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lunedì 9 aprile 2018

Ancora guai per Facebook. Ma ora trema anche Youtube


Non solo Cambridge Analyitica e non solo Facebook: lo scandalo dell'uso dei dati si allarga e chiama in causa altri grandi nomi. Ma procediamo con ordine

Il caso 


Stando a quanto riportato da Bloomberg, tra le società che avrebbero collaborato con Facebook e poi usato in maniera illegale i dati sensibili, ci sarebbero anche Cubeyou e AggregateIQ, in possesso dei dati di oltre 10 milioni di iscritti.
La prima avrebbe catalogato in maniera errata i quiz che aveva proposto sul social considerandoli come "ricerca accademica no-profit", mentre AggregateIQ ha avuto un accesso improprio ai dati degli utenti. Entrambe le collaborazioni sono state sospese ma, ovviamente, il danno è stato ampiamente perpetrato per anni.

La presenza di altri soggetti sarebbe la conferma della presenza di una pratica continuata e organizzata nella gestione dei dati degli utenti e non più un singolo incidente. A peggiorare le cose anche le ammissioni dello stesso Mark Zuckerberg, co-fondatore di Facebook, il quale recentemente ha dichiarato che, in teoria, in pericolo potrebbero essere stati i profili di tutti gli utenti Facebook e non solo quelli degli 87 milioni di profili strumentaizzati dalle società di raccolta dati.
Intanto l'attenzione si sposta a domani e dopodomani quando Zuckerberg testimonierà al Congresso per chiarire i tanti punti oscuri sulla vicenda.

I problemi di Youtube



Ma non è solo Facebook, come sopra accennato, a tremare.

Fosche ombre si allungano anche sul colosso dei video, Youtube, in mano a Google. Nel suo caso si parla di una sistematica profilazione dei dati di minorenni. Nello specifico l'azione legale che potrebbe vedere coinvolti oltre 23 studi legali e diverse associazioni a difesa del consumatore parla di una violazione del Children's Online Privacy Protection Act (Coppa), la legge federale che si occupa della raccolta dati sui ragazzi al di sotto dei 13 anni di età.
Secondo quanto reso noto dagli avvocati delle parti in causa Google avrebbe targettizzato e raccolto dati di milioni di bambini non solo senza chiederne il permesso ai genitori, ma attraendo i ragazzini con la nascita di canali dedicati specificatamente ad una fascia d'età cui per statuto dovrebbe essere stata vietata la fruizione di Youtube; infatti nel regolamento del sito si parla di un sito riservato a ragazzi al di sopra dei 13 anni ma sul lato pratico ha creato canali per fasce d'età inferiore come dimostrerebbero gli oltre 240 milioni di video per bambini molti dei quali usati da dispositivo mobile e, quindi, senza la supervisione degli adulti.
Fonte: News Trend Online

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