miliardi di euro) anche Pierre Mustier come ad e nominato Fabrizio Saccomanni presidente.
Chi invece deve registrare un taglio sul rating è Banca Generali che incassa la diffidenza di Akros sulle previsioni del conti del primo trimestre 2018 previste per il 23 aprile: troppa la volatilità sul mercato, tanto da mettere sotto stress le commissioni di performance mentre meglio sembra essere andata agli asset manager.

Per Banca Akros, Generali rischia di affrontare una calo dei profitti (-23%) e dei ricavi (-9%) con un aumento delle spese operative (+7%). Da qui le previsioni di Akros sull'utile per azione 2019 è stata tagliata del 2% mentre per quello 2020 del 4%. Rating confermato a Neutral ma target price ridimensionato a 31 euro dai precedenti 32.
Attualmente sul Ftse Mib Unicredit viaggia, poco dopo le 12.30 a 1,73% e Banca Generali a +0,8%. 

I mercati rassicurati dai dubbi di Trump

Dando uno sguardo alla politica internazionale, dopo l'attacco di Usa, Francia e Gran Bretagna nel fine settimana, a sua volta rappresaglia di quello di Douma da parte di Assad del 7 aprile scorso, il presidente Usa Donald Trump ha deciso di cambiare rotta e di frenare sulle già annunciate sanzioni Usa per Mosca.

Ufficialmente le misure annunciate in sede ONU dal'ambasciatrice Usa Nikki Haley non avrebbero avuto l'autorizzazione finale da parte di Trump il quale ha già fatto sapere che non sarà disposto ad aggiungerne altre (e con ogni probabilità nemmeno a porre in essere quelle illustrate dalla Haley) a meno di nuove azioni da parte di Mosca.
Una buona notizia per il rublo dal momento che gli analisti avevano sottolineato in più occasioni che non le tensioni geopolitiche ma le sanzioni internazionali costituivano il vero pericolo per la moneta russa. Attualmente, la moneta russa viaggia con il dollaro a quota 61,5 e con la moneta unica a 76,22.

Dopo l'annuncio dei provvedimenti contro le aziende nella cerchia di Putin, il rublo ha visto una serie di movimenti al ribasso che l'hanno portato a livelli non più visti dal 2016 sull'euro. Guardando ai singoli nomi all'interno del panorama produttivo di Mosca spicca il -25% di Rusal, colosso dell'alluminio quotato ad Hong Kong, il cui azionista di controllo, Oleg Deripaska deve scontare il divieto imposto di chiudere contratti con aziende straniere oltre al blocco dei conti correnti facenti capo al magnate e presenti su territorio statunitense.
La mossa di Trump, però, potrebbe cambiare nuovamente le sorti della partita.

Nessun provvedimento per quelle aziende che, già esaminate anche dal Dipartimento del Tesoro, erano accusate di fornire tecnologie per gli arsenali chimici presenti in Siria, nessun provvedimento che segue l'espulsione degli oltre 60 diplomatici da territorio statunitense, espulsione che è stata seguita da atteggiamenti simili anche da parte delle altre capitali europee, Roma inclusa.
Fonte: News Trend Online

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