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mercoledì 4 aprile 2018

BORSA CINESE - I dazi di Trump non spaventano il Dragone

FATTO
Nel corso del week end la Cina ha annunciato dazi su 128 prodotti statunitensi, per un valore di 3 miliardi di dollari, in risposta alle tariffe che l'amministrazione Trump ha applicato sulle importazioni di circa 1.300 prodotti cinesi per un valore di 60 miliardi di dollari. 

Secondo gli esperti, le maggiori imposte colpiscono chirurgicamente il bacino elettorale di Donald Trump e lanciano un chiaro messaggio politico o meglio un chiaro invito a trattare.

Tra le merci più penalizzate c'è la carne di maiale, l'aumento dei dazi sarà del 25%. La Cina è il terzo mercato americano per l'export di carne di maiale. Ci saranno maggiori imposte sulle mele, le mandorle e altra frutta tra cui: cocco, banane, ananas, melograno, mango, uva, angurie, ciliegie, fragole, albicocche secche. 

Anche l'etanolo sarà tassato del 15%. Secondo la nostra Coldiretti, gli Stati Uniti hanno esportato vino in Cina per un valore di 70 milioni di euro, in aumento del 33% nel 2017 e si collocano al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori immediatamente dietro all'Italia. 

Il ministero del Commercio cinese, in una nota, sollecita Washington "a revocare le misure protettive che violano le regole del Wto" e a "riportare i rapporti bilaterali sui relativi prodotti alla normalità". 

"Le tariffe americane sono dirette solo contro alcuni Paesi, violando gravemente il principio di non discriminazione che è un pilastro del sistema commerciale multilaterale e danneggiando seriamente gli interessi cinesi" spiega la nota.

Commento.

Una guerra commerciale sino-americana condotta a oltranza sarebbe secondo noi una sconfitta per entrambe le economie. Tuttavia, l'eventualità di una guerra commerciale su larga scala è storicamente improbabile. Ad esempio, le tariffe commerciali imposte da George W. Bush furono limitate alle sole importazioni di acciaio e durarono meno di due anni nel 2002-2003.

In linea generale, stando all'elenco dei beni coinvolti, l'impatto sull'economia cinese dovrebbe essere minimo. Inoltre, occorre tenere presente che la dipendenza della Cina dall'export è in calo. Le esportazioni lorde e le esportazioni nette hanno rappresentato il 19% e il 2,2% del PIL cinese nel 2016. 

Anche nel caso peggiore in cui le esportazioni cinesi diminuissero di 60 miliardi di dollari nel 2018, la guerra sui dazi rallenterà la crescita del PIL cinese dello 0,72%, secondo le stime elaborate da CITIC. Anche in questo caso, dunque, la crescita del PIL della Cina nel 2018 dovrebbe superare il 6%. Le componenti della domanda interna di beni di consumo e di investimenti sarebbero in grado di limitare l'impatto negativo del minore export. 

In conclusione, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina avrà un impatto negativo su singoli settori che dipendono dalle esportazioni, ma un limitato impatto complessivo sull'economia cinese.

Infine, si tenga conto del fattore tecnico: l'inclusione delle azioni di tipo A negli indici MSCI provocherà nuovi afflussi di liquidità sul mercato azionario onshore cinese nel 2018 e oltre.

EFFETTO
Analisi tecnica. 

La Borsa della Cina ha chiuso il primo trimestre 2018 con un perdita intorno al 3%, espressa in Euro, le variazioni oscillano a seconda dell'indice di riferimento.

L'Indice S&P China 500 (oggi 3.460 punti) si conferma uno dei migliori del comparto con una flessione contenuta all'1,4%, sempre espressa in Euro. A fine gennaio si è spinto sui massimi degli ultimi due anni e mezzo a 3.900 punti. 

L'indice, espresso in Dollari USA, comprende 500 tra le società a maggior capitalizzazione e a maggiore liquidità della Borsa cinese con ampio spettro settoriale. I comparti più "pesanti" sono: Finanziari al 24%, IT 21%, Consumer 17%.

Azioni. Tra i top ten (nell'immagine) ci sono nomi di spicco come Alibaba e Baidu.com. Insieme pesano per circa un terzo del totale. 

La storia (back testing) segnala che l'indice riesce a performare meglio e con una volatilità più contenuta rispetto a quella degli altri principali indici della Borsa cinese. Si consideri, per esempio, che nell'indice CSI 300 il settore finanziario (tradizionalmente più volatile della media) incide per il 35% contro il 24%.

Le azioni presenti includono anche la classe A messa a disposizione degli investitori esteri. 

Analisi tecnica. 

Graficamente, l'indice S&P China 500 ha avviato una fase di consolidamento del lungo rally rialzista a partire dai top di gennaio, compresa nel range 3.330/3.900 punti. 

Operatività. Sfruttare correzioni verso 3.300 punti per costruire posizioni sulla debolezza o, in alternativa, attendere una chiusura sopra 3.600 punti per acquisti in tendenza. Primo target 3.900/4mila punti.

Posizionare uno stop loss prudenziale al cedimento di area 3.200 punti.

S&P CHINA 500



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