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mercoledì 11 aprile 2018

Boccata d’ossigeno grazie alla Cina


I mercati dopo tanta sofferenza hanno voglia di rimbalzo e finalmente è bastato un giorno senza brutte notizie per vedere una positività diffusa, che ha consentito agli indici USA di riallontanarsi dalla media mobile a 200 giorni, testata abbondantemente per parecchie sedute dal principale faro dei mercati azionari mondiali, cioè l’indice USA SP500.
A risollevare un po’ il morale dei mercati azionari è stata l’apertura che il premier cinese Xi ha offerto a Trump in un intervento al Forum economico di Boao, una sorta di Davos asiatica.
Il premier cinese, sempre molto mansueto e cordiale, ha fatto significative promesse nel senso di ridurre gli squilibri commerciali con gli USA.

Entro un anno la Cina ridurrà i dazi sulle autovetture ed altri prodotti, rafforzerà le tutele sulla proprietà intellettuale, rendendo più difficile copiare prodotti stranieri, aprirà al capitale straniero settori importanti della sua economia, come la gestione del risparmio.
Sono promesse già fatte in passato, ma mai accompagnate ad una scadenza temporale di attuazione. Soprattutto sono promesse che vanno nella con le sue minacce ed i suoi dazi.
Il leader cinese spera così di ammansire il magnate americano, sempre più accerchiato dai problemi giudiziari e voglioso di intestarsi qualche successo politico da poter sventolare davanti agli occhi degli elettori americani, quanto mai perplessi dal suo comportamento.
Quelle di Xi sono solo parole, ma vanno nel verso giusto ed in ottica di breve periodo servono certamente ad allentare la tensione sul fronte della guerra commerciale.
Per questo i mercati questa volta hanno festeggiato all’unisono, a partire da quelli asiatici, per poi vedere coinvolti anche quelli europei, più guardinghi, a causa dei dati macroeconomici che segnalano la perdita di slancio dell’economia tedesca e di tutta Eurolandia nel complesso.
Nel pomeriggio anche Wall Street ha effettuato l’ennesimo tentativo di riportarsi a debita distanza dalla media mobile a 200 giorni, e questa volta l’impresa è riuscita, con un rialzo che è riuscito a durare tutta la seduta.

E’ stato apprezzato anche il mea culpa con richiesta ufficiale di scuse al Senato USA da parte di Zuckerberg, che spera di scrollarsi di dosso lo scandalo Datagate con la promessa di intensificare i controlli sulla privacy e con l’apertura anche a maggiori regolamentazioni, purché non esagerate.
Il titolo Facebook, con un rialzo di +4,5%, ha mostrato l’intenzione degli investitori di mettere fine alle correzione partita un mese fa e di voltare pagina.
Ma è bene non illudersi che sia tutto finito, dato che resta sul tappeto la forte tensione tra USA e Russia che in Siria vede truppe russe e americane fronteggiarsi e provocarsi a vicenda, mentre Trump pare proprio che stia pensando ad una eclatante ritorsione, magari missilistica, contro l’uso del gas che Assad avrebbe attuato contro la popolazione. 
Sappiamo che le vicende militari influiscono poco sui mercati, interessati molto più ai temi economici e finanziari, ma se si arrivasse al contatto militare diretto tra USA e Russia, avremmo una notizia decisamente esplosiva anche per i mercati.
Del resto SP500, nonostante il robusto rialzo di ieri (+1,67% per SP500, che ha chiuso a 2.657) deve ancora superare il primo ostacolo di 2.675 punti, prima di poter mostrare un segnale di inversione rialzista di breve.

E, nel giorno in cui Trump dovrebbe attuare la ritorsione contro Assad e mettere alla prova i nervi dei militari russi in Siria, non è proprio detto che lo fornisca.  
Le borse europee ieri sono salite in sintonia con il miglioramento dell’umore globale, ma hanno mostrato una maggior cautela.
Eurostoxx50 (+0,72% a quota 3.439) si è riportato in prossimità dell’area di resistenza compresa tra 3.445 e 3.475. E’ un’area che dal 7 febbraio lo ha già respinto 4 volte, condannando l’azionario europeo ad un trading range estenuante.
Analoga situazione per il tedesco Dax (ieri +1,11% a quota 12.397) che trova i suoi ostacoli disseminati tra 12.460 e 12.65.

Pare evidente che per superare queste barriere occorrerà verificare nel breve periodo una schiarita nell’umore degli investitori più ampia di quella a cui abbiamo assistito ieri.
Discorso in parte diverso per la nostra Piazzaffari, dove l’indice Ftse-Mib (+0,54% a 23.174) le resistenze che inchiodano l’azionari europeo le ha già scavalcate la scorsa settimana ed ora procede pian piano, senza farsi notare troppo, verso l’obiettivo rappresentato dai massimi di gennaio, a quota 24.000 punti.

Una schiarita globale potrebbe favorire il raggiungimento dell’obiettivo.
Quando parlo di schiarita globale mi riferisco all’andamento delle altre borse, non certo alla schiarita politica per la formazione del governo. I mercati ci hanno mostrato dopo le elezioni che la situazione di stallo politico è quella che gradiscono maggiormente.
L’ideale per loro sarebbe che non si riuscisse a formare alcun governo e si arrivasse a maggio al momento in cui le camere non possono più essere sciolte per votare in autunno. Mattarella dovrebbe varare un governo “balneare” di un anno, sostenuto da tutti, ipotesi che piacerebbe persino a Renzi, ed intanto si darebbe un calcio al barattolo del populismo, tirando a campare per un altro annetto, in attesa del salvatore Draghi.
Non sappiamo se andrà così, ma intanto, il fatto che i mercati abbiano premiato in Europa proprio la nostra borsa fa pensare che questa ipotesi stia diventando sempre meno peregrina.   
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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