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giovedì 5 aprile 2018

I conti dell’Italia non tornano



Lo sapevano tutti, ma si è fatto finta di nulla per lungo tempo. Fino a che è arrivato l’Eurostat a certificare il buco aggiuntivo nei conti pubblici prodotto dal salvataggio di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Un intervento che aggrava ulteriormente una situazione di per sé già precaria, rendendo ormai altamente probabile una nuova manovra correttiva che di colpo fa crollare le promesse di immaginari tagli delle tasse e riforme pensionistiche che implicherebbero costi maggiori per lo Stato.

Alla luce dei 6,1 miliardi di euro fin qui spesi per mettere in sicurezza i clienti delle due banche venete, il rapporto deficit/Pil del 2017 è stato ricalcolato al 2,3%, quattro decimali in più rispetto ai calcoli precedenti. Hanno pesato in particolare i differenti criteri adottati da Eurostat per stimare i recuperi dei non performing loans (in buona parte legati a sottostanti immobiliari) rispetto a quanto stimato dal governo, anche se in realtà la differente modalità di contabilizzazione era ben nota a tutti.

In queste condizioni, l’adozione di una manovra correttiva da circa 3 miliardi di euro entro il 31 maggio, a valere già nell’anno in corso, è sempre più probabile. Dove reperire le risorse? Il buon senso indica che non vi sono spazi per alzare ulteriormente le tasse, per cui non resta che agire sulla spesa pubblica.

I Cinquestelle hanno indicato nel proprio programma una spending review che a regime può raggiungere i 40 miliardi di euro. Secondo il centrodestra, dal riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali si possono ottenere non meno di 30 miliardi. Insomma, lo spazio per tagliare la spesa improduttiva ci sarebbe, almeno in teoria. Non resta che vedere se dalle parole si saprà passare ai fatti, nella consapevolezza che riformare significa sempre scontentare qualcuno.

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