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mercoledì 4 aprile 2018

Botta e risposta Usa-Cina sui dazi allarma i mercati Ue e Usa

Roma, 4 apr. (askanews) - E' scattata con inattesa rapidità la rappresaglia della Cina ai nuovi pesanti dazi annunciati dall'amministrazione Trump. E lo spettro di una escalation che potrebbe sfociare in una guerra commerciale aperta tra i due giganti, e non solo, si fa sempre più concreto. Il ministero del Commercio cinese ha pubblicato una lista di 106 prodotti statunitensi sui quali, in data ancora da definire, intende imporre dazi fino al 25%. Includono auto, piccoli aeromobili, soia e carne surgelata, per un controvalore annuo stimato in 50 miliardi di dollari.
Il tutto è arrivato poche ore dopo l'annuncio dell'amministrazione Trump sull'intenzione di bersagliare 1.300 prodotti Made in China con dazi, sempre al 25%, tra cui compaiono treni, robot, componentistica auto, parti di reattori nucleari, auto, macchinine da golf mentre sono stati esclusi altri tipi di beni, come vestiti, calzature e smartphone, su cui questi balzelli avrebbero implicato rincari immediati ai danni dei consumatori.
In realtà sia da pate statunitense che da parte cinese non si è ancora arrivati alle bordate vere e proprie: sono stati semplicemente caricati i cannoni. Perché prima di procedere all'imposizione dei dazi Washington intende effettuare una procedura di audizione di 30 giorni cui seguirà un ulteriore periodo di valutazione sul se procedere che potrebbe prolungarsi altri 180 giorni. Insomma, i tempi per cercare una strada negoziale esistono.
E la stessa Cina ha chiaramente lasciato la porta aperta al dialogo visto che non ha nemmeno comunicato date definite sulla entrata in vigore delle sue contromisure.
Tuttavia la serietà del confronto è testimoniata sia dalla portata delle possibili misure - secondo il Financial Times, se attuati i dazi Usa rappresenterebbero la più dura iniziativa statunitense da quando, negli anni 70' del secolo scorso, Richard Nixon normalizzò le relazioni con Pechino - sia dalla reazione allarmata che hanno avuto i mercati.
Se sulle Borse in Asia l'effetto è stato relativamente contenuto, anche data la precedente chiusura positiva di Wall Street, la dinamica deprimente si è fatta sentire in maniera più netta sui mercati europei. In particolare sul Dax tedesco, con la Germania che è il secondo maggiore esportatore mondiale, che a metà seduta segna un meno 1,31%. Ma anche Milano il Ftse-Mib si attesta al meno 1,27%; Parigi segna un meno 0,73% e Londra meno 0,53%. A tre ore da inizio seduta a Wall Street i contratti futures sui maggiori indici segnano rosso: meno 2,11% sul Dow Jones e meno 2,06% sul Nasdaq.
Intanto la Cina protesta: "Un'azione così protezionistica e unilaterale ha gravemente violato i principi e i valori fondamentali del Wto. Non è nell'interesse né della Cina né in quello degli Usa, ancora meno dell'economia globale", ha affermato Pechino tramite il ministero del Commercio. Per parte sua il presidente Usa Donald Trump parla di "una relazione molto buona con la Cina che vogliamo mantenere", ma "dobbiamo fare qualcosa di netto per ridurre il deficit". E ha puntato il dito sul valore sottratto da Pechino non rispettando le proprietà intellettuali che "probabilmente si aggira tra 200 e 300 miliardi di dollari".

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